Post

Ad Est

Immagine
Ma quanto è faticosa l'evoluzione personale? Quanto difficile è trovare il territorio della propria anima? Anni fa venivo fuori da un periodo di rottura degli argini: cercavo confusamente me stessa. Poi incontrai esseri straordinari - il sorriso e il coraggio di C., la solidità di G. - e compresi di essere  pronta . Quel mondo, così nuovo, luminoso, mi mutò profondamente. Ne parlo di rado. So che la consapevolezza che scaturì da quel lungo e fruttuoso periodo della mia vita è anch’essa in continua evoluzione. Oggi mi sono finalmente resa conto di cosa voglia dire ‘territorio’. So di aver compiuto diversi giri per comprenderlo, di essermi lasciata alle spalle molte certezze e tante persone. Credo di aver capito cosa cercassi, quale fosse l' humus adatto alla mia anima. Un luogo sentimentale, ma anche fisico. Un posto dove recuperare l’incanto, per viverlo profondamente, orientato verso Est, che inondi di luce il mio sguardo. Mi ci muovo ancora con cautela, nel ...

Chatwin e l'irrequietezza

Immagine
Lessi, una volta, che si viaggia per sfuggire al “primo mondo”, al rapporto col padre e con la madre. Più è stato complesso, questo rapporto, e castrante, più si va a finire nella coazione a ripetere del viaggio. Una coazione certamente liberatoria. Non so se si viaggi davvero per fuggire, o per reazione a quello che Chatwin chiamava “l'horreur du domicile", riprendendo le parole di Baudelaire. Di sicuro, la maggior parte delle persone è poi chiamata, dallo stesso istinto che la porta ad andare, a fare ritorno a casa, a ciò che necessariamente le somiglia, che la annoia e che, talvolta, smette anche di somigliarle. In “Anatomia dell’irrequietezza”, che ho riletto di recente grazie al gruppo di "Leggere mette le ali", riscoprendolo con piacere, Chatwin analizza il fenomeno del nomadismo come necessario alla felicità dell’individuo, che stanziale non è. Nello “stare" c’è la ragione del malessere, uno “stare” non solo geografico quanto, soprattutt...

"Fuga a perdere", due domande all'autrice, Tiziana Tafani

Immagine
Erano gli anni novanta e si stava, giovani ed ingenui, nella Roma di Craxi-Forlani-Andreotti. Io, anima vagula blandula, mi aggiravo per i corridoi della LUISS e lei era con me, tra i banchi: già così donna, dirompente e diretta. "Lei" è Tiziana Tafani, mia compagna di corso all' Università, nata a Viterbo ma cresciuta ad Orvieto, scrittrice per vocazione e per scelta. Nel tempo non ci siamo perse, complici i social e, soprattutto, una certa affinità. Ci siamo riviste alle varie rimpatriate universitarie e raccontate un po' di vita. Ora lei ha dato alle stampe il suo terzo lavoro, dopo "And we can be heroes" (L'Erudita 2016) e "Freud e Orvieto" (Intermedia 2017). Le ho rivolto qualche domanda, incuriosita dalla sua vocazione letteraria che si fa sempre più sicura ed intensa. Io -  "Tiziana, ti ho conosciuto sui banchi dell'università. Già allora amavi leggere, scrivere. Da dove nasce, secondo te, l'urgenza della scr...

"La coscienza imbrigliata al corpo", secondo Leggere mette le ali

Immagine
La lettura de "La coscienza imbrigliata al corpo", i taccuini di Susan Sontag pubblicati in Italia da Nottetempo Edizioni, a cura del figlio David Rieff, ha aperto un ricco dibattito all'interno del nostro gruppo. Alcuni di noi - tra cui la sottoscritta - sono rimasti folgorati dal testo, altri, invece, hanno provato una sensazione di rifiuto. Riporto, qui di sotto, alcuni stralci delle conversazioni avute via chat (l a chat letteraria "Leggere mette le ali" ), poi ricondivise durante l'incontro che si è svolto nei giorni scorsi e che ci ha visti molto partecipi. E' interessante riportarle perché rappresentano senz'altro il punto di vista di lettori appassionati. Ad alcuni del gruppo la pubblicazione è sembrata un'operazione commerciale, poco rispettosa dell'intimità dell'autrice. Ad altri, invece, è parso di conoscere più da vicino il mondo di un'intellettuale libera e intensa. Antonella Rosa - "Susan Sontag era una...

Il teatro di Sabbath, Philip Roth

Immagine
Può, uno scrittore, raccontare la disperazione se non l'ha provata fin dentro la propria carne? Ovviamente, no. "Il teatro di Sabbath", di Philip Roth, è un disperante romanzo che ha per protagonista Sabbath, un burattinaio dal passato segnato da perdite che riempie con una sessuomania patologica. Drenka è la sua donna croata: lui adora le sue viscere, il suo seno, i suoi umori. Che patina morale dare a una passione che unisce e crea ricordi, senza alcun infingimento, regola o pruderie religiose? Qui, l' immoralità , è slancio eretico e vitale. Recensire questo straordinario romanzo di Roth è (quasi) impossibile. Come definirlo? Febbrile, nevrotico, maniacale, pieno di domande sospese. Odioso, ributtante, meraviglioso. Oscilla tra rimandi, episodi, ricordi. Si sposta, come un pendolo, tra le pulsioni della vita e della morte, tra il sesso e l'oblio. Ci sono pagine dominate dall'ossessione e dal non senso, parole che graffiano, oscenità. Sabbath è ...

Carne e sangue

Immagine
Leggere S.S. mi ha svelato ciò che, in fondo, già sapevo. E, cioè, che la scrittura richiede carne e sangue, che si possono avere mille talenti e fare molti giri, ma che essa (la scrittura) vuole per sė stessa un'esclusività dolorosa e anche ingiusta. Insomma, chi scrive veramente scrive soltanto, tutte le sue energie sono canalizzate nel gesto dello scrivere.  E, raccontare, non è quasi mai, per dirla con Philip Roth, partecipare ad un  concorso di bellezza morale. Richiede, piuttosto,  lo svelamento di parti di sė oscure, la fine dell'incanto e la caduta.

Tutto è fisica - Susan Sontag

Immagine
Leggo "La coscienza imbrigliata al corpo" (Nottetempo edizioni, 2019), i diari di Susan Sontag (1964/1980),  e mi ritrovo a far parte della sua vita. Mi ci perdo dentro. Avrei voluto conoscerla, frequentarla. Era bella, la Sontag. Un volto greco scolpito nel marmo, le gambe lunghe. Nei diari c'è spesso la cronaca di amori vissuti in maniera sbilanciata, che la ferivano. Era fragile, intellettualizzava il mondo per proteggersi, come se "capirlo" potesse darle l'abbrivo necessario per affrontarlo. È stata un'artista eclettica: la sua curiosità e il suo sguardo sulle cose non avevano limiti. La dominava qualcosa di irrisolto, un'inquietudine che era grande rispetto per la vita. L'ultimo amore della sua esistenza, lungo quindici anni, è stato Annie Leibovitz. È lei, l'autrice dell'ultima foto. Tra le due immagini c'è stata  molta vita: irrequietezza, dolore, passione. Ci sono state le  cadute, i brividi, le esigenze del corpo e ...