Il suo sangue

'Un tempo ero lì anche io, nell'ora in cui i segreti erano messaggi da custodire. Si entrava già abbacinati dal nitore del cielo, stremati dalla strada lunga di polvere, spaventati dal presagio che sarebbe stato svelato. Assisa e distante, la Pizia masticava foglie di alloro a occhi chiusi. Sapeva già ogni cosa, rideva degli astanti col fiato mozzo che s'inginocchiavano ai suoi piedi.
A Delfi il mondo s'accartocciava: non c'era più né oriente né occidente, tutto era solo destino, passi da compiere, salite e discese (...) Un bambino, vestito di bianco e d'oro, correva verso l'entrata del tempio, la polvere si alzava tutt'intorno, spessa... La Pizia, infastidita, avvolgeva il capo nel mantello nero, masticando e sputando. Di lontano, il Parnaso respirava vapori finché, rapide, le nuvole precipitavano nelle valli, rosa e blu (...). Quando la Pizia fosse caduta in ginocchio, stremata dalle sue stesse parole, il destino si sarebbe compiuto. Avrebbe costretto i fedeli a versare in fretta l'obolo, rossi di vergogna e di paura (...). Lungo i pendii della montagna mi sono lasciata andare, in preda a un dolore sordo, che nessun vaticinio avrebbe potuto spiegare. Sono scoppiata a piangere senza ritegno, senza freni (...). Mentre la folla scemava, tra suoni di flauti e belati, capivo quello che la Pizia aveva detto a me sola: "Ascolta il suono del tuo sangue".
E il mio sangue aveva a che fare con me stessa, era il presagio della mia solitudine'.

Delfi, 2007

Delfi. Amo molto questa foto.

La pietra da cui vaticinava la Pizia

Cinzia a Micene






Ho scritto queste poche righe diversi anni fa. Solo qualche appunto, perchè le immagini catturate e le sensazioni provate non scomparissero. Ero tornata da un viaggio immaginifico fatto con Cinzia Caputo, la mia amica poetessa. Quell'estate, in Peloponneso, c'erano stati gli incendi. Sbarcammo a Killini e vedemmo le montagne in fiamme, i vecchi camminare a bordo strada a piedi nudi, sputando. La cosa non ci spaventò, proseguimmo fino ad Olimpia, visitammo Atene, Micene, Epidauro, Corinto, Tirinto, Nauplio, arrivammo a Delfi, meta finale del viaggio.
Ad Itea, paesino situato appena sotto al Parnaso, decidemmo di concederci una sosta, il giorno prima di fare rientro in Italia. Sulla spiaggia, a un tratto, vedemmo una ventina di anziani camminare veloci, mano nella mano, verso il mare, con una gioia nel viso che non ho più dimenticato.
Delfi mi è rimasta nel cuore, complice anche la compagnia di una persona straordinaria come Cinzia.
E così la Pizia, il fuoco e l'acqua, i colori della montagna, tutto quel mondo che mi sembrava di conoscere e che dunque volevo incontrare ancora.
Il mio amore per la Grecia nacque allora, ne sono certa, e dura, intenso, straordinario, ancora oggi.




Commenti