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La 'mia' Borgogna in sette giorni

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Castelli, abbazie, chiese medioevali, villaggi, fiumi... Siamo in Borgogna!  Prati curati, strade provinciali senza una buca, impossibile vedere immondizia a bordo carreggiata... cura del territorio,  amore per la propria storia. Proprio quel che, ormai, manca a noi! 💖 I bar aprono alle h.10,00, e così le panetterie, i negozi. Le attività chiudono presto (alle h.20,00 i paesini si svuotano). Poca vita, sparuti passanti, aria sonnacchiosa, silenzio, rumore di passi sull'acciottolato. La Borgogna è natura, ritmi slow . Ci si alza tardi, si vive una vita semplice: a settembre si vendemmia, sono tutti nei campi, i locali e le attività in pausa. A Tonnerre, nella chambre presa in fitto, mi sono tornati alla mente i libri letti quando ero poco più che una bambina: le fanciulle con le ciliegie sulle orecchie, i parati a fiori, le stanze riscaldate dal sole. Ma anche la casa dei miei in campagna, la vita che avrebbe potuto essere, se mia madre fosse stata stanziale ; i filari d'uva n...

Salonicco, Sythonia, Pella e Verghina: cosa vedere in una settimana

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A un’ora e mezza di volo da Napoli, Salonicco , luminosa e bellissima nel punto in cui si apre su Piazza Aristotele, si stende placida sul mare. Lambita dai flutti, ama la vita godereccia: le meduse affiorano sul pelo dell’acqua, mentre le auto sfrecciano veloci, in corsa verso qualche dove.  I turisti provano a sfuggire al caldo sorseggiando i loro caffè americani, seduti, come noi, dinanzi ai bar che costeggiano il lungomare. Città multiforme, contraddittoria, ricca di vestigia Unesco, Salonicco viene definita ‘la città che non dorme mai’: pigra, ama però la movida e il divertimento. Capoluogo della Macedonia centrale, seconda città della Grecia per numero di abitanti, punto nevralgico per i trasporti del sud-est dell’Europa, fu fondata dal marito della sorellastra di Alessandro Magno. Segnata da sempre da una storia di invasioni, dominazioni e rinascite, oltre che da influenze bizantine e musulmane, è araba ed europea al tempo stesso. Il centro si gira a piedi, ed...

Così Tolstoj fugge

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  Così Tolstoj fugge e la sua fuga, all'inizio, è solo il moto disordinato di chi non ha più nulla da perdere; ha paura dei treni, lo spaventano, ma non c'è altra scelta.  Col suo medico personale e la figlia Sasă, esce di casa e controlla, nel freddo di ottobre che avvolge la tenuta di Jasnaja Poljana, che la carrozza sia pronta. Hanno preparato i bagagli in fretta e in silenzio, perché lei - la pazza - non si accorgesse della fuga. Non è più questione di anni. E' l'idea, ferma, di voler vivere i giorni che restano, le ore più prossime, nel modo che desidera. Lontano dal matrimonio; dalle gelosie, dagli editori, dai lasciti testamentari, dai diritti d'autore. Lo ha scritto: la sua letteratura appartiene all'umanità intera. Ha disgusto di sé, ormai, orrore di ciò che è stato: delle contadine prese nelle isbe, in fretta e di nascosto; del suo corpo. Disgusto per ciò che da tempo percepisce del mondo: si ripete, mentre sale sulla carrozza, che l'importante è ...

"Il gusto di una vita" di Iaia Caputo

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"La memoria è inconsolabile. Perché nel rievocare un sapore, un odore, un suono del passato giunge la consapevolezza di averlo perduto, e perduto per sempre". . . . 🥘 Ricostruire il passato attraverso il gusto. È ciò che fa Iaia Caputo in questo bel libro nel quale la memoria è anche Napoli: con le sue strade e le piazze, l'odore del sugo la domenica, gli sciù, le discese a mare. La "cerimonia del cibo" è capace di creare depositi, ricordi che sanno di pane e di accoglienti vicini di casa, di attesa e nostalgia. ✍ "Il gusto di una vita" è un testo che avvolge il lettore. Intenso è il ricordo dell'imprevedibilità dell'infanzia; del padre di Iaia, elegante e risoluto, morto troppo giovane; della madre, chiusa nel cerchio affannoso e consolatorio della "casalinghitudine". Quest'ultimo, termine caro all'indimenticata Clara Sereni, che la Caputo cita, infatti, in esergo. Perché, "Il gusto di una vita", non è solo un ...

"L'eredità dei vivi", di Federica Sgaggio (a proposito di mosche bianche)

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Un romanzo delicato, commovente e, allo stesso tempo, potente. Federica Sgaggio è una mosca bianca, nel panorama letterario italiano. Dalla sua ha uno stile netto, non consolatorio, appassionante. Una penna da tenere d'occhio, una delle poche, a prescindere dai soliti premi e candidature e chiacchiere editoriali. È brava, punto. Impossibile leggere il suo "L'eredità dei vivi" (Marsilio Editore) e non provare il desiderio di conoscerla. Di condividere con lei impressioni, emozioni, la felicità di aver trovato, nel suo testo, "le parole per dirlo".  "L'eredità dei vivi' è la storia di sua madre, Rosa Sammarco, ma anche di un'Italia che attraversa gli anni e che cambia abiti politici, regole sociali. Viene approvata la legge sull'aborto e quella sul divorzio, si fa strada il movimento femminista. Intanto Rosa si sposa, ha due figli, Federica e Francesco, quest'ultimo, purtroppo, segnato da una forte disabilità a causa di un errore medi...

Quello che non so di me - ancora una nota sul libro di Antonietta Gnerre

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Alla sua Irpinia, "terra verde e cosmica ", Antonietta Gnerre ha dedicato il suo ultimo libro di poesie, " Quello che non so di me" , edito da Interno poesia nel marzo scorso e diviso in quattro sezioni. Ne abbiamo già parlato su questo blog, grazie alla preziosa recensione di Antonella Rosa. I versi di Antonietta sono, come lei stessa ammette, "la somma del tempo ".  È il passato che la poesia riordina - ciò che abbiamo imparato - consegnando agli altri l'immagine vera che ci appartiene, " l'ultimo risveglio ". Questi versi hanno un sentore di bianco  - non saprei come esprimere, in altro modo, la sensazione che ho provato leggendoli.  La descrizione dei luoghi è cosmogonia, nella memoria: " gli ulivi ci attendono nascosti ".  D'altronde, siamo qui, scrive la Gnerre, " per misurarci nelle cose create". Non pratico la poesia da anni.  La sua capacità di dire l'indicibile (solo la poesia può realmente questo, a ...

Lettera a A.D.

Verso il mare della dimenticanza   di Josif Brodskij (Una me più giovane. Un amore perduto) ◇ Non è necessario che tu mi ascolti, non è importante che tu ascolti le mie parole, no, non è importante, ma io ti scrivo lo stesso (eppure sapessi com'è strano, per me, scriverti di nuovo, com'è bizzarro rivivere un addio...) Ciao, sono io che entro nel tuo silenzio. Che vuoi che sia se non potrai vedere come qui ritorna primavera mentre un uccello scuro ricomincia a frequentare questi rami, proprio quando il vento riappare tra i lampioni, sotto i quali passavi in solitudine. Torna anche il giorno e con lui il silenzio del tuo amore. Io sono qui, ancora a passare le ore in quel luogo chiaro che ti vide amare e soffrire. Difendo in me il ricordo del tuo volto, così inquietamente vinto; so bene quanto questo ti sia indifferente, e non per cattiveria, bensì solo per la tenerezza della tua solitudine, per la tua coriacea fermezza, per il tuo imbarazzo, per quella tua silenziosa gioventù ch...