La recensione di Monica Florio al mio 'Amata nobis'

Ispirandosi al personaggio, realmente esistito, di Bellezza Orsini, la scrittrice Tullia Bartolini ha liberamente rivisitato la figura di questa erborista processata dalla Santa Inquisizione per stregoneria, ritraendola come una donna coraggiosa e anticonformista, invisa ai potenti e alla Chiesa per le sue doti di guaritrice. Senza avere l’intenzione di scrivere un romanzo storico, l’Autrice ha saputo ricreare l’atmosfera del periodo, un cinquecento dominato dall’ignoranza e dalla superstizione, che diffidava delle donne ritenendole creature del demonio. La vicenda di Bellezza Orsini è raccontata dal vicario Marco Callisto di Todi in un memoriale nel quale l’uomo, ormai in punto di morte, ricostruisce quei fatti di cui fu testimone oculare e, al tempo stesso, giudice. Ed è a questo domenicano, spietato nel tutelare l’immagine della sua Congregazione, che è affidato il compito di ricostruire quanto avvenne, secondo un percorso circolare che caratterizza la struttura del libro.
Attorno a Bellezza ruotarono uomini privi di una forte personalità: il nobile Camillo che, pur disperandosi della sua cattura, non intervenne per salvarla, il figlio Jacopo che le fu sempre estraneo ma l’aiutò a redigere l’autodafé e Tommaso, il tormentato parroco di Monterotondo che la consegnò alla giustizia e, successivamente, la sottrasse al rogo. I rapporti con le donne furono spesso ostacolati dalla competizione e dalla gelosia: la storpia Caterina, perpetua di Tommaso, fu una sua acerrima nemica al punto da deporre contro di lei, mentre Lucia le fu complice e amica, insegnandole a cucinare mentre era a servizio presso i conti Orsini. Considerata un pericolo per la collettività, Bellezza Orsini pagò con la tortura l’orgoglio di saper leggere e scrivere, cosa inusuale per una donna di umili origini, e di aver salvato con le sue erbe quei tanti che la medicina ufficiale, allora praticata dagli uomini, non era riuscita ad aiutare. Le sorti di quest’eroina così in anticipo sui tempi in cui visse restano nel vago: riuscì veramente a fuggire dalla capanna in cui Tommaso la teneva prigioniera? Anche il rapporto con il frate è ambiguo: come un carceriere la teneva legata a sé per proteggerla o per dominarla? Ambientato in un contesto storico tra i più chiusi che si possano immaginare, “Amata nobis” è un romanzo non dogmatico caratterizzato da un finale aperto che conferisce una nota di mistero alla narrazione, sorretta da una prosa fluida e incisiva. La citazione: “Aveva un bel corpo, disse: lo sapeva perché si era sentita sempre desiderata. Offrirlo nudo alle torture e ai nostri sguardi fu la sua vendetta, la sua ultima seduzione, amata nobis, amata da noi tutti”.

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