Post

La memoria secondo James Salter

Immagine
Leggere è pura passione, qualcosa che ha a che fare con l'esistenza stessa, con tutto ciò che ha significato. "Quello che so della mia vita l'ho appreso dai libri", scriveva Sartre, ed è profondamente vero. Si possono amare autori diversi, con stili differenti, apprezzandoli per ragioni sconosciute. Io amo molto James Salter. Il suo stile é perturbante, i suoi romanzi sono sempre una rivelazione, per me, eppure non ne ho mai parlato sul blog. Tocca talmente tanto le mie corde che cerco di tutelarmi col pudore, forse. Sto leggendo "Bruciare i giorni", la sua autobiografia, e, come sempre, i suoi dialoghi frammentati, la purezza della parola, le frasi senza verbo, affidate solo ai sostantivi e agli aggettivi, mi commuovono. Salter è elegante. Non ha la pretesa di descrivere, nuda e cruda, la vita, almeno non come farebbe un Carver o un Philip Roth. Nei fatti della vita si muove una sorta di magia, un fiume sotterraneo che lo scrittore individua...

Irripetibili

Immagine
Erano stati anni belli. Aveva lasciato la casa di A., le stanze, dimenticato il cappotto, le scarpe. Una promessa di ritorno, l'incertezza dell'addio. Nel nuovo appartamento, piccolo, semplice, preso in affitto, era stata felice. Pareti gialle, vita. Si sarebbe ricordata di ogni cosa, dopo. Andava accumulando momenti, ritagli di giornale, fotografie, cartoline. Tutto le scavava nel cuore, meraviglioso. L'odore di cucinato, l'allegria dei suoi figli, il suo ricostruirsi come donna. Da dove ripartire? Sentire il flusso delle cose, andare verso il profumo. Rinunciare a tutte le zavorre, agli oggetti, alla consistenza del passato. Inciampare in un altro essere umano - la fretta della carne, l'affanno del desiderio, la solitudine. Riscoprire l'amicizia femminile, sentire di avere il tempo per comprendere se stessa. L'otto dicembre e l'albero da decorare, nel vuoto d'un'immagine strappata. Assaporare il mistero, esplorare. God...

Koufunissi, Amorgos e Folegandros

Immagine
Arcipelago di Koufunissi L'arcipelago di Koufunissi Ano Koufunissi Il nostro viaggio verso l'arcipelago di Koufunissi inizia da Naxos, dal cui porticciolo ( Volakas ) ci imbarchiamo prendendo un taxi-boat. Sarà il capitano Kostas Prassinos a sfidare un mare forza sei per condurci fino ad Ano Koufunissi, isola minuscola e paradisiaca: non più di trecento abitanti per circa 4 km quadrati. Nel tardo pomeriggio agostano l'isola ci appare sonnacchiosa, immersa in un'atmosfera rassicurante. La Chora è situata alla sinistra del porto, per chi sbarca: minuscola, deliziosa, ricca di negozietti e in leggera salita fino alla chiesetta di San Giorgio, il cui campanile s'allunga contro il cielo azzurro. L'esplorazione dell'isola inizia il giorno successivo. Il mare che bagna Koufunissi è incantevole, da togliere il fiato. E' il simbolo di una vita libera, a piedi nudi, senza orpelli. L'isola è un'enclave italiana: si sentono per lo più ...

Inganno, di Philip Roth

Immagine
Il protagonista di "Inganno" è uno scrittore cinquantenne che soffre di mal di schiena cronici. Si divide tra il suo studio e l'appartamento in cui vive; è un  sessuomane e un narcisista. Da tempo tradisce sua moglie  con una trentenne, anch'essa sposata. È un uomo simpatico, colto,  intelligente. Alla sua amante fa un sacco di domande, chiede, ma non svela molto di sé. Lei, l'amante, è prigioniera di un matrimonio avvilente e dei ruoli che una moglie di solito finisce con  l'incarnare. E' stanca, annoiata. Suo marito ha un'amichetta e lei non ha il coraggio di divorziare.  Philip c'è, si incontrano nello studio di lui: scrivania, sedia, poltrona, un computer e un tappetino dove  lo scrittore - che, come detto, soffre di mal di schiena cronici - fa esercizi e incontra le sue donne. Sono dialoghi serrati, che si svolgono prima e dopo gli amplessi. Dialoghi sinceri , soprattutto, che non  richiedono filtri, tra due adulterini stanchi...

"L'animale morente" di Philip Roth, secondo Antonella Rosa

Immagine
"Consumami il cuore: malato di desiderio / e avvinto a un animale morente / non sa più cos'è / e accoglimi / nell'artificio dell'eternità". Il bel titolo del libro trae spunto da alcuni versi del "Byzantium" di W. B. Yeats.  Il professor Kepesh e le sue ossessioni erotiche. Il dominio sul corpo, la sottomissione al corpo, il tempo che (s)fugge, la lussuria come merce di scambio per non sentirsi soli, l'amore come malattia, il sesso come antidoto alla morte, masturbazioni ritmate da sonate classiche e grandi romanzieri. È un monologo con la propria coscienza, quello che Roth costruisce con questo romanzo, una fragilità emotiva che va a braccetto con la perversione di "sentire l'intensità di ogni ultima grazia perduta. Di essere vecchio, ma in un modo nuovo".  Sullo sfondo, la questione politica americana e cubana, solo sfiorata, mai approfondita.  Roth non mi cattura, mi annoia a tratti, tuttavia il finale non mi l...

Gabriella's home

Immagine
E' un po' di tempo che condivido con alcuni amici ed amiche tante riflessioni sulla lettura. Leggere da soli non è sufficiente, non lo è affatto e ne sono sempre stata convinta. Occorre rileggere assieme e cercare, con umiltà, spunti che non avevi afferrato. Comprendi allora come la pagina scritta, nel momento in cui fa i suoi passi nel mondo, non sia più di nessuno e di come, al contempo, appartenga a tutti. Può essere plasmata e vissuta in modo differente a seconda di chi vi si avvicini. Gabriella è un'amica del gruppo e trascorre gran parte delle sue estati in una villa che è, di per sé, un mondo. E' una casa adatta a chi legge, un luogo, come dice lei, in cui 'to stay' . Da Gabriella (appassionata lettrice, grande gusto, preciso senso della bellezza), ci sono quadri, foto di viaggi, ricordi di famiglia, cappelli di paglia, cesoie per fiori da recidere, grandi vasi nei quali raccogliere la lavanda. Una pergola carica dei rami di un glicine trente...

Philip Roth: "Mi sono arreso alla scrittura"

Immagine
E’ stata messa in vendita, a New York, la casa di Philip Roth. 150 metri quadri di sobria eleganza, nessun orpello, una scrivania contigua al salotto, un leggio, un fax, la poltrona di pelle nera dove pare amasse sedersi a leggere. Dalla casa, dopo la sua morte, non è stata portato via nulla. Le sue ciabatte, i maglioni in perfetto ordine nell’armadio. I potenziali acquirenti passano in rassegna le stanze e tutte le sue cose, gli oggetti di uso quotidiano, lo spazzolino da denti. Ho cercato in rete le immagini dell’appartamento (con vista, impagabile, su Manhattan), con la curiosità di chi vuol vedere chi fosse veramente Roth, scrittore che, come pochi, ha attirato sulla sua vita privata sempre molta curiosità. Nel suo “Perché scrivere? ” (Einaudi Editore), uscito postumo (che contiene molte domande e riflessioni – ma nessuna risposta – sulla letteratura), non si comprende quale, secondo lui, debba essere il confine tra autobiografia e finzione. Se, cioè, una vita scialba a...