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L'irrequietezza di Ransmayr - Leggere mette le ali

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Christoph Ransmayr, scrittore austriaco noto per il suo "Il mondo estremo", è uno degli autori scelti dal nostro gruppo di lettura nell'ambito della trilogia dedicata all'irrequietezza. "Atlante di un uomo irrequieto", oggetto della nostra lettura condivisa, è un testo ipnotico, i cui racconti iniziano tutti con " ho visto ". Diario, narrazione di viaggi attraverso Paesi diversi, secondo una geografia poetica che sfrutta un linguaggio fascinoso e fotografico, il testo ha suscitato in noi reazioni differenti. Io: "Trovo la sua prosa affascinante e misteriosa, forse dispersiva, qui e lì, ma le sue narrazioni rovesciano le immagini, come se l'osservazione della vita avvenisse attraverso un caleidoscopio capace di rileggerne il senso, o forse di scoprirlo per la prima volta". Gabriella Moscati: "È piu bello il tuo commento dei suoi racconti.  Li trovo molto costruiti a tavolino... la struttura seriale con lo stesso incipit ...

La quarantena al tempo delle chat #leggeremetteleali

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Vivere la quarantena ai tempi delle chat letterarie... Scriverci quotidianamente è stato (ed è), ovviamente, il modo migliore per sentirci uniti. Tra i tanti scambi di opinioni, l'ansia e il tentativo di sdrammatizzare, abbiamo scritto a lungo e ci siamo stretti, virtualmente, gli uni agli altri. Mariangela Gualtieri, in questi giorni difficili, ci ha regalato dei versi stupendi che ho condiviso in chat e che riposto qui: Nove marzo duemilaventi "Questo ti voglio dire ci dovevamo fermare. Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti ch’era troppo furioso il nostro fare. Stare dentro le cose. Tutti fuori di noi. Agitare ogni ora – farla fruttare. Ci dovevamo fermare e non ci riuscivamo. Andava fatto insieme. Rallentare la corsa. Ma non ci riuscivamo. Non c’era sforzo umano che ci potesse bloccare. E poiché questo era desiderio tacito comune come un inconscio volere - forse la specie nostra ha ubbidito slacciato le catene che ten...

"Anatomia dell'irrequietezza" secondo Leggere mette le ali

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Leggere e parlare di Bruce Chatwin al tempo della "quarantena", in questi giorni così confusi di notizie ed ansia collettiva, ha in sé qualcosa di catartico. Chatwin fu un viaggiatore compulsivo, sempre in bilico tra desiderio di fuggire e nostalgia del ritorno, capace di mettere in dubbio anche la propria identità. Un avventuriero borghese che avrebbe sfidato qualsisi veto pur di rispondere al suo desiderio di scoperta.  "Anatomia dell'irrequietezza" è il testo proposto da  Patrizia Perifano per il nostro gruppo di lettori appassionati. Al termine della lettura abbiamo, come al solito, condiviso le emozioni e le riflessioni che il testo ha suscitato in noi. Patrizia Perifano : "Chatwin scrive di cose fantastiche, di persone e cose che aprono mondi parallelli. Purtroppo  non c'è modo di verificare tutti i suoi continui rimandi... Il racconto su Max Tod è  straniante. Tod , in tedesco, significa morte". Maria Gabriella Moscati : ...

Chatwin e l'irrequietezza

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Lessi, una volta, che si viaggia per sfuggire al “primo mondo”, al rapporto col padre e con la madre. Più è stato complesso, questo rapporto, e castrante, più si va a finire nella coazione a ripetere del viaggio. Una coazione certamente liberatoria. Non so se si viaggi davvero per fuggire, o per reazione a quello che Chatwin chiamava “l'horreur du domicile", riprendendo le parole di Baudelaire. Di sicuro, la maggior parte delle persone è poi chiamata, dallo stesso istinto che la porta ad andare, a fare ritorno a casa, a ciò che necessariamente le somiglia, che la annoia e che, talvolta, smette anche di somigliarle. In “Anatomia dell’irrequietezza”, che ho riletto di recente grazie al gruppo di "Leggere mette le ali", riscoprendolo con piacere, Chatwin analizza il fenomeno del nomadismo come necessario alla felicità dell’individuo, che stanziale non è. Nello “stare" c’è la ragione del malessere, uno “stare” non solo geografico quanto, soprattutt...

"La coscienza imbrigliata al corpo", secondo Leggere mette le ali

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La lettura de "La coscienza imbrigliata al corpo", i taccuini di Susan Sontag pubblicati in Italia da Nottetempo Edizioni, a cura del figlio David Rieff, ha aperto un ricco dibattito all'interno del nostro gruppo. Alcuni di noi - tra cui la sottoscritta - sono rimasti folgorati dal testo, altri, invece, hanno provato una sensazione di rifiuto. Riporto, qui di sotto, alcuni stralci delle conversazioni avute via chat (l a chat letteraria "Leggere mette le ali" ), poi ricondivise durante l'incontro che si è svolto nei giorni scorsi e che ci ha visti molto partecipi. E' interessante riportarle perché rappresentano senz'altro il punto di vista di lettori appassionati. Ad alcuni del gruppo la pubblicazione è sembrata un'operazione commerciale, poco rispettosa dell'intimità dell'autrice. Ad altri, invece, è parso di conoscere più da vicino il mondo di un'intellettuale libera e intensa. Antonella Rosa - "Susan Sontag era una...

Tutto è fisica - Susan Sontag

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Leggo "La coscienza imbrigliata al corpo" (Nottetempo edizioni, 2019), i diari di Susan Sontag (1964/1980),  e mi ritrovo a far parte della sua vita. Mi ci perdo dentro. Avrei voluto conoscerla, frequentarla. Era bella, la Sontag. Un volto greco scolpito nel marmo, le gambe lunghe. Nei diari c'è spesso la cronaca di amori vissuti in maniera sbilanciata, che la ferivano. Era fragile, intellettualizzava il mondo per proteggersi, come se "capirlo" potesse darle l'abbrivo necessario per affrontarlo. È stata un'artista eclettica: la sua curiosità e il suo sguardo sulle cose non avevano limiti. La dominava qualcosa di irrisolto, un'inquietudine che era grande rispetto per la vita. L'ultimo amore della sua esistenza, lungo quindici anni, è stato Annie Leibovitz. È lei, l'autrice dell'ultima foto. Tra le due immagini c'è stata  molta vita: irrequietezza, dolore, passione. Ci sono state le  cadute, i brividi, le esigenze del corpo e ...

Facciamo il punto su Carver - Leggere mette le ali

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Stasera il nostro gruppo di lettura fa il punto su Raymond Carver, padre del minimalismo e della narrativa in forma di racconto, scomparso a soli 50 anni nel 1988. Carver è stato scelto su suggerimento di chi lo ha letto e approfondito prima di noi, il nostro Nunzio Castaldi. Oggetto della lettura è stato "Da dove sto chiamando", l'autoantologia voluta dallo scrittore poco prima della sua morte. Carver è, a mio avviso, un autore ineludibile per chiunque voglia tentare la strada della scrittura. Puntuale, freddo, rigoroso, narra i fatti della vita così come sono, inesplicabili al loro apparire, parte di un disegno apparentemente senza senso. Gabriella   Moscati si domandava quale fosse la differenza tra il suo stile e quello imposto dall'editor (il famoso Gordon Lish), che ne rimaneggiò drasticamente i racconti, modificandone talvolta anche il titolo (per un approfondimento: https ://www.criticaletteraria.org/2015/08/principianti-di-raymond-carver-einau...

La memoria secondo James Salter

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Leggere è pura passione, qualcosa che ha a che fare con l'esistenza stessa, con tutto ciò che ha significato. "Quello che so della mia vita l'ho appreso dai libri", scriveva Sartre, ed è profondamente vero. Si possono amare autori diversi, con stili differenti, apprezzandoli per ragioni sconosciute. Io amo molto James Salter. Il suo stile é perturbante, i suoi romanzi sono sempre una rivelazione, per me, eppure non ne ho mai parlato sul blog. Tocca talmente tanto le mie corde che cerco di tutelarmi col pudore, forse. Sto leggendo "Bruciare i giorni", la sua autobiografia, e, come sempre, i suoi dialoghi frammentati, la purezza della parola, le frasi senza verbo, affidate solo ai sostantivi e agli aggettivi, mi commuovono. Salter è elegante. Non ha la pretesa di descrivere, nuda e cruda, la vita, almeno non come farebbe un Carver o un Philip Roth. Nei fatti della vita si muove una sorta di magia, un fiume sotterraneo che lo scrittore individua...

"L'animale morente" di Philip Roth, secondo Antonella Rosa

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"Consumami il cuore: malato di desiderio / e avvinto a un animale morente / non sa più cos'è / e accoglimi / nell'artificio dell'eternità". Il bel titolo del libro trae spunto da alcuni versi del "Byzantium" di W. B. Yeats.  Il professor Kepesh e le sue ossessioni erotiche. Il dominio sul corpo, la sottomissione al corpo, il tempo che (s)fugge, la lussuria come merce di scambio per non sentirsi soli, l'amore come malattia, il sesso come antidoto alla morte, masturbazioni ritmate da sonate classiche e grandi romanzieri. È un monologo con la propria coscienza, quello che Roth costruisce con questo romanzo, una fragilità emotiva che va a braccetto con la perversione di "sentire l'intensità di ogni ultima grazia perduta. Di essere vecchio, ma in un modo nuovo".  Sullo sfondo, la questione politica americana e cubana, solo sfiorata, mai approfondita.  Roth non mi cattura, mi annoia a tratti, tuttavia il finale non mi l...

Gabriella's home

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E' un po' di tempo che condivido con alcuni amici ed amiche tante riflessioni sulla lettura. Leggere da soli non è sufficiente, non lo è affatto e ne sono sempre stata convinta. Occorre rileggere assieme e cercare, con umiltà, spunti che non avevi afferrato. Comprendi allora come la pagina scritta, nel momento in cui fa i suoi passi nel mondo, non sia più di nessuno e di come, al contempo, appartenga a tutti. Può essere plasmata e vissuta in modo differente a seconda di chi vi si avvicini. Gabriella è un'amica del gruppo e trascorre gran parte delle sue estati in una villa che è, di per sé, un mondo. E' una casa adatta a chi legge, un luogo, come dice lei, in cui 'to stay' . Da Gabriella (appassionata lettrice, grande gusto, preciso senso della bellezza), ci sono quadri, foto di viaggi, ricordi di famiglia, cappelli di paglia, cesoie per fiori da recidere, grandi vasi nei quali raccogliere la lavanda. Una pergola carica dei rami di un glicine trente...