Diario di Tenerife


Il nostro viaggio a Tenerife comincia dal sud dell'isola. Risaliremo poi verso nord, esplorando i puebli storici, raggiungendo il Teide e scendendo fino a Puerto de Santiago, ad ovest, evitando però la Costa AdejeQuelle che riporterò nel post sono opinioni personali, relative ai miei gusti e a ciò che, di solito, io cerco in una vacanza.                                                                


Atterriamo all'alba, dopo un volo che parte con un ritardo di ben due ore e raggiungiamo con un taxi il Médano, dove restiamo solo una notte, riuscendo appena a intravedere l'oceano. Il mattino dopo ritiriamo l'auto fittata per l'occasione e ci dirigiamo verso Candelaria, piccolo pueblo sul mare, chiassoso ma gradevole. Abbiamo deciso di evitare la costa sud, col suo turismo di massa e il caos. 

Dopo un pranzo a base di tapas, nel pomeriggio, raggiungiamo San Cristobal della Laguna. La caligine e il vento ci costringono - in pieno luglio! - , a rifugiarci in un bar per bere un cappuccino bollente. Strade vuote, 18 gradi di temperatura, umidità che entra nelle ossa e negozi chiusi di domenica. 

Ad accoglierci, però, c'è lo splendido hotel "La laguna"    (https://lalagunagranhotel.com/en/el-hotel-english/), che ci farà dimenticare subito il disagio: sorge in un palazzo del '600 in perfetto stile coloniale e, anche solo per questo, riporta alla mente l'epoca dei Guanci, gli antichi abitanti di Tenerife, gli ultimi a resistere all'invasione spagnola. Un popolo fiero, coraggioso, che non volle piegarsi e che, sull'isola, viene ricordato ovunque e con rispetto ancora oggi. 

Intanto, però, corro a comprarmi un bel maglioncino... 

                                       
Hotel La laguna

Il giorno dopo, un sole tiepido rischiara il cielo e riusciamo così ad assistere alla tradizionale romeria di San Benito, patrono della città. 
                                                         

                                                  

                                                  

                                                  

                                                  

Un tripudio di suoni, colori, danze folkloristiche, riti. Emozione alle stelle e strade che si riempiono di persone vestite negli abiti tradizionali. San Cristobal della Laguna, il cui centro storico è stato dichiarato patrimonio dell'Umanità, è formata da vie che si incrociano ed è l'unico caso di città coloniale che non ha mai avuto mura difensive. Splendidi palazzi del XVI e del XVII secolo si susseguono uno dopo l'altro, contribuendo a creare un'atmosfera sospesa nel tempo. 
Ceniamo da Maquila, taverna che ci viene, a giusta ragione, consigliata: ambiente abbastanza informale ma gradevole, cucina tradizionale e ottima carne. Chi vuole, può scegliere locali dove mangiare tapas e piatti canari, come da La gula comida canaria, dove ci fermiamo il giorno successivo, dopo aver trascorso diverse ore sulla spiaggia di Las Teresitas. 

Las Teresitas

                                                
                                                                                                    
Palazzi storici a San Cristobale de La Laguna, patrimonio UNESCO

Lungo le strade di San Cristobal de La laguna

Da San Cristobal della Laguna mi porterò un senso di struggimento; in questo luogo ho fatto un vero e proprio salto nel tempo e mi sono ritrovata in un'epoca sospesa, romantica, tranquilla. Si tratta certamente della città più bella di tutta l'isola, assieme a Garachico, come vedremo... 

Da lì raggiungiamo, il giorno seguente, Tegueste e punta de l'Hidalgo. Soprattutto quest'ultima ci appare vibrante, proiettata com'è verso l'oceano, con le sue piscine, il sole e il vento che sferza i capelli. Un panorama potente, senza nuvole. Perché poi, le nuvole saranno una costante di tutto il nostro viaggio... Le spiagge assolate e i cieli blu si trovano infatti a sud est, zona dell'isola che noi abbiamo deciso solo di sfiorare. 

Punta de l'Hidalgo



Un nuovo hotel ci aspetta a Puerto de La Cruz. By-passiamo Santa Cruz - la strada per raggiungerla ci sembra, sin da subito, il grande raccordo anulare! - e prendiamo l'uscita verso questa città con poco più di 30.000 abitanti. Ci sistemiamo in camera al Radisson, un 5 stelle a prezzi accettabili, bellissimo nell'architettura, con giardini magnifici, piante tropicali, uccelli nei prati. Decidiamo di scendere a piedi fino in centro: difficile sarà poi risalire, ma non ci pensiamo più di tanto. Che dire? Dopo San Cristobal della Laguna restiamo storditi dal disordine che ci circonda, dai negozi multimarca, dai grattacieli che svettano sul lungomare. Squallore, ecco il termine giusto da usare per definire l'atmosfera che si respira a Puerto de la Cruz. Un po' di sporadica bellezza resiste in qualche stradina acciottolata e nelle piazzette alberate, o se si raggiunge la spiaggia sul porto. Poi solo friggitorie, locali con aria condizionata a palla (fuori non si superano i 30 gradi), trappole per turisti, sporcizia. Meno male che il nostro hotel non è in centro! Nonostante questo, riesco a scattare qualche foto quando è l'ora del tramonto. L'angolo del porticciolo, il cielo che si tinge di rosso... "Que vous cherchez?", chiederebbe qualcuno. Beh, gli risponderei che Puerto de la Cruz assomiglia troppo a ciò che abbiamo stabilito di evitare nel nostro viaggio sull'isola: il pueblo che vive solo di turismo, il caos e la dispersione. 

Puerto de La Cruz 


Il giorno dopo ci dirigiamo verso Buenavista del Norte: che pace! La piazza alberata, il bar dove bere dell'ottimo caffè, l'aria tersa e gli alberi della fiamma (delonix regia), bellissimi, come tutta la vegetazione presente sull'isola. 


Il drago millenario sullo sfondo



A Icod de Los Vinos andiamo a vedere l'albero del Drago, venerato dai Guanci ed alto circa 20 metri, per un diametro di 25. Spettacolare, così come è molto interessante la passeggiata nel parco (costo d'ingresso di 5,00 euro a persona), dove la cartellonistica racconta le vicende del popolo aborigeno che abitava l'isola prima che gli spagnoli la invadessero. Agricoltura, viticoltura, pesca: un mondo oggi scomparso che non va dimenticato.
Orotava ci accoglie con le sue strade curatissime, i suoi panorami e la splendida casa-museo de Los Balcones. Si tratta di un edificio risalente al 1632, che gode dell'architettura tipica canaria e i cui interni sono stati arredati in stile ottocentesco. Anche qui, un salto indietro nel tempo, rilassante e suggestivo. Mangeremo un ottima paella nel delizioso ristorante dell'hotel Jardin secreto, assolutamente consigliato per la sua atmosfera raccolta ed elegante.

Casa de Los Balcones



Interni della casa de Los Balcones


Hotel Jardin secreto


Facciamo una rapida sosta a Garachico, dove decideremo di trascorrere tre notti una volta lasciata Puerto de La Cruz. 
Prima, però, ci attende il Teide. Un'esperienza da non perdere, suggestiva: il mare di nuvole lungo la strada, l'atmosfera rarefatta e lunare. Tenerife, nonostante la presenza di molte bocche vulcaniche, è il Teide. Alto 3715 metri, ancora attivo e pericoloso, deriva il suo nome dal termine aborigeno Echeyde, che vuol dire inferno. E' la montagna più alta di tutta la Spagna e il terzo vulcano più alto del mondo.





Meno male che, dopo il caos di Puerto de La Cruz, Garachico ci accoglie con la sua eleganza, i bei negozi, le stradine acciottolate, l'affascinante piscina naturale di lava pietrificata del Caleton, l'interessante Museo di Arte contemporanea, situato nell'ex Convento di Santo Domingo e, soprattutto, La quinta Roja, un edificio storico del 1600 gestito dalla magnifica Paloma Moreira (https://quintaroja.com/). E' qui che dormiremo e ceneremo nell'ottimo ristorante Silogia. 

Garachico

Frittura di pesce a Garachico, da "Aristides", nella piazza principale


Garachico


Hotel La quinta roja


El Caleton



Garachico è un pueblo bellissimo, pieno di storia e ricco di tradizioni. Il suo patrimonio architettonico risale al XV secolo e la città è stato dichiarata di interesse culturale già nel 1994, come complesso storico. E' qui che eruttò il vulcano Chinyero nel 1706, senza fare vittime, ma distruggendo la maggior parte delle case e delle chiese. 
Al Caleton sono riuscita a fare un magnifico tuffo nelle piscine naturali. Evitando le ore centrali, ci si può stendere al sole e stare tranquilli; non ho disdegnato la piscina comunale (E.3,00 a persona è il costo d'ingresso), riempita con acqua di mare e dove si possono fare ottime nuotate.
Le ore più rilassanti del viaggio le abbiamo trascorse proprio a Garachico, mangiando meglio che in altre parti dell'isola. Da visitare, l'interessante Cultural Space Caja Canarias, ricco di opere (bellissime) di artisti canari. Poi, però, ci attendeva l'hotel a Puerto de Santiago, luogo scelto per esplorare parte del sud ovest di Tenerife per evitare le spiagge rinomate, gli albergoni a venti piani e il traffico congestionato. Abbiamo eluso la famosa Masca: curve strette e tornanti non fanno per me, purtroppo!


Ancora Garachico



Puerto de Santiago

Playa Arena 


Rispetto a Puerto de La Cruz, Puerto de Santiago è un paesino raccolto, che offre splendidi tramonti, buone passeggiate e una spiaggetta, Playa Arena, in cui è comodo fare il bagno; un altro posto dove scendere al mare è la caletta di roccia nella zona di Las Bajas, a ridosso dell'hotel Barcelò: è più scomoda, ma ha un mare più bello e, da lì, si possono vedere in tutta la loro maestosità le scogliere di Los Gigantes. I Guanci ritenevano che, in quel luogo, il mondo finisse.
Peccato che il nostro hotel spari musica a palla nel pomeriggio e - a parte una bella piscina - abbia camere che ricordano un ospedale ;-)... "Chipirón" (chipironcafe.com), però, è un localino che offre ottime tapas fino alle quattro del pomeriggio e pesce fresco: consigliato! Confesso di non essere rimasta colpita da Puerto de Santiago e che, rivivendo il viaggio a ritroso, non la sceglierei per una sosta. 


Il nostro giro dell'isola si conclude dopo tredici giorni proprio da dove siamo partiti: sosteremo una notte al El Médano, sempre nello stesso hotel: vento, surfisti, tutto il fascino di un borgo di pescatori e della Montana Roja, antico cono vulcanico alto 171 metri, che domina la riserva naturale sottostante. A El Médano sbarcò Magellano per fare rifornimenti nel 1519, prima di proseguire la sua circumnavigazione del globo. Oggi, El Médano è una località molto rinomata per i suoi venti forti e costanti ed è meta di surfisti che la raggiungono da tutto il mondo. 

In sintesi, Tenerife è un luogo estremamente affascinante, caratterizzata da un microclima eccellente, ma molto variabile. Chi decide, come noi, di sostare a nord, deve adattarsi a caligine - o anche calima -, pioggerella, nuvole e bagni sporadici in spiagge non indimenticabili. Ovunque, spostandosi, si avverte la presenza dei Guanci, gli antichi abitanti, dei quali è bello approfondire la storia; il Museo di Santa Cruz espone le loro mummie e molti oggetti che ne raccontano la vicenda umana. 
L'isola offre luoghi interessanti soprattutto al nord, evitando Puerto de La Cruz. In base all'esperienza fatta, sosterei più tempo al El Médano, che conserva ancora l'aspetto di un porticciolo di pescatori. Eviterei le zone inflazionate dal turismo selvaggio, dove regnano i grattacieli, i palazzi glitterati, i problemi di parcheggio e dove si mangia generalmente male. Sceglierei solo case rural e dimore storiche per dormire, che hanno costi simili alle catene alberghiere, ma che consentono di entrare davvero nello spirito del posto.
Sentivo da più parti che, dato il rialzo generale dei prezzi, gli italiani che si trasferiscono a vivere a Tenerife sono sempre meno. E' vero, i lidi sono ancora molto economici (un ombrellone e due lettini, a Las Teresitas, hanno un costo complessivo di E,6,00), ma i ristoranti mostrano menù dai prezzi elevati e l'acqua costa più della birra. Questo potrebbe garantire una minore devastazione della costa e una qualità di vita migliore, per coloro che vi risiedono da tempo. 
Consiglio di visItarla? Assolutamente sì, ma evitando le catene alberghiere, parlando con la gente del posto; informandosi sulla storia dei villaggi e degli artisti locali, approfondendone l'anima; fotografandone la natura, la varietà delle sue piante straordinarie, la bellezza dei giardini botanici. Assorbendo a pieni polmoni l'energia del Teide e dell'Oceano!

Commenti

Post popolari in questo blog

Sifnos e Serifos, così vicine, così lontane

Da Malaga ad Almeria, coast to coast: cosa vedere in una settimana

La 'mia' Borgogna in sette giorni