Passa ai contenuti principali

Marialaura Simeone e gli Amori letterari


Marialaura Simeone, scrittrice, dottore di ricerca in Comparastistica, grandi occhi azzurri e un sorriso spiazzante.
Poche parole per descriverla, ma bisognerebbe anche aggiungere che è una gran bella ragazza, dolce e decisa, educata, riservata.
Anche a lei un'intervista tutta declinata 'al femminile', in occasione dell'uscita del suo "Amori letterari", edito da Franco Cesati. Un libro da leggere, frizzante e profondo, corredato di foto e di rapidi passaggi tra i tanti amori 'artistici' che la letteratura ricordi.





Gli scrittori fanno coppia. Succede...Ma perché, secondo te? Cosa davvero riesce a tenere insieme persone così particolari e di ingegno? E cosa le ha divise, quando questo è accaduto?

- C'è quella frase famosa di Conrad a proposito della scrittura: “Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?”. Uno dei motivi, anche se può sembrare banale, è la condivisione di uno stesso modo di vivere che permette l'un l'altro di comprendersi meglio. Poi c'è il fatto che molti degli incontri si siano consumati in ambienti letterari, come per Merini e Manganelli, che si incontravano nel cenacolo di Maria Corti o di Serao e Scarfoglio, conosciutisi in redazione. Altre volte alcuni degli scrittori erano spinti a cercare l'altro per una similarità di visioni poetiche: è il caso di Rilke che scrive a Lou Salomé o di Browning alla Barrett o di Sibilla Aleramo a Campana. Altre volte non voglio dire sia una situazione di comodo, ma c'è sicuramente uno dei due a giovarne. Penso alla Spaziani che già scriveva poesie, certo, ed era anche direttrice de Il dado, una rivista letteraria piuttosto importante ma, senza Montale, probabilmente le sarebbero mancate le immagini poetiche migliori. O a Virginia Woolf che senza il supporto del marito non avrebbe sopportato il peso della sua anima così fragile e non ce l'avrebbe fatta a scrivere quello che ha scritto. O ancora alla Pivano: se Pavese non le avesse aperto le porte della letteratura americana (ma più prosaicamente dell'Einaudi) non credo che sarebbe diventata la traduttrice che è stata. Alcune sono riuscite a trovare la forza proprio nella comune attività, anzi la relazione ne è uscita rafforzata. Vale per i già citati Serao e Scarfoglio (anche se poi si sono lasciati) e per i Woolf, come per Sartre e Simone De Beauvoir, che trovavano nel dialogo costante e nell'impegno sociale culturale politico comune, i motivi delle loro opere. Altri non hanno resistito al richiamo dell'ego e la competizione li ha rovinati. È il caso di Scott e Zelda Fitzgerald o di Colet e Flaubert.

Com'è nata l'idea di raccontare queste storie, così note eppure sempre tanto 'segrete'?

- La prima idea del libro era innanzitutto quella di un saggio accademico. Avevo intenzione di concentrare l'attenzione sul rapporto di alcuni autori con le loro muse che, con la loro presenza così importante nella produzione degli autori, sono assurte quasi al ruolo di creatrici delle loro opere. Pensavo in primis alla coppia Pirandello-Marta Abba, ma anche a Montale e alla Spaziani, a Calvino e alla De Giorgi. Mentre iniziavo la ricerca, però, è stata lanciata dalla Franco Cesati Editore, con cui avevo già pubblicato (Il palcoscenico sullo schermo. Luigi Pirandello: una trilogia metateatrale per il cinema), la collana Ciliegie, che coniuga contenuti accurati a un intento divulgativo, con una grafica molto particolare. Allora ho ripensato il libro in direzione non più accademica ma, appunto, divulgativa. Trattandosi di amore ho pensato che l'aspetto di rivista illustrata sarebbe stato un abito in cui potersi muovere meglio, così come l'impaginazione, che alterna il racconto delle storie alle citazioni degli autori. Alla base c'è sempre la ricerca di testi, lettere, interpretazioni critiche, quello che cambia è il modo in cui vengono messi insieme e raccontati i materiali. Il tema si è trasformato, non più le muse ma le scrittrici, pari o talvolta superiori ai loro colleghi scrittori che, con loro hanno incrociato i destini letterari. Ho cercato nella memoria coppie che avevo già incontrato. Ho pensato subito a Sartre e De Beauvoir che diversi anni fa avevo letto insieme proprio per vederne le reciproche influenze. E poi sono saltati fuori Aleramo e Campana, Rimbaud e Verlaine, Plath e Hughes. Autori che in momenti diversi avevo amato e letto anche attraverso le loro biografie. Il caso ha giocato a favore di altre coppie. Da mesi avevo sul comodino le lettere di Rilke e Salomé, nel reparto usati di una libreria di Firenze ho scovato le lettere di Tagore e Ocampo e di Barrett e Browning. Della Vivanti mi stavo occupando per un saggio breve e mi ero imbattuta nella storia con Carducci. Su Miller e Nin ho trovato tutto il materiale utile, compreso La casa dell'incesto,  romanzo surrealista della scrittrice di cui sapevo poco, addirittura in un appartamento preso in affitto per le vacanze. Il bello della ricerca è questo: l'idea iniziale viene ampiamente modificata e si nutre delle stratificazioni del tempo, delle letture che ci capitano sotto gli occhi in quel determinato momento e e degli stimoli più diversi.

Nella foto, Marialaura Simeone

Hai accennato alla grafica del tuo libro , "Amori letterari", molto accattivante. Hai scelto tu, personalmente, le foto dei protagonisti? Sembrano veramente attinenti: poche immagini per raccontare lunghe, profonde, spesso doloranti incontri.





- Columbano, editor della Cesati dal 2011, davvero fenomenale! Della collana fanno parte altri tre volumi Menù letterari, Le parole della moda e Il dimenticatoio. Vi invito a dargli un'occhiata. Per le foto del mio libro io ho scelto le mie, Silvia le sue e le abbiamo messe insieme. Anche la ricerca delle immagini è stata un'operazione divertente. Sicuramente, come tu dici, sono utili a restituire la realtà di quegli incontri. Anche perché il libro vuole restituire il lato umano oltre che letterario dei personaggi.


La storia che ti ha colpito di più, e per quale motivo.

- Eh... ogni storia ha qualche elemento particolarmente interessante. Spesso sono portata a rispondere quella di Sylvia Plath e Ted Hughes perché è evidente quanto il talento dei due scrittori sia venuto fuori grazie all'amore e come poi lo stesso amore si sia rivelato rovinoso per entrambi. Lascia proprio l'amaro in bocca la loro storia. Dal lato opposto abbiamo il bellissimo lieto fine per la coppia Barrett-Browning: una donna che vive reclusa in casa, ammirata per i suoi versi dal più giovane Robert, lui che le scrive una prima appassionata lettera e lei che acconsente a una fitta corrispondenza e poi a un incontro e a un altro... Fino alla decisione di sposarsi e di fuggire dalla grigia Inghilterra alla volta della solare Italia. Ma non sono da meno altre storie: l'amore, seppure a senso unico, di Pavese e Pivano ci restituisce uno scorcio dell'Italia della guerra, lo stesso vale per Moravia e per la Morante, tra l'altro due giganti della letteratura. La più emblematica all'interno del libro è forse quella tra Merini e Manganelli. Non a caso è una frase dell'autore ad aprire il volume: “L'amore è un eccellente combustibile per alimentare il malessere che può condurre alla letteratura. L'amore è la più importante matrice di menzogna e la menzogna la più importante matrice di mondi.”

Dicono di te, nella seconda di copertina, che ti anima il 'furore d'aver libri'. Da dove nasce questa passione, secondo te?

- Ho iniziato a leggere libri appena sono stata capace di ... leggere. Non ricordo un momento della vita in cui non ne sono stata vorace divoratrice. Avrà inciso anche la “biblioteca” di famiglia: nella mia stanza di bambina, vicino al letto, al posto dei giocattoli erano stati messi dei libri che non avevano trovato spazio altrove. E così a 12 anni avevo già letto tutto il Naturalismo francese e Guerra e pace. Poi li ho dovuti rileggere “da grande” per capirli veramente! Indubbiamente il liceo è stato fondamentale in questo percorso. È un momento delicato dove si può mettere tutto in discussione, ma mai come allora mi ha aiutata. Come affermato da Pennac: “Un libro ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso”. Nelle scuole si dovrebbe promuovere maggiormente la lettura, credo possa avere davvero un potere terapeutico per le insicurezze e le ansie dell'adolescenza. Oggi, dunque, il mio lavoro coincide con una passione che trova le sue origini lontano. Per me leggere, così come studiare, è ancora estasi pura, e non è un'iperbole!

Da blogger, so quanta cura ed impegno richieda un blog. Parlami del tuo...

- “Improvvisi. Scrittrici e Scrittori in 500 caratteri” è stata un'idea partorita in una notte insonne! Gli ultimi mesi mi hanno regalato il tempo di leggere come non mi capitava da vent'anni forse. Quindi avevo tutte queste frasi belle nella mente che da qualche parte dovevo fermare. E non c'è niente di più bello che condividere i pensieri, gli aneddoti che ci colpiscono. E poiché sul web corre tutto troppo veloce, allora ho pensato di catturare un potenziale lettore in soli 500 caratteri. Tutti possono avere il tempo di leggerli, la curiosità poi deve fare il resto e convincere a fermarsi ogni tanto per dedicarsi a un buon libro. Non è un caso che il blog sia nato in contemporanea alla genesi di “Amori letterari” che è un volume che vuole sopratutto incuriosire sui testi degli autori raccontati.





Prossimi progetti.

- Diversi! Mentre scrivo un libro penso sempre già al successivo. Da “Amori letterari” ne nasceranno almeno due. Ma è ancora tutto troppo in fieri per poter svelare qualcosa. E poi non so quanto ci metterò a scriverli :). 


Per chi volesse seguirle più da vicino, Marialaura è, come detto, anche qui:  https://500caratteri.blogspot.it/ .

Un'altra bella immagine di Marialaura

Commenti

Post popolari in questo blog

Vanni Miele, un musicista eclettico (e, soprattutto, un amico)

A Vanni mi lega una lunga amicizia, basata su interessi comuni, empatia, stima immutata. È un musicista eclettico, una persona misurata e intelligente a cui voglio un gran bene. Abbiamo messo in piedi, assieme, spettacoli multisensoriali e sperimentato percorsi artistici innovativi. Per un lungo periodo abbiamo fatto coppia fissa in progetti dedicati al teatro e alla commistione tra immagini, suoni e parole.
Ho voluto dedicargli un'intervista che meditavo da tempo e che ha a che fare con il percorso che lo riguarda, quello fatto finora ma anche i progetti futuri, e con la libertà che il cammino creativo richiede.

Parlaci dei tuoi inizi.

"Sin da piccolo sono stato attratto dal suono. Ho sempre giocato con il suono. L’ho imitato, dapprima semplicemente, come può fare un bambino, poi l’ho registrato e in seguito ho cominciato a metterlo in relazione con altri suoni, con l’ambiente e con il movimento. Studiare musica ha rafforzato questo mio interesse. Ho constatato quanto, fra gli …

"Minchia di mare", il nuovo romanzo di Arturo Belluardo

Conosco Arturo Belluardo dagli anni dell'Università. Lui, un brillante studente di economia, io una smarrita matricola iscritta alla facoltà di giurisprudenza, 'anima vagula blandula', come si divertiva a chiamarmi lui, persa com'ero nei meandri della L.u.i.s.s.
E' prossimo all'uscita il suo "Minchia di mare" (Elliot Editore) che, a breve, avrò il piacere di leggere. Gli ho rivolto qualche domanda, per questo filo tra di noi che non si è mai interrotto, fatto di scambi di libri, lunghe telefonate, incontri nei vicoli di Napoli (ricordi, caro Arturo, com'erano piccoli i nostri ragazzi?).
Abbiamo in comune l'amore per la parola scritta e per la lettura, io e Arturo. Lui vive nella capitale e scrive da sempre. E' arrivato il momento di confrontarci su questo.





Come nasce la passione per la scrittura, in un bancario come te? 

La mia passione per le storie, siano esse scritte, disegnate o filmate, nasce da prima che iniziassi a lavorare, quindi…

La comunista (Francesca Spada)

Quando lessi 'Mistero napoletano', di Ermanno Rea, riuscii a capire meglio il comunismo napoletano degli anni della guerra fredda. Molti di voi conosceranno questo bellissimo libro, opera di uno scrittore che usa le parole in modo meraviglioso ancora oggi e che non ha mai perso il suo rigore. Lì, tra quelle pagine, inciampai in Francesca Nobili. Musicista, docente di filosofia, ribelle per indole, giornalista dell'Unità (si firmava Francesca Spada): un personaggio da film. L'immagine del romanzo era filtrata dalla penna di un uomo che l'aveva conosciuta bene e che doveva averne sperimentato su di sè tutto il fascino controverso. Mi sarebbe piaciuto - l'avevo detto a un caro amico che mi aveva regalato 'Mistero napoletano'- scrivere una storia su di lei, dandole un volto. Difficile reperire immagini di Francesca in rete. Anzi, impossibile. La immaginavo ardente, intensa: scura di capelli, forse. In libreria, qualche giorno fa, un volto mi ha attratto, ir…