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Carpe diem

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Fa un certo effetto attraversare le Murge fino al confine con la Basilicata, passando per chilometri di strade solitarie che appaiono, nel bagliore assolato, confinanti con terreni riarsi, la cui continuità è spezzata solo dagli scheletri delle case e dei magazzini, delle chiese abbandonate, dei contorni di masserie che il sole e il vento hanno scarnificato. Lucania dimenticata e autentica, visitata sempre di sfuggita, mai conosciuta per davvero: Melfi, da dove Federico II promulgò le sue leggi, Venosa e l’Incompiuta, dove riposano le ossa di Roberto il Guiscardo. (A Potenza i miei genitori vissero per qualche anno, il tempo di dare alla luce la loro prima figlia, mia sorella. A casa di mia madre si conservano foto di Antonella bambina in un passeggino, sullo sfondo di palazzi in costruzione, nei nuovi quartieri che fiorivano dal nulla, speranza delle generazioni sfuggite alla guerra, che non vedevano l’ora di ricominciare. Eppure qualcosa, nella ripresa della Basilicata...

Butcher's Crossing - John Williams

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"I giovani pensano sempre che si possa ricominciare". E, forse, se si vuole restare giovani  occorre pensarla proprio così, mollando ogni volta le zavorre per mettersi in cammino, come fa Will Andrews, che giovane lo è per davvero e che decide di lasciare Boston e gli agi della casa dei genitori per affrontare la sua personale avventura nel mondo. Pubblicato per la prima volta nel 1960 negli Stati Uniti, "Butcher's Crossing" (Fazi Editore) è un bellissimo romanzo, molto più che un western, scritto in modo mirabile ed è l'ennesima sorpresa che mi ha riservato John Williams , dopo la lettura del famosissimo "Stoner" e quella di "Augustus", biografia dell'imperatore romano. Seconda metà dell'ottocento. Andrews arriva nello sperduto paesino di Butcher's Crossing - "bastava uno sguardo ad abbracciarlo tutto" - in caldo giorno d'estate e decide di affidare i suoi risparmi a un burbero cacciatore di bisonti...

Le ore

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Si chiede, mentre spinge il carrello attraverso il supermercato o si fa pettinare i capelli, se tutte le altre donne non stiano pensando, a un certo livello o a un altro, la medesima cosa: ecco lo spirito brillante, la donna dei dolori, la donna delle gioie trascendenti, che preferirebbe essere altrove, che ha acconsentito a sbrigare compiti semplici ed essenzialmente sciocchi, esaminare i pomodori, sedere sotto un casco asciugacapelli, perché questa è la sua arte, questo è il suo dovere. "The hours", Michael Cunningham

nel blu

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Il primo bagno di questa estate l'ho fatto gettandomi da uno scoglio di Torre Pozzella, tra i granchietti che sgusciavano via veloci e le alghe che mi fluttuavano tra le dita dei piedi. Lo scoglio era appuntito e si allungava verso il mare aperto ma, per qualche ragione che ignoro, non ho avuto alcun timore di affacciarmi sul blu, sbilanciata verso un desiderio che mi rincorreva da mesi, dopo tanta clausura. L'acqua era gelida e immobile e il mio colorito lasciava molto a desiderare, oscillando tra il pallido e l'olivastro. Non me n'è fregato niente della cellulite, dei chili di troppo, della pancetta che spuntava dagli slip del costume. Mi sono mostrata al mondo così com'ero, felice e indifferente.  E' di nuovo estate, mi sono detta, e la parola ESTATE è deflagrata dentro di me come mai prima. Estate, estate, estate, ho ripetuto, e nuotavo e respiravo e guardavo il mio corpo confondersi col blu, galleggiare sul blu, essere il blu.

Il morbo di P.

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P. riposa, o almeno così sembra all’infermiera che entra con passo felpato nell’area dei ricoveri di media intensità. È un momento di relativa calma e la donna ne approfitta per verificare il livello della fisiologica nelle flebo. La funzionalità meccanica e l’intelligenza dei respiratori consente ai malati di restare in vita. P. avverte la presenza della donna accanto a sé, ma non ha la forza di aprire gli occhi. Nella sua mente, tra veglia e sonno, le immagini fluttuano e si sovrappongono, come tessere di un mosaico. P. sente, o crede di sentire , il rombo di un motore e le voci da un altoparlante che annunciano il prossimo volo. È davanti alla cassa del bar e sta ordinando un caffè macchiato. Sente ancora rumore di passi e di ruote di carrelli e trolley trascinati sul pavimento. Poi ecco che sprofonda dolcemente in un sonno ritmato solo dallo stantuffo sincrono del respiratore. Una settimana prima sua figlia lo aveva chiamato per annunciargli che sarebbe tornata in Europ...

Casa A.

Ora, nella casa svuotata dei mobili della prima giovinezza di sua madre, un’immagine su tutte è fissa nella sua mente: quella di una grossa corona natalizia che sua sorella ha confezionato con della cartapesta e dei nastri almeno vent'anni prima. L’ha vista, affissa all’attaccapanni della saletta antistante alle camere da letto, appoggiata lì chissà da chi, eterna nel tempo e fuori stagione. A quale Natale si riferisce quell'oggetto? E cosa era accaduto, durante quel Natale,  quali attese si erano poi dileguate? Con cautela ha preso la corona verde-oro e l’ha posata come una reliquia nello scatolone che la ditta porterà via e getterà in discarica.    “ Non si direbbe, ma quando decidi sai essere drastica”. “Sì, è vero, non si direbbe”. “Bene”. Si alza a chiudere le imposte . Dice : "Dobbiamo fare spazio ad  altro”.    

The best of, di Luca Gamberini

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Leggere Luca Gamberini è, per me, sempre un piacere. La sua capacità di dire, di svelare, di essere sincero, mi spiazza ogni volta e mi entusiasma. Il suo "The best of" (Ed.Youcanprint) mi è arrivato a casa con una dedica, come per un appuntamento tra amici fedeli. Distanti, certo, conosciutisi solo attraverso i versi e per una pura casualità. Ma pur sempre amici. Ho letto d'un fiato questa sua nuova raccolta. Dentro c'è Luca, il suo mondo sospeso, il suo coraggio. Nel tempo, vado sempre più convincendomi che la vera scrittura trovi la sua espressione più alta solo nella capacità di dire le cose davvero come stanno . Senza infingimenti, nè pavidità. Dobbiamo, in sostanza e per citare Hemingway, sforzarci di raccontare sempre "la cosa più sincera che sappiamo". Questa è l'operazione che Luca compie attraverso i versi e la prosa. Credo che il nostro autore lo faccia da sempre, che sia questa la sua dote innata. Lo fa con ironia, con dolore, ...