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Le ore

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Si chiede, mentre spinge il carrello attraverso il supermercato o si fa pettinare i capelli, se tutte le altre donne non stiano pensando, a un certo livello o a un altro, la medesima cosa: ecco lo spirito brillante, la donna dei dolori, la donna delle gioie trascendenti, che preferirebbe essere altrove, che ha acconsentito a sbrigare compiti semplici ed essenzialmente sciocchi, esaminare i pomodori, sedere sotto un casco asciugacapelli, perché questa è la sua arte, questo è il suo dovere. "The hours", Michael Cunningham

nel blu

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Il primo bagno di questa estate l'ho fatto gettandomi da uno scoglio di Torre Pozzella, tra i granchietti che sgusciavano via veloci e le alghe che mi fluttuavano tra le dita dei piedi. Lo scoglio era appuntito e si allungava verso il mare aperto ma, per qualche ragione che ignoro, non ho avuto alcun timore di affacciarmi sul blu, sbilanciata verso un desiderio che mi rincorreva da mesi, dopo tanta clausura. L'acqua era gelida e immobile e il mio colorito lasciava molto a desiderare, oscillando tra il pallido e l'olivastro. Non me n'è fregato niente della cellulite, dei chili di troppo, della pancetta che spuntava dagli slip del costume. Mi sono mostrata al mondo così com'ero, felice e indifferente.  E' di nuovo estate, mi sono detta, e la parola ESTATE è deflagrata dentro di me come mai prima. Estate, estate, estate, ho ripetuto, e nuotavo e respiravo e guardavo il mio corpo confondersi col blu, galleggiare sul blu, essere il blu.

Il morbo di P.

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P. riposa, o almeno così sembra all’infermiera che entra con passo felpato nell’area dei ricoveri di media intensità. È un momento di relativa calma e la donna ne approfitta per verificare il livello della fisiologica nelle flebo. La funzionalità meccanica e l’intelligenza dei respiratori consente ai malati di restare in vita. P. avverte la presenza della donna accanto a sé, ma non ha la forza di aprire gli occhi. Nella sua mente, tra veglia e sonno, le immagini fluttuano e si sovrappongono, come tessere di un mosaico. P. sente, o crede di sentire , il rombo di un motore e le voci da un altoparlante che annunciano il prossimo volo. È davanti alla cassa del bar e sta ordinando un caffè macchiato. Sente ancora rumore di passi e di ruote di carrelli e trolley trascinati sul pavimento. Poi ecco che sprofonda dolcemente in un sonno ritmato solo dallo stantuffo sincrono del respiratore. Una settimana prima sua figlia lo aveva chiamato per annunciargli che sarebbe tornata in Europ...

Casa A.

Ora, nella casa svuotata dei mobili della prima giovinezza di sua madre, un’immagine su tutte è fissa nella sua mente: quella di una grossa corona natalizia che sua sorella ha confezionato con della cartapesta e dei nastri almeno vent'anni prima. L’ha vista, affissa all’attaccapanni della saletta antistante alle camere da letto, appoggiata lì chissà da chi, eterna nel tempo e fuori stagione. A quale Natale si riferisce quell'oggetto? E cosa era accaduto, durante quel Natale,  quali attese si erano poi dileguate? Con cautela ha preso la corona verde-oro e l’ha posata come una reliquia nello scatolone che la ditta porterà via e getterà in discarica.    “ Non si direbbe, ma quando decidi sai essere drastica”. “Sì, è vero, non si direbbe”. “Bene”. Si alza a chiudere le imposte . Dice : "Dobbiamo fare spazio ad  altro”.    

The best of, di Luca Gamberini

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Leggere Luca Gamberini è, per me, sempre un piacere. La sua capacità di dire, di svelare, di essere sincero, mi spiazza ogni volta e mi entusiasma. Il suo "The best of" (Ed.Youcanprint) mi è arrivato a casa con una dedica, come per un appuntamento tra amici fedeli. Distanti, certo, conosciutisi solo attraverso i versi e per una pura casualità. Ma pur sempre amici. Ho letto d'un fiato questa sua nuova raccolta. Dentro c'è Luca, il suo mondo sospeso, il suo coraggio. Nel tempo, vado sempre più convincendomi che la vera scrittura trovi la sua espressione più alta solo nella capacità di dire le cose davvero come stanno . Senza infingimenti, nè pavidità. Dobbiamo, in sostanza e per citare Hemingway, sforzarci di raccontare sempre "la cosa più sincera che sappiamo". Questa è l'operazione che Luca compie attraverso i versi e la prosa. Credo che il nostro autore lo faccia da sempre, che sia questa la sua dote innata. Lo fa con ironia, con dolore, ...

Tu resti qui

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Mia madre deve aver intuito. “E insomma, cosa fai? Frequenti fantasmi?” mi ha detto domenica mentre lavavo i piatti in cucina e pulivo i ripiani, facendo ordine nel caos delle sue cose. In quel momento, lei stava ricordando gli apparecchiuzzi che sorvolavano la città durante la seconda guerra mondiale, gli alleati che bombardavano e distruggevano il centro storico per colpire i nemici in fuga. Mi è parso dunque molto strano che i suoi ragionamenti fossero stati interrotti da una simile domanda. Non ho avuto argomenti per risponderle. Era così perfetta, la descrizione della mia vita sentimentale, che mi sono limitata a darle un bacio sulla fronte. Nel ribaltamento dei ruoli che ci riguarda, abbiamo scoperto la tenerezza. Si abbandona ai miei slanci affettuosi, proprio lei, la donna distante che era abituata a dirmi sempre: “Cedi troppo spesso al tuo temperamento”. Ho realizzato tardi di aver avuto genitori anziani che non avevano né la forza, né la voglia, di giocare con me. ...

I vagabondi, di Olga Tokarczuk

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Conobbi Olga Tokarczuk, premio Nobel per la letteratura nel 2018, leggendo il suo "I vagabondi", titolo italiano dato al quasi intraducibile "Bieguni": si trattava di una raccolta di racconti sul senso del viaggio o, meglio, sullo "spostamento/spaesamento" del viaggiatore. "I racconti hanno una specie di inerzia propria" scriveva l'autrice "che non si può mai controllare fino in fondo. Richiedono gente come me, insicura, indecisa, facile da sviare, ingenua". La distanza che il viaggio crea, rispetto al quotidiano, può darci risposte sul nostro essere al mondo o, quanto meno, aiuta a porci delle domande. Lo spostamento è vita, rompe lo schema, la ripetizione, la contabilità ordinata dei giorni. "Più pause nello spazio, e quindi più luoghi sperimentiamo, più il tempo scorre in modo soggettivo". Lo spazio di cui l'autrice ci narra è soprattutto un luogo mentale che nasce dall'osservazione e dalla riscrittura dei ...