Spiga Bruna: quando la pasta è BIO

In nomen omen, amavano dire i latini. E il detto, per Rosa Viola, di professione imprenditrice, è quanto di più concreto possa esistere. Abbiamo visitato, nell’ambito delle Giornate p’artigianali (organizzate dal GAS Arcobaleno sul territorio beneventano con artigiani, contadini, negozianti indipendenti e consumatori responsabili), la sua azienda, SpigaBruna Bio. In un assolato week end di luglio, Rosa ci ha accolto nella sua casa con un’energia e un entusiasmo che solo dalla natura – dall’erba, dal vento, dalle rose e dalle viole – possono venire. Nascosta nel verde sulle colline di Pietrelcina, aperta su una veduta talmente bella da togliere il fiato, la casa dove vive non è distante dall’azienda in cui produce, da circa dieci anni, grano incontaminato e biologico. Parliamo dell’antica varietà di grano Senatore Cappelli, dalla cui molitura non viene eliminato il germe di grano, la parte più viva del chicco, così ricca di vitamine e oligoelementi.
Nella maggior parte delle paste tradizionali, vendute nell’ambito della grande distribuzione, ossia nei supermercati, questo elemento viene sacrificato per dare al prodotto una durata maggiore, a scapito della qualità del consumo. Ma pochi lo sanno. L’essiccazione della pasta Spiga Bruna avviene lentamente, a bassa temperatura: questo le consente di tenere bene la cottura e di avere un sapore eccellente (per avere notizie dell’azienda, si consiglia di visitare il sito www.spigabrunabio.com). Oltre al Senatore Cappelli, Rosa coltiva anche il Gentilrosso, grano antico, maggiormente proteico e molto digeribile. Nel corso della visita, la nostra amica ci ha parlato di sé, dei suoi progetti e di come abbia lasciato il suo lavoro kafkiano per dedicarsi a un grande sogno. Ad ascoltarla si capisce subito quanto sia colta, poliedrica: quando parla trascina, passa da Dante – col suo ‘sentiero della rosa’ – alle pratiche di meditazione. E ci regala una meravigliosa seduta di yoga nel boschetto che domina la collina. Solo cicale, e il rumore del vento, per condurci lungo un percorso di riappropriazione di sé.
Nella foto, Rosa Viola
La sua casa è piena di colori e di rimandi alle pratiche e ai segni della grande tradizione mistica orientale. Perfino i mosaici del pavimento riprendono i simboli cari ai taoisti, ai buddhisti: lo yin e lo yang, per esempio, la teoria degli opposti secondo la filosofia cinese. Molti di quei mosaici Rosa li ha creati con le sue mani, tagliando una a una le pietre: perché si tratta di qualcosa di molto diverso da un semplice elemento di arredo. Anche il meraviglioso calorifero che vedo sulla tromba delle scale è a sei braccia, perché, come dice lei, “ricorda i candelabri della tradizione ebraica”. Ripenso alla Torre di Jung, a Bollingen, al di là del lago di Zurigo: il grande psicanalista costruì per sé una casa che rappresentasse la sua crescita psichica. Così, credo, ha voluto fare Rosa: nella sua casa c’è lei, il percorso che ha compiuto, quello ancora da compiere.
La cucina, calda e accogliente, è stata decorata con piastrelle dipinte a mano dalla proprietaria assieme a un’amica (l’artista Grazia Romano): la creatività, si sa, è il segreto per vivere una vita degna. La visita ai vitigni, lungo quella che lei ha chiamato la via dei carciofi, è stata interrotta da un pranzo e da momenti colloquiali intensi, pieni di significato. Molti dei prodotti presenti in tavola vengono dalla terra di Rosa: l’olio, i pomodori, naturalmente la pasta.
Un momento della giornata
Credo che Rosa Viola abbia avuto sempre presente, per se stessa, un’idea di anti-destino e che abbia cercato di tradurre le sue visioni in fatti concreti: la sua pasta e la sua farina (ma anche il farro!) sono certificati come biologici, con marchio ICEA. La cura, la dedizione, la coerenza e l’onestà con cui Rosa sa mettersi in gioco sono ammirevoli. Con lei, nella sua azienda, si parla di progetti eco-sostenibili, di qualità del prodotto, di ‘avere a cuore il mondo’, tanto per citare le parole di una cara amica, Carmela Longo. Imprenditrice piena di idee innovative, Rosa, dall’alto della collina di Pietrelcina, sente il mondo come un dono, da coltivare ‘in purezza’, come il suo grano dallo stelo alto.
(Le foto sono di Alessio Masone e sono tratte dal sito www.artempori.it)

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