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Sette giorni a Lefkada

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Un ponte mobile lungo 50 metri collega Lefkada alla terraferma, appena superata la fortezza di Santa Maura, oggi in stato di abbandono. Un largo fossato e cannoni in bronzo ricordano il dominio dei veneziani sulle isole dello Ionio. Luogo montuoso e selvaggio, ricco di scogliere di roccia bianca, a Leucade (o Lefkada) la poetessa Saffo trovò la morte. È giugno e i ritmi sono pigri, una signora affacciata al davanzale di una finestra pettina un gatto e non risponde al mio saluto.  A quanto pare, quest'isola attrae non solo gli amanti del mare ma anche gli appassionati di escursioni. È montuosa e ricca di biodiversità: vigneti, uliveti, rocce multicolori, odore di macchia mediterranea. Corbezzoli, erica, mirto, cipressi, ginestre che esplodono di giallo sui declivi. Omero parlò di Lefkas che, però, non fu la Itaca di Ulisse, come scavi recenti hanno dimostrato. Posta a ovest della Grecia continentale, bagnata dal mar Ionio, è facilmente raggiungibile dell'Italia. Lefkada Town , a...

Lentamente, lui si abituava

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Lentamente, lui si abituava a questo: che lei lasciasse, dimenticasse cose da lui Dei fiammiferi, un fazzoletto quando aveva pianto, una scarpa dei suoi figli, i suoi guanti, i suoi occhiali talvolta. Lui, in generale, dormiva quando lei partiva, era stanco. Sapeva che lei restava lì, da lui, a fumare sigarette e a pensare a Dio sa cosa. Era al mattino che scopriva gli oggetti dimenticati. Lei non smetteva di dimenticare e di lasciare le sue cose da lui. Il suo reggiseno. Le sue sigarette. Il suo accendino, un libro per l’infanzia Il suo astuccio per gli occhiali I suoi sandali (Sarà rientrata a piedi nudi) I suoi fazzoletti I suoi cappelli, soprattutto i suoi capelli Ce n’erano dappertutto, di suoi capelli Sul cuscino, nel bagno, in cucina. Un vero e proprio incubo. I suoi capelli neri, dappertutto, in tutto l’appartamento. L’ultima volta, aveva dimenticato le sue mani. Due mani senza anelli, posate sul bordo del tavolo, immobili, sanguinanti un po’ ai polsi dove le aveva selezionate....

È solo un trucco

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Finisce sempre così. Con la morte. Prima, però, c'è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla bla.  È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore.  Il silenzio e il sentimento. L'emozione e la paura.  Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza.  E poi lo squallore disgraziato e l'uomo miserabile.  Tutto sepolto dalla coperta dell'imbarazzo dello stare al mondo.  Bla. Bla. Bla. Bla. Altrove, c'è l'altrove. Io non mi occupo dell'altrove. Dunque, che questo romanzo abbia inizio. In fondo, è solo un trucco.  Sì, è solo un trucco.  Jep Gambardella  ~ La grande bellezza

Cinzia

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Ti vidi per la prima volta in una libreria, per una conferenza. Il tema dell’incontro era “La realtà non esiste”. C'era forse anche un punto interrogativo, dopo questa frase, non ricordo. Giuseppe parlava, ti vedevo di spalle, poi ti voltasti. Eri bella, Cinzia. Avvolgente, forte. L’altra sera, tra veglia e sonno, m’è apparso un volto che non era il tuo ma che gli somigliava. I capelli chiari, scuri sulla scriminatura, gli occhi  espressivi.  Cos’era, dimmi, un messaggio per me? In quale altra vita ci incontreremo di nuovo, puoi svelarmelo? Perché accadrà, ne sono certa.  L’ultima volta che ti ho sentita al telefono risalivi dalla spiaggia, faceva molto caldo. Il sole picchiava forte, ero davanti al mare, non potevo sapere che non ti avrei più risentita... Le piccole confidenze che mi facevi. La c omplicità tra donne, i tuoi capelli tagliati corti, tu  al bar della stazione di Napoli che chiedevi un caffè, mentre scacciavi il pensiero di tuo padre, col suo corpo dive...

Futuro

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E so molto bene che non ci sarai. Non ci sarai nella strada, non nel mormorio che sgorga di notte dai pali che la illuminano, neppure nel gesto di scegliere il menù, o nel sorriso che alleggerisce il "tutto completo" delle sotterranee, nei libri prestati e nell'arrivederci a domani. Nei miei sogni non ci sarai, nel destino originale delle parole, né ci sarai in un numero di telefono o nel colore di un paio di guanti, di una blusa. Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te, e non per te comprerò dolci, all'angolo della strada mi fermerò, a quell'angolo a cui non svolterai, e dirò le parole che si dicono e mangerò le cose che si mangiano e sognerò i sogni che si sognano e so molto bene che non ci sarai, né qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo, né là fuori, in quel fiume di strade e di ponti. Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo, e quando ti penserò, penserò un pensiero che oscuramente cerca di ricordarsi di te. Julio Cortázar

Annie Ernaux per Helgoland, giovedì 24 novembre presso la Libreria Masone

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Annie Ernaux è un'enigma, anche per chi, come me, la ama profondamente: i suoi romanzi sono disseminati di indizi, seguendo i quali il lettore può forse comprendere cosa la Ernaux vuol dirci. Che, cioè, la nostra storia individuale ( ogni storia individuale ) può essere raccontata per diventare  plurale . Occorre trovare le parole per dirlo: il linguaggio letterario mente , ponendo in essere una mediazione tra noi e la realtà. La materia incandescente dell'autobiografia richiede, invece, termini diversi, che sono quelli del nostro primo mondo (" le sole cose vere sono là ", scrive la Ernaux). È ciò che l'autrice sostiene ne "Il posto", il romanzo nel quale la sua scrittura svolta, per diventare "etnoscrittura". Il racconto dei singoli si trasforma in strumento per raccontare l'etica delle comunità umane. 📚 Di questo e di molto altro si è parlato ieri sera, in occasione dell'incontro organizzato,   presso la Libreria Masone di Beneven...

L'inutile

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"(...) È difficile passare dall’inutile, la lettura, all’utile, la menzogna. All’uscita da un grande libro conoscete sempre quel sottile malessere, quel periodo di fastidio. Come se si potesse leggervi dentro. Come se il libro amato vi desse un viso trasparente, indecente: non si va per la strada con un viso così nudo, con quel viso denudato di felicità. Bisogna aspettare un po’. Bisogna aspettare che la polvere delle parole si sparpagli nel giorno. […] A cosa serve leggere? A niente o quasi. È come amare, come suonare. È come pregare. I libri sono dei rosari d’inchiostro nero, ciascun grano dei quali ti scorre tra le dita, parola dopo parola". Christian Bobin, da ‘Mille candele danzanti’.