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A proposito della seconda edizione delle "Assise del Giornalismo e della Storia"

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Riporto, qui di sotto, il testo del mio intervento  nell'ambito della seconda Edizione delle Assise del Giornalismo e della Storia, promosso dalla rivista Reportages, diretta da Lucia Gangale (maggio 2025). Spero possa essere utile a quanti si stiano affacciando al settore dell'editoria o si pongano  come 'lettori forti'. Con un particolare riferimento ad Helgoland, pagina di recensione e letture, promossa da me ed Antonella Rosa ( https://www.facebook.com/Helg.land/ ), presente anche su IG. Il prato Editore ha dato alle stampe, nei giorni scorsi, la raccolta relativa ai nostri interventi.  Parlare di editoria al tempo dei social media non è cosa semplice. Lo sanno bene i sociologi che hanno più volte affrontato l'argomento, studiando gli effetti dell'onda virtuale che ha ormai travolto noi tutti. Una vera e propria invasione di simboli, immagini e messaggi. Si tratta di un panorama in continua evoluzione, nel quale l'editoria cerca di trovare il suo spazio ...

Quella era stata la vita

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  Quella era stata la vita. La rivedeva come da un luogo lontanissimo, sequenza di immagini sfocate; se ne stava accovacciata nel filo di luce che tagliava in due la stanza, gli occhi chiusi, senza parlare.  A Selçuk, intanto, Giovanni costruiva la sua tomba e la chiamava basilica. Di sera, quando il belare degli armenti diveniva un canto, si sedeva accanto a lei e le accarezzava i capelli. Poi ravvivava il fuoco con le mani ancora  sporche di terra, i capelli incrostati di polvere. " Madre " la chiamava " madre di tutte le madri ". Lentamente, scaricava in un angolo della casa sacchi di legumi, cicoria, fichi cotti, tarihler. Riempieva secchi d'acqua dalla cisterna e le rinfrescava la fronte. " Giovanni, siediti accanto a me " lo pregava.  Anche lui era stata la vita, assieme dalla Grecia fino all'Asia, predicando e correndo il rischio di morire, pur di  far nuove tutte le cose. " Quando finirai di costruire la tua bazilika? " gl...

Atene è per sempre

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"Vedrai, se vai ad Atene ti innamorerai della Grecia" . Così disse ad Henry Miller il suo amico Lawrence Durrell, mettendolo in contatto con il greco Ghiorghios Katsìmbalis, uomo dal fisico taurino ma con la "sensibilità di una colomba". Fu proprio l'incontro con Giorghios che consentì allo scrittore di conoscere profondamente un luogo a cui restò legato per sempre. Nel '39 Miller lasciò Parigi, dove aveva vissuto per dieci anni, a causa della guerra, e raggiunse Atene. Scoprire la Grecia fu, per lui, una vera e propria epifania. La visitò interamente. Nel suo "Il colosso di Marussi" scrisse di aver viaggiato come un "selvaggio": senza leggere nulla né approfondire, solo con la volontà di sentire il luogo, la natura e i paesaggi. D'altronde, Miller non fu il solo, a innamorarsi di Atene: Freud, che tanto ne aveva letto, arrivato nel 1904 al cospetto del Partenone, assieme a suo fratello, ebbe quasi un malore. " Per me fu come av...

Risposte

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Lezioni

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Arrivi come un'immagine sfocata, ma lo sguardo è il tuo, incancellabile. * Telefonavi senza ricordare che eravamo state assieme tutto il pomeriggio. Arrivava uno spiffero dalla porta di casa tua, il telefono era all'ingresso: me lo dicevi ogni volta, come per parlare del più e del meno, per non dirmi che eri confusa, e triste.  Avevi ancora una voce da ragazza. Mi chiedo se la dimenticherò. Poi sei crollata. Ti imboccavo, resistevi, eri in camicia da notte, mi dicesti, quando rimanemmo sole: "Sai, ho degli attimi di sbandamento, non ricordo le cose, ma vedi" aggiungesti "io non sono mai stata vecchia. Ora, sono vecchia". Una grande lezione di vita.  Non ti ho mai voluto bene come in quel periodo. Avevi dismesso i panni della madre esortante, severa. Eri fragile come forse sei sempre stata, una donna sola , così ti definiva A., che ha sempre saputo leggere le persone meglio di me.  Quando arrivi, io avverto come un suono sottile e il contraccolpo è duro. Poss...

Coloro che

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"Ciò che ho amato, l'abbia o no conservato, l'amero per sempre". André Breton Aveva ragione Breton: se abbiamo amato, non c'è delusione o risveglio che possa cancellare l'amore che abbiamo provato. Perché esso ha a che vedere solo con noi, con cio' che in noi si è attivato in quel tempo. Anzi, più abbiamo compreso di aver amato senza scopo, più quell'amore non muore, resta eternato nello spazio della nostra anima e si perpetua a ogni incontro e in ogni sguardo.

A lungo rimasi - Giuseppina Luongo Bartolini

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"A lungo rimasi a salutarti ombra che ti allontani e ti volgi timidamente a guardarmi nel vetro del vagone tra i volti i volti ripiega disperato e lontano il tuo sguardo celeste l'inafferrabile addio sradicato hanno i pini e gli abeti terra deserta mulino di famiglia moscerini e farfalle dispersi e i nidi il nulla in quel tutto".

Luz

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“All'inizio non capii, poi le immagini tornarono. Papà recise i tentacoli di netto col coltello perché a mani nude non riusciva. Sentii qualcosa di viscido scivolare dal mio corpo, mi rimase sulle cosce il segno delle ventose". “Perché non diceste nulla?”. “Non lo so. Ero caduta in acqua e non sapevo nuotare, lui si era distratto. Sarebbe andato via e lo sapeva, lo aveva deciso da chissà quanto tempo, forse è per questo che scelse di stare zitto". Estirpo le erbacce dalle connessure. Massi cubici tagliati con cura, messi uno sopra l’altro, che si restringono in cima, pietre raccolte nelle campagne, unite a formare un corpo. Mia madre, mio padre. Blocchi divelti,  scalfiti dalle intemperie: se li tocco sono ancora caldi, eppure il sole sta per tramontare.  Siamo in spiaggia, mio fratello gioca più in là, raccoglie sassi che getta nell’acqua, poi si volta a guardarmi. E’ più piccolo di me, chiede con slancio gli abbracci e li ottiene, io invece ho paura, ogni cosa mi lacera...

Mi chiamava e io ...

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Quanti numeri ho cancellato dalla memoria? Dovevo prendere un treno e già mi mancava. Sorrideva - era proprio bello, quel ragazzo che poi sarebbe diventato mio marito - ma io andavo via. Sono sempre stata quella più difficile.  Me ne sarei andata anche dopo, ma non potevamo saperlo. * E la tua voce, di sera, di mattina, la voce in segreteria, dicevi: Sono Pina.  Piano ti scollegavi dalla realtà, non ricordavi se avessi preso i soldi della pensione, dimenticavi dove mettevi le cose. Aiutami, dicevi. Proprio tu, abituata a dirigere la tua vita e a decidere per tutti, chiedevi alla pecora nera della famiglia di essere il bastone della tua vecchiaia. In quel momento ti ho perdonato e mi sono perdonata. La figlia eretica è diventata figlia davvero. Ribellarmi è stato doloroso, ma mi ha liberata. Ho iniziato a camminare nel mondo con passo leggero, i miei figli mi sono stati accanto. Due soli luminosi. Ci sono state ombre irrisolte lungo il cammino, uomini i cui numeri ho dimenticat...

Essere MADRE

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“Io mi dissolvo e tu divieni reale (…) di volta in volta ti crei in me. Non siamo vivi, ricordi ? Ma è vivo tutto ciò che hai scritto (…)”.  ♡ D.Grossman  

Detriti - Giuseppina Luongo Bartolini ~ nota critica di Francisco Soriano

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(Ringrazio il poeta Francisco Soriano per le parole dedicate a " Detriti " - raccolta di haiku di mia madre -, apparse su "Retroguardia", quaderno di critica letteraria a cura di Francesco Sasso e Giuseppe Panella). RETROGUARDIA 3.0 – Miscellanea Il verso inverso n.5: Giuseppina Luongo Bartolini, “Detriti. haiku ed altre terzine” 4 Ottobre 2023 Giuseppina Luongo Bartolini, Detriti.haiku ed altre terzine, Gazebo, 2002. pp.112 di  Francisco Soriano . Gli haiku sono bagliori, incandescenze, privazioni, silenzi, cecità. L’immagine fugace deve rendere rapida una rappresentazione: talvolta simultanea ad altre, qualche altra volta si inerpica sui sentieri dello spirito e fra le ellissi imperfette. Gualcisce fiori / la curva del tempo / nella clessidra – sono versi di emblematica e asimmetrica bellezza: nella corporeità di una clessidra, involucro del tempo che si arresta, fluisce senza conciliarsi né con il circolare moto orientale né con il lineare susseguirsi di diafra...

Per amore

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 Se è per amore, ci verrà perdonato, resteranno dopo di noi letti sfatti e città iniziate, tende schiuse, oggetti appena sfiorati e un po’ di stoviglie sporche. Se è per amore, non resterà dopo di noi il vuoto, c’è una tale innata discordanza grammaticale, il vuoto non può abitare in luoghi segnati dai nostri corpi, usciranno da essi piuttosto bambini, paesi e tutti i colori. Se è per amore, dalla nostra parte ci saranno animali, cani abbandonati. Loro ci perdoneranno l’immobilità e lo sguardo perso in qualche punto in noi. Saremo sdraiati e ci cammineranno sopra giorni e correnti. Costruiranno su di noi una città e liberi elettroni si affolleranno su di noi, ronzeranno, e i sogni, i sogni saranno nostri per sempre. Tomasz Różycki - Secondo ipnotico

Praga, tra Kafka, birra e vecchi caffè

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E così,  tornare . Quanti anni sono passati? Quindici, venti? Lasciamo fare al caso, attraversiamo strade, arriviamo alla Torre delle polveri; guardiamo la Moldava accarezzare gli argini, le piccole talpe sguazzare nel fango, osserviamo la vita lungo il fiume: ragazzi sdraiati al sole, i pedalò che scivolano lenti sull'acqua. Ponte Carlo pullula di persone, si inneggia all'Ucraina, sventolano bandiere gialle e blu. In questo modo, scopriamo una città che non ricordavamo - non così, almeno: allegra, vivace, luminosa. Abbiamo deciso di viverla attraverso i suoi caffè storici, luogo di incontro di intellettuali, poeti, artisti, o facendo sosta nelle sue birrerie tipiche.  Kafka , nelle kavarne , ci andava per incontrare gli amici, bombetta calata sul viso, incerto sulle gambe troppo esili di cui si vergognava. Svolgeva un lavoro grigio con dedizione e serietà, ebbe pure una discreta carriera in campo assicurativo. Era ambizioso, certo; ma non ricco di quella tenacia che consent...