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La porta sulla luna, di Cinzia Caputo

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  “Apollo Tu sei l’uomo cattivo, hai bello il volto (direi perfino buono). Veloce dentro il letto, sibili e mordi, fai un po’ come Apollo. Naso, lingua e denti – non sono sicura – mirano al gioco o al collo?”   Poesia femminile per eccellenza, questa di Cinzia Caputo , che taglia e accarezza e soffre l’intensità della vita. Che conosce gli uomini e le donne e gli amori "senza ritorno" che invece sempre tornano, dato che sono iscritti nel codice dell’anima. “Quel che deve accadere, accadrà/poiché è già accaduto”, cantava Franco Battiato in una canzone che ascoltavo proprio l’altro giorno mentre tenevo, tra le mani, il testo di Cinzia: una sincronicità che mi ha commossa. I versi della Caputo usano il Mito e lo trasfigurano, sanno leggere nei segni e decifrarli come marchi fatali. Sentono l’infinito e quanto, il fuori, possa essere “stretto”;   scoprono con ardimento il mondo perché, come Orfeo, sanno correre il rischio di voltarsi a "guardare”. *...

Varsavia: cosa vedere in un weekend

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Siete mai stati a  Varsavia ? 😀 Emblema di resilienza, coraggio, umiltà, capacità di risorgere dalle proprie ceneri, la capitale della Polonia è una  città bellissima.  Tra i luoghi più vivibili d'Europa, vanta un centro storico curato e molte attrattive (tra cui la  Città Vecchia , col suo reticolo di vicoli suggestivi, che invita a rilassanti passeggiate). Percorrendo la Strada Reale, si giunge alla splendida  Piazza del Mercato , la Rynek Starego Miasta, patrimonio Unesco sin dal 1984. Luogo di ritrovo per abitanti e turisti, questa piazza fu rasa al suolo dalla furia nazista dopo l’insurrezione del 1944, che finì in un bagno di sangue. Vanta origini medioevali ed edifici variopinti ed è stata interamente ricostruita nelle fattezze e nei colori originali, anche grazie ai dipinti di Bernardo Bellotto. Il  Museo di Varsavia,  che sorge proprio in questo luogo, raccoglie testimonianze della vita della città sin dalle origini: quadri, sculture, abiti e...

La 'mia' Borgogna in sette giorni

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Castelli, abbazie, chiese medioevali, villaggi, fiumi... Siamo in Borgogna!  Prati curati, strade provinciali senza una buca, impossibile vedere immondizia a bordo carreggiata... cura del territorio,  amore per la propria storia. Proprio quel che, ormai, manca a noi! 💖 I bar aprono alle h.10,00, e così le panetterie, i negozi. Le attività chiudono presto (alle h.20,00 i paesini si svuotano). Poca vita, sparuti passanti, aria sonnacchiosa, silenzio, rumore di passi sull'acciottolato. La Borgogna è natura, ritmi slow . Ci si alza tardi, si vive una vita semplice: a settembre si vendemmia, sono tutti nei campi, i locali e le attività in pausa. A Tonnerre, nella chambre presa in fitto, mi sono tornati alla mente i libri letti quando ero poco più che una bambina: le fanciulle con le ciliegie sulle orecchie, i parati a fiori, le stanze riscaldate dal sole. Ma anche la casa dei miei in campagna, la vita che avrebbe potuto essere, se mia madre fosse stata stanziale ; i filari d'uva n...

Salonicco, Sythonia, Pella e Verghina: cosa vedere in una settimana

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A un’ora e mezza di volo da Napoli, Salonicco , luminosa e bellissima nel punto in cui si apre su Piazza Aristotele, si stende placida sul mare. Lambita dai flutti, ama la vita godereccia: le meduse affiorano sul pelo dell’acqua, mentre le auto sfrecciano veloci, in corsa verso qualche dove.  I turisti provano a sfuggire al caldo sorseggiando i loro caffè americani, seduti, come noi, dinanzi ai bar che costeggiano il lungomare. Città multiforme, contraddittoria, ricca di vestigia Unesco, Salonicco viene definita ‘la città che non dorme mai’: pigra, ama però la movida e il divertimento. Capoluogo della Macedonia centrale, seconda città della Grecia per numero di abitanti, punto nevralgico per i trasporti del sud-est dell’Europa, fu fondata dal marito della sorellastra di Alessandro Magno. Segnata da sempre da una storia di invasioni, dominazioni e rinascite, oltre che da influenze bizantine e musulmane, è araba ed europea al tempo stesso. Il centro si gira a piedi, ed...

Così Tolstoj fugge

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  Così Tolstoj fugge e la sua fuga, all'inizio, è solo il moto disordinato di chi non ha più nulla da perdere; ha paura dei treni, lo spaventano, ma non c'è altra scelta.  Col suo medico personale e la figlia Sasă, esce di casa e controlla, nel freddo di ottobre che avvolge la tenuta di Jasnaja Poljana, che la carrozza sia pronta. Hanno preparato i bagagli in fretta e in silenzio, perché lei - la pazza - non si accorgesse della fuga. Non è più questione di anni. E' l'idea, ferma, di voler vivere i giorni che restano, le ore più prossime, nel modo che desidera. Lontano dal matrimonio; dalle gelosie, dagli editori, dai lasciti testamentari, dai diritti d'autore. Lo ha scritto: la sua letteratura appartiene all'umanità intera. Ha disgusto di sé, ormai, orrore di ciò che è stato: delle contadine prese nelle isbe, in fretta e di nascosto; del suo corpo. Disgusto per ciò che da tempo percepisce del mondo: si ripete, mentre sale sulla carrozza, che l'importante è ...

"Il gusto di una vita" di Iaia Caputo

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"La memoria è inconsolabile. Perché nel rievocare un sapore, un odore, un suono del passato giunge la consapevolezza di averlo perduto, e perduto per sempre". . . . 🥘 Ricostruire il passato attraverso il gusto. È ciò che fa Iaia Caputo in questo bel libro nel quale la memoria è anche Napoli: con le sue strade e le piazze, l'odore del sugo la domenica, gli sciù, le discese a mare. La "cerimonia del cibo" è capace di creare depositi, ricordi che sanno di pane e di accoglienti vicini di casa, di attesa e nostalgia. ✍ "Il gusto di una vita" è un testo che avvolge il lettore. Intenso è il ricordo dell'imprevedibilità dell'infanzia; del padre di Iaia, elegante e risoluto, morto troppo giovane; della madre, chiusa nel cerchio affannoso e consolatorio della "casalinghitudine". Quest'ultimo, termine caro all'indimenticata Clara Sereni, che la Caputo cita, infatti, in esergo. Perché, "Il gusto di una vita", non è solo un ...