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Tu resti qui

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Mia madre deve aver intuito. “E insomma, cosa fai? Frequenti fantasmi?” mi ha detto domenica mentre lavavo i piatti in cucina e pulivo i ripiani, facendo ordine nel caos delle sue cose. In quel momento, lei stava ricordando gli apparecchiuzzi che sorvolavano la città durante la seconda guerra mondiale, gli alleati che bombardavano e distruggevano il centro storico per colpire i nemici in fuga. Mi è parso dunque molto strano che i suoi ragionamenti fossero stati interrotti da una simile domanda. Non ho avuto argomenti per risponderle. Era così perfetta, la descrizione della mia vita sentimentale, che mi sono limitata a darle un bacio sulla fronte. Nel ribaltamento dei ruoli che ci riguarda, abbiamo scoperto la tenerezza. Si abbandona ai miei slanci affettuosi, proprio lei, la donna distante che era abituata a dirmi sempre: “Cedi troppo spesso al tuo temperamento”. Ho realizzato tardi di aver avuto genitori anziani che non avevano né la forza, né la voglia, di giocare con me. ...

I vagabondi, di Olga Tokarczuk

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Conobbi Olga Tokarczuk, premio Nobel per la letteratura nel 2018, leggendo il suo "I vagabondi", titolo italiano dato al quasi intraducibile "Bieguni": si trattava di una raccolta di racconti sul senso del viaggio o, meglio, sullo "spostamento/spaesamento" del viaggiatore. "I racconti hanno una specie di inerzia propria" scriveva l'autrice "che non si può mai controllare fino in fondo. Richiedono gente come me, insicura, indecisa, facile da sviare, ingenua". La distanza che il viaggio crea, rispetto al quotidiano, può darci risposte sul nostro essere al mondo o, quanto meno, aiuta a porci delle domande. Lo spostamento è vita, rompe lo schema, la ripetizione, la contabilità ordinata dei giorni. "Più pause nello spazio, e quindi più luoghi sperimentiamo, più il tempo scorre in modo soggettivo". Lo spazio di cui l'autrice ci narra è soprattutto un luogo mentale che nasce dall'osservazione e dalla riscrittura dei ...

L'irrequietezza di Ransmayr - Leggere mette le ali

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Christoph Ransmayr, scrittore austriaco noto per il suo "Il mondo estremo", è uno degli autori scelti dal nostro gruppo di lettura nell'ambito della trilogia dedicata all'irrequietezza. "Atlante di un uomo irrequieto", oggetto della nostra lettura condivisa, è un testo ipnotico, i cui racconti iniziano tutti con " ho visto ". Diario, narrazione di viaggi attraverso Paesi diversi, secondo una geografia poetica che sfrutta un linguaggio fascinoso e fotografico, il testo ha suscitato in noi reazioni differenti. Io: "Trovo la sua prosa affascinante e misteriosa, forse dispersiva, qui e lì, ma le sue narrazioni rovesciano le immagini, come se l'osservazione della vita avvenisse attraverso un caleidoscopio capace di rileggerne il senso, o forse di scoprirlo per la prima volta". Gabriella Moscati: "È piu bello il tuo commento dei suoi racconti.  Li trovo molto costruiti a tavolino... la struttura seriale con lo stesso incipit ...

Augustus, di John Williams

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Mia sorella me ne aveva detto un gran bene, "Leggilo, leggilo, vedrai". Così sono corsa a comperare "Augustus", il romanzo che John Williams scrisse nell'arco di cinque anni e che gli valse il premio National Book Award per la narrativa. L'opera fu pubblicata per la prima volta in Italia nel 1974, dalla Sperling & Kupfer. Di Williams avevo già letto il magnifico "Stoner" e mi ero emozionata fino alle lacrime. Provate ora a scorrere le circa quattrocento pagine di questo romanzo storico e vi accadrà la medesima cosa. "Augustus" è un romanzo epistolare che, attraverso flash back temporali di grande impatto narrativo, pagine di diario e dispacci,  delinea la figura dell'Imperatore nei suoi tratti fondamentali. Augusto fu un giovane introverso, catapultato dal destino nella Roma degli scontri civili, con gli ideali repubblicani ridotti ormai a maschere vergognose. Sin dal primo istante comprese di dover agire con prudenza...

In memoria di Don Luigi Caturano

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La primavera procede, incurante delle nostre preoccupazioni, nei vicoli e nelle strade. È in questi giorni di quarantena, illuminati da un sole sfottente, che mi arriva la notizia della morte di Don Luigi. Se n'è andato nella calma e nel silenzio che hanno caratterizzato i suoi ultimi anni, senza clamore. Invio a mia sorella un messaggio per comunicarle la brutta notizia, sono le undici di sera ma lei, nonostante sia in prima linea come molti medici, è ancora sveglia. "Non lo sapevo. Quanti ricordi", mi risponde. È proprio vero che la memoria è un ingranaggio subdolo: miliardi di neuroni portati avanti e indietro da qualcosa che non riusciamo a controllare. Tutto sembra passare e nulla passa. Ecco che lo vedo senza abito talare alla guida della sua auto scassata. Frena energicamente, parcheggia, scende dal veicolo con la sua andatura elegante: è un uomo alto e magro, sembra un attore, è deciso, cordiale, ci vuole incontrare per stabilire i termini della racco...

"Dove troverete un altro padre come il mio", di Rossana Campo

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Disarticolare la scrittura, affidarla al potere dirompente dei ricordi, alle parole così come sono state dette . Questo lo strumento che Rossana Campo utilizza nel suo "Dove troverete un altro padre come il mio", edito da Ponte alle grazie nel 2015. Un romanzo bellissimo, che ho letto d'un fiato e che ha suscitato in me sentimenti molto forti. In questo scritto, la Campo destruttura il proprio universo interiore e torna alle origini, al linguaggio della sua infanzia, al suo primo mondo. Lei è Rossanì, come la chiama suo padre: una bambina disadattata, senza strumenti ordinari per vivere come invece è dato fare a ogni altra ragazzina. E' orfana di punti fermi. Suo padre Renato è il suo tormento e la sua gioia: un uomo disperato che ha perso il lavoro di carabiniere a causa delle sue esplosioni caratteriali, che s'arrangia e beve, un cicchetto dopo l'altro, spesso usando la figlia come pretesto per fare il giro dei peggiori bar di Savona, che odo...

La quarantena al tempo delle chat #leggeremetteleali

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Vivere la quarantena ai tempi delle chat letterarie... Scriverci quotidianamente è stato (ed è), ovviamente, il modo migliore per sentirci uniti. Tra i tanti scambi di opinioni, l'ansia e il tentativo di sdrammatizzare, abbiamo scritto a lungo e ci siamo stretti, virtualmente, gli uni agli altri. Mariangela Gualtieri, in questi giorni difficili, ci ha regalato dei versi stupendi che ho condiviso in chat e che riposto qui: Nove marzo duemilaventi "Questo ti voglio dire ci dovevamo fermare. Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti ch’era troppo furioso il nostro fare. Stare dentro le cose. Tutti fuori di noi. Agitare ogni ora – farla fruttare. Ci dovevamo fermare e non ci riuscivamo. Andava fatto insieme. Rallentare la corsa. Ma non ci riuscivamo. Non c’era sforzo umano che ci potesse bloccare. E poiché questo era desiderio tacito comune come un inconscio volere - forse la specie nostra ha ubbidito slacciato le catene che ten...