La trattativa, di Sabina Guzzanti: il cinema al servizio della verità

Ci vuole coraggio per sceneggiare, girare e produrre un film come 'La trattativa'.
E serve coraggio anche per vederlo: uscendo dalla sala, dopo due serratissime ore, ero come inebetita.

La locandina del film


'Il Giornale' ed altri quotidiani di 'destra', hanno ovviamente screditato la pellicola di Sabina Guzzanti, definendola un "flop".
Su 'Il fatto quotidiano', invece, ci sono - reperibili anche on line , vedi sotto - degli ottimi articoli dedicati a questo film. Infatti qui, più che gli incassi, conta la portata riflessiva dell'opera, per il quale era stato chiesto un contributo ministeriale mai concesso.
Pochissimi i personaggi della politica italiana degli anni '90 - ma molti sono ancora in auge o manovrano dietro le quinte - che ne escono bene.
"Ogni parola della sceneggiatura", ha sottolineato la Guzzanti, "è stata controllata 1670 volte".
Ma c'è chi ha minacciato querele.

Una bella immagine di Sabina Guzzanti


Nel film si ribalta il ruolo di Dell'Utri: da braccio destro di un leader di partito a mente di tutta l'operazione. Come sale al potere un ricco imprenditore? Come riesce a fare la scarpe ai vari establishment di partito?
Anni fa mi capitò di assistere ad una trasmissione condotta da Carlo Lucarelli, in cui si asseriva che la mafia aveva smesso di fare attentati perchè s'era insinuata nelle istituzioni sotto forma di partito.
Il film della Guzzanti spiega come questo è accaduto e chi siano (ancora) i protagonisti della 'farsa'.

E, infine, un'altra domanda sorge spontanea: dov'era la sinistra, mentre si faceva scempio dei valori e di questo nostro Paese?

Per chi volesse saperne di più:

http://www.blitzquotidiano.it/rassegna-stampa/marco-travaglio-sul-fatto-quotidiano-caselli-1967118/

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