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Facciamo il punto su Carver - Leggere mette le ali

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Stasera il nostro gruppo di lettura fa il punto su Raymond Carver, padre del minimalismo e della narrativa in forma di racconto, scomparso a soli 50 anni nel 1988. Carver è stato scelto su suggerimento di chi lo ha letto e approfondito prima di noi, il nostro Nunzio Castaldi. Oggetto della lettura è stato "Da dove sto chiamando", l'autoantologia voluta dallo scrittore poco prima della sua morte. Carver è, a mio avviso, un autore ineludibile per chiunque voglia tentare la strada della scrittura. Puntuale, freddo, rigoroso, narra i fatti della vita così come sono, inesplicabili al loro apparire, parte di un disegno apparentemente senza senso. Gabriella   Moscati si domandava quale fosse la differenza tra il suo stile e quello imposto dall'editor (il famoso Gordon Lish), che ne rimaneggiò drasticamente i racconti, modificandone talvolta anche il titolo (per un approfondimento: https ://www.criticaletteraria.org/2015/08/principianti-di-raymond-carver-einau...

Antonia

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Io e mia nonna, Antonietta Luongo Alla fine, cosa è rimasto? Questa tua presenza dentro di me, che è sempre mancanza. Eri battagliera, imperiosa, imperfetta. Moristi il giorno di Pasqua, accasciandoti senza un lamento. Era dunque questo, ciò che ti tormentava negli ultimi tempi. Era dunque così, morire. Ti avevano composta in un tailleur nero e con i tacchi che tanto amavi, ancora. Zio Leo strappò la corona dal muro e te la adagiò sul petto. Posso con certezza affermare che eri splendida, con i tuoi occhi d'un azzurro inesorabile (occhi che avevano visto due guerre, i fiumi esondare, i figli morire). Una volta - avrò avuto sì e no sette anni - ti spiai alla toeletta mentre ti ravviavi i capelli con del succo di limone. La luce ti pioveva sul viso pallido e lo rendeva quasi trasparente. Le tue pupille avevano il colore dell'acqua. Mi avvicinai e ti dissi : quanto sei bella, nonna . Arrossisti di piacere, mi accarezzasti la testa, ti schermisti...

La memoria secondo James Salter

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Leggere è pura passione, qualcosa che ha a che fare con l'esistenza stessa, con tutto ciò che ha significato. "Quello che so della mia vita l'ho appreso dai libri", scriveva Sartre, ed è profondamente vero. Si possono amare autori diversi, con stili differenti, apprezzandoli per ragioni sconosciute. Io amo molto James Salter. Il suo stile é perturbante, i suoi romanzi sono sempre una rivelazione, per me, eppure non ne ho mai parlato sul blog. Tocca talmente tanto le mie corde che cerco di tutelarmi col pudore, forse. Sto leggendo "Bruciare i giorni", la sua autobiografia, e, come sempre, i suoi dialoghi frammentati, la purezza della parola, le frasi senza verbo, affidate solo ai sostantivi e agli aggettivi, mi commuovono. Salter è elegante. Non ha la pretesa di descrivere, nuda e cruda, la vita, almeno non come farebbe un Carver o un Philip Roth. Nei fatti della vita si muove una sorta di magia, un fiume sotterraneo che lo scrittore individua...

Irripetibili

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Erano stati anni belli. Aveva lasciato la casa di A., le stanze, dimenticato il cappotto, le scarpe. Una promessa di ritorno, l'incertezza dell'addio. Nel nuovo appartamento, piccolo, semplice, preso in affitto, era stata felice. Pareti gialle, vita. Si sarebbe ricordata di ogni cosa, dopo. Andava accumulando momenti, ritagli di giornale, fotografie, cartoline. Tutto le scavava nel cuore, meraviglioso. L'odore di cucinato, l'allegria dei suoi figli, il suo ricostruirsi come donna. Da dove ripartire? Sentire il flusso delle cose, andare verso il profumo. Rinunciare a tutte le zavorre, agli oggetti, alla consistenza del passato. Inciampare in un altro essere umano - la fretta della carne, l'affanno del desiderio, la solitudine. Riscoprire l'amicizia femminile, sentire di avere il tempo per comprendere se stessa. L'otto dicembre e l'albero da decorare, nel vuoto d'un'immagine strappata. Assaporare il mistero, esplorare. God...

Koufunissi, Amorgos e Folegandros

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Arcipelago di Koufunissi L'arcipelago di Koufunissi Ano Koufunissi Il nostro viaggio verso l'arcipelago di Koufunissi inizia da Naxos, dal cui porticciolo ( Volakas ) ci imbarchiamo prendendo un taxi-boat. Sarà il capitano Kostas Prassinos a sfidare un mare forza sei per condurci fino ad Ano Koufunissi, isola minuscola e paradisiaca: non più di trecento abitanti per circa 4 km quadrati. Nel tardo pomeriggio agostano l'isola ci appare sonnacchiosa, immersa in un'atmosfera rassicurante. La Chora è situata alla sinistra del porto, per chi sbarca: minuscola, deliziosa, ricca di negozietti e in leggera salita fino alla chiesetta di San Giorgio, il cui campanile s'allunga contro il cielo azzurro. L'esplorazione dell'isola inizia il giorno successivo. Il mare che bagna Koufunissi è incantevole, da togliere il fiato. E' il simbolo di una vita libera, a piedi nudi, senza orpelli. L'isola è un'enclave italiana: si sentono per lo più ...

Inganno, di Philip Roth

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Il protagonista di "Inganno" è uno scrittore cinquantenne che soffre di mal di schiena cronici. Si divide tra il suo studio e l'appartamento in cui vive; è un  sessuomane e un narcisista. Da tempo tradisce sua moglie  con una trentenne, anch'essa sposata. È un uomo simpatico, colto,  intelligente. Alla sua amante fa un sacco di domande, chiede, ma non svela molto di sé. Lei, l'amante, è prigioniera di un matrimonio avvilente e dei ruoli che una moglie di solito finisce con  l'incarnare. E' stanca, annoiata. Suo marito ha un'amichetta e lei non ha il coraggio di divorziare.  Philip c'è, si incontrano nello studio di lui: scrivania, sedia, poltrona, un computer e un tappetino dove  lo scrittore - che, come detto, soffre di mal di schiena cronici - fa esercizi e incontra le sue donne. Sono dialoghi serrati, che si svolgono prima e dopo gli amplessi. Dialoghi sinceri , soprattutto, che non  richiedono filtri, tra due adulterini stanchi...

"L'animale morente" di Philip Roth, secondo Antonella Rosa

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"Consumami il cuore: malato di desiderio / e avvinto a un animale morente / non sa più cos'è / e accoglimi / nell'artificio dell'eternità". Il bel titolo del libro trae spunto da alcuni versi del "Byzantium" di W. B. Yeats.  Il professor Kepesh e le sue ossessioni erotiche. Il dominio sul corpo, la sottomissione al corpo, il tempo che (s)fugge, la lussuria come merce di scambio per non sentirsi soli, l'amore come malattia, il sesso come antidoto alla morte, masturbazioni ritmate da sonate classiche e grandi romanzieri. È un monologo con la propria coscienza, quello che Roth costruisce con questo romanzo, una fragilità emotiva che va a braccetto con la perversione di "sentire l'intensità di ogni ultima grazia perduta. Di essere vecchio, ma in un modo nuovo".  Sullo sfondo, la questione politica americana e cubana, solo sfiorata, mai approfondita.  Roth non mi cattura, mi annoia a tratti, tuttavia il finale non mi l...