“All'inizio non capii, poi le immagini tornarono. Papà recise i tentacoli di netto col coltello perché a mani nude non riusciva. Sentii qualcosa di viscido scivolare dal mio corpo, mi rimase sulle cosce il segno delle ventose". “Perché non diceste nulla?”. “Non lo so. Ero caduta in acqua e non sapevo nuotare, lui si era distratto. Sarebbe andato via e lo sapeva, lo aveva deciso da chissà quanto tempo, forse è per questo che scelse di stare zitto". Estirpo le erbacce dalle connessure. Massi cubici tagliati con cura, messi uno sopra l’altro, che si restringono in cima, pietre raccolte nelle campagne, unite a formare un corpo. Mia madre, mio padre. Blocchi divelti, scalfiti dalle intemperie: se li tocco sono ancora caldi, eppure il sole sta per tramontare. Siamo in spiaggia, mio fratello gioca più in là, raccoglie sassi che getta nell’acqua, poi si volta a guardarmi. E’ più piccolo di me, chiede con slancio gli abbracci e li ottiene, io invece ho paura, ogni cosa mi lacera...