Passa ai contenuti principali

Juana La Loca



A Tordesillas ha dimenticato il mare.
Le si sono assottigliate le labbra, l'incarnato è diventato pallido.
Alla base del collo brilla ancora il grosso rubino, regalo del padre.

Il sole non penetra attraverso le spesse pareti dei suoi appartamenti.
Tutto è solo ombra, un'ombra insipida che plana dentro di lei, fa tana tra le sue cosce, la strema.

L' immutabile presente è lì, tra le tende e le finestre. S'acquatta, putrido.
I tessuti  ricamati d'api avvolgono il suo corpo minuto, le spalle voltate alla finestra. Una bandiera attorno al suo cadavere.

Dove sono finite le febbri.
Dopo Filippo, nessun uomo l'ha più sfiorata; anche il suo, adesso, un corpo destinato ai vermi e nient'altro.

Dunque perché lottare? Ha firmato la richiesta dei Conversos, consegnato suo figlio Carlo alla storia: a lui il finale che hanno tutte le favole convenzionali.

Per Juana, da allora, solo un vociare confuso dentro la testa, l'affaticamento dei giorni tutti uguali.

La dama di compagnia origlia alla porta.  Pensa di fare il suo dovere, come tutti.
E invece dorme, dietro le palpebre aperte, spalancate sul mondo.

Ma lei, che dal mondo è tagliata fuori, veglia più di chiunque.





Tutti l'hanno tradita. Lo sa, lo ha sempre saputo.
Anche Filippo, che pensava sempre alla pelle di un'altra. Fa l'amore con lui ancora. Chiude gli occhi, è tutto nella sua mente.
E nelle sue orecchie. Nelle sue narici.

E l'odore del mare, quando stavano per naufragare.
Il profumo dei capelli di sua madre Isabella.
Il puzzo degli abiti di Cristoforo Colombo di ritorno dalle Indie.
Il tanfo dei corpi bruciati negli autodafé.
Tutto ciò che sopravanza dal mondo di prima, che straripa dalle linee dei ricordi, è lì con lei.

Quando nel palazzo ogni cosa tace, si spengono le fiaccole, i soldati russano fuori dalla porta, lei scioglie i suoi magnifici capelli e danza.
Allora il suo corpo è un'alta montagna su un lago calmo, il sole inonda i suoi seni, le riempie le labbra.
Non l'abbraccio di Filippo, non una carezza sul suo volto di bambina.

Le pare di risentire l'odore del mare.


(A Granada, nella cappella reale, ho sbirciato nel loculo dove sono sepolti i genitori di Giovanna la Pazza e lei stessa. Una piccola bara di metallo consunta dal tempo che, a vederla, m'ha stretto il cuore). 

Commenti

Post popolari in questo blog

Vanni Miele, un musicista eclettico (e, soprattutto, un amico)

A Vanni mi lega una lunga amicizia, basata su interessi comuni, empatia, stima immutata. È un musicista eclettico, una persona misurata e intelligente a cui voglio un gran bene. Abbiamo messo in piedi, assieme, spettacoli multisensoriali e sperimentato percorsi artistici innovativi. Per un lungo periodo abbiamo fatto coppia fissa in progetti dedicati al teatro e alla commistione tra immagini, suoni e parole.
Ho voluto dedicargli un'intervista che meditavo da tempo e che ha a che fare con il percorso che lo riguarda, quello fatto finora ma anche i progetti futuri, e con la libertà che il cammino creativo richiede.

Parlaci dei tuoi inizi.

"Sin da piccolo sono stato attratto dal suono. Ho sempre giocato con il suono. L’ho imitato, dapprima semplicemente, come può fare un bambino, poi l’ho registrato e in seguito ho cominciato a metterlo in relazione con altri suoni, con l’ambiente e con il movimento. Studiare musica ha rafforzato questo mio interesse. Ho constatato quanto, fra gli …

"Minchia di mare", il nuovo romanzo di Arturo Belluardo

Conosco Arturo Belluardo dagli anni dell'Università. Lui, un brillante studente di economia, io una smarrita matricola iscritta alla facoltà di giurisprudenza, 'anima vagula blandula', come si divertiva a chiamarmi lui, persa com'ero nei meandri della L.u.i.s.s.
E' prossimo all'uscita il suo "Minchia di mare" (Elliot Editore) che, a breve, avrò il piacere di leggere. Gli ho rivolto qualche domanda, per questo filo tra di noi che non si è mai interrotto, fatto di scambi di libri, lunghe telefonate, incontri nei vicoli di Napoli (ricordi, caro Arturo, com'erano piccoli i nostri ragazzi?).
Abbiamo in comune l'amore per la parola scritta e per la lettura, io e Arturo. Lui vive nella capitale e scrive da sempre. E' arrivato il momento di confrontarci su questo.





Come nasce la passione per la scrittura, in un bancario come te? 

La mia passione per le storie, siano esse scritte, disegnate o filmate, nasce da prima che iniziassi a lavorare, quindi…

La comunista (Francesca Spada)

Quando lessi 'Mistero napoletano', di Ermanno Rea, riuscii a capire meglio il comunismo napoletano degli anni della guerra fredda. Molti di voi conosceranno questo bellissimo libro, opera di uno scrittore che usa le parole in modo meraviglioso ancora oggi e che non ha mai perso il suo rigore. Lì, tra quelle pagine, inciampai in Francesca Nobili. Musicista, docente di filosofia, ribelle per indole, giornalista dell'Unità (si firmava Francesca Spada): un personaggio da film. L'immagine del romanzo era filtrata dalla penna di un uomo che l'aveva conosciuta bene e che doveva averne sperimentato su di sè tutto il fascino controverso. Mi sarebbe piaciuto - l'avevo detto a un caro amico che mi aveva regalato 'Mistero napoletano'- scrivere una storia su di lei, dandole un volto. Difficile reperire immagini di Francesca in rete. Anzi, impossibile. La immaginavo ardente, intensa: scura di capelli, forse. In libreria, qualche giorno fa, un volto mi ha attratto, ir…