Il nostro viaggio a Tenerife comincia dal sud dell'isola. Risaliremo poi verso nord, esplorando i puebli storici, raggiungendo il Teide e scendendo fino a Puerto de Santiago, ad ovest, evitando però la Costa Adeje. Quelle che riporterò nel post sono opinioni personali, relative ai miei gusti e a ciò che, di solito, io cerco in una vacanza.
Atterriamo all'alba, dopo un volo che parte con un ritardo di ben due ore e raggiungiamo con un taxi El Médano, dove restiamo solo una notte, riuscendo appena a intravedere l'Oceano. Il mattino seguente ritiriamo l'auto fittata per l'occasione e ci dirigiamo verso Candelaria, piccolo pueblo sul mare, chiassoso ma gradevole. Abbiamo deciso di evitare la costa sud, col suo turismo di massa e il caos.
Dopo un pranzo a base di tapas, nel pomeriggio, raggiungiamo San Cristobal della Laguna. La caligine e il vento ci costringono - in pieno luglio! - , a rifugiarci nel bar dell'hotel Aguere per bere un cappuccino bollente, senza disdegnare una bella fetta di torta al cioccolato. Strade vuote, 18 gradi di temperatura, umidità che entra nelle ossa e negozi chiusi di domenica.
Ad accoglierci per la notte - e per quelle successive -, però, c'è lo splendido hotel "La laguna" (https://lalagunagranhotel.com/en/el-hotel-english/), che ci farà dimenticare subito il disagio: sorge in un palazzo del '700 in perfetto stile coloniale e, anche solo per questo, riporta alla mente l'epoca dei Guanci, gli antichi abitanti di Tenerife (https://it.wikipedia.org/wiki/Guanci): un popolo fiero e coraggioso, che non volle piegarsi agli invasori e che, sull'isola, viene ricordato ovunque e con rispetto ancora oggi.
Intanto, però, corro a comprarmi un bel maglioncino...
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| Hotel La laguna |
Un tripudio di suoni, colori, danze folkloristiche, riti. Emozione alle stelle e strade che si riempiono di persone vestite negli abiti tradizionali. San Cristobal della Laguna, il cui centro storico è stato dichiarato patrimonio dell'Umanità, è formata da vie che si incrociano ed è il primo caso di città coloniale sprovvista di mura difensive. Splendidi palazzi del XVI e del XVII secolo si susseguono uno dopo l'altro, contribuendo a creare un'atmosfera sospesa nel tempo.
Ceniamo da
Maquila (restaurantemaquila.com), taverna che ci viene, a giusta ragione, consigliata: ambiente abbastanza informale ma gradevole, cucina tradizionale e ottima carne. Chi vuole, può scegliere localini dove mangiare tapas e piatti canari, come da
La gula comida canaria, dove ci fermiamo il giorno successivo, dopo aver trascorso diverse ore sulla spiaggia di
Las Teresitas.
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| Las Teresitas |
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| Palazzi storici a San Cristobale de La Laguna, patrimonio UNESCO |
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| Lungo le strade di San Cristobal de La laguna |
Da San Cristobal della Laguna mi porterò dietro un senso di struggimento; in questo luogo ho fatto un vero e proprio salto nel tempo e mi sono ritrovata in un'epoca sospesa, romantica, tranquilla. Si tratta certamente della città più bella di tutta l'isola, assieme a Garachico, come vedremo...
Da lì raggiungiamo, il giorno seguente, Tegueste e punta de l'Hidalgo. Davanti a noi, si sussegue una vegetazione lussureggiante e piantagioni di banane a perdita d'occhio. Eccola, la Tenerife agricola, concreta, vera! Punta de l'Hidalgo ci appare vibrante, proiettata com'è verso l'oceano, con le sue piscine naturali, il sole e il vento che sferza i capelli. Un panorama potente, senza nuvole. Perché poi, le nuvole saranno una costante di tutto il nostro viaggio nel nord dell'isola... Le spiagge assolate e i cieli blu si trovano infatti a sud est, zona dell'isola che noi abbiamo deciso solo di sfiorare.
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| Punta de l'Hidalgo |


Un nuovo hotel ci aspetta a Puerto de La Cruz. By-passiamo Santa Cruz , la città principale dell'isola - perché la strada per raggiungerla ci sembra, sin da subito, il grande raccordo anulare! - e prendiamo l'uscita verso Puerto de La Cruz, città con poco più di 30.000 abitanti. Ci sistemiamo in camera al Radisson, un 5 stelle a prezzi accettabili, bellissimo nell'architettura, con giardini magnifici, piante tropicali, uccelli nei prati. Decidiamo di scendere a piedi fino in centro, animati da grande curiosità: difficile sarà poi risalire, ma non ci pensiamo più di tanto. Che dire? Dopo San Cristobal della Laguna restiamo storditi da ciò che ci circonda, dai negozi multimarca, dai grattacieli che svettano sul lungomare, in un disordine architettonico che non ci aspettavamo. Avevo letto di un centro storico dove si respira un fascino antico che, sinceramente, non vedo. Squallore, ecco il termine giusto per definire l'atmosfera di Puerto de la Cruz. Un po' di sporadica bellezza resiste, tuttavia, in qualche stradina acciottolata e nelle piazzette alberate come la Plaza del Charco, o se si entra nella bella Iglesia de Nuestra Senora de la Pena de Francia; o se si raggiunge la minuscola spiaggia sul porto. Poi solo friggitorie, locali con aria condizionata a palla (fuori non si superano i 30 gradi), trappole per turisti, sporcizia. Tutto pensato esclusivamente per un turismo d'assalto, senza alcun rispetto per l'importante passato di città portuale del posto. Per vedere il Lago Martianez, opera del famoso Cesar Manrique, è necessario pagare il biglietto di ingresso e, una volta lì, ti ritrovi dinanzi a una grande piscina con da un lato l'Oceano e dall'altro i grattacieli: e poi solo una marea di bagnanti che si tuffa, tra grida e schiamazzi. Meno male che il nostro hotel non è in centro!
Nonostante questo, riesco a scattare qualche foto quando è l'ora del tramonto. Un angolo del porticciolo, il cielo che si tinge di rosso... "Que vous cherchez?", chiederebbe qualcuno. Beh, gli risponderei che Puerto de la Cruz assomiglia troppo a ciò che abbiamo stabilito di evitare nel nostro viaggio sull'isola: il pueblo che vive solo di turismo, il caos e la dispersione. I locali con musica rumorosa, il ristorante dove, se chiedi se il pesce è fresco, ti rispondono che, sull'isola, di pesce così non se ne trova più (sic!). Poi solo un susseguirsi di bancarelle, venditori ambulanti, molta paccottiglia, plastica perfino sui rivestimenti dei palazzi... Anche no...
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| Puerto de La Cruz |
Il giorno dopo ci dirigiamo verso
Buenavista del Norte, l'ultimo paese del nor di Tenerife, oltre il quale c'è la fortezza rocciosa del massiccio del Teno: che differenza, che armonia, che pace! La piazza alberata, il bar dove bere dell'ottimo caffè, costruzioni di non più di tre piani, nessuna difficoltà di parcheggio, aria tersa e gli alberi della fiamma (delonix regia) lungo i marciapiedi, bellissimi, come tutta la vegetazione presente sull'isola. Un pueblo semplice, senza nessuna pretesa di essere turistico, a misura d'uomo.
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| Il drago millenario sullo sfondo |
A
Icod de Los Vinos, famosa per la sua tradizione vinicola, andiamo a vedere
l'albero del Drago, venerato dai Guanci ed alto circa 20 metri, per un diametro di 25. Spettacolare, così come è molto interessante la passeggiata nel giardino botanico (Parco del Drago, costo d'ingresso 5,00 euro a persona
https://www.ciaoisolecanarie.com/musei-e-visite-di-interesse/tenerife/parque-del-drago-milenario/), dove la cartellonistica racconta le vicende del popolo "aborigeno" (così chiamato in modo dispregiativo) che abitava l'isola prima che gli spagnoli la invadessero. Agricoltura, viticoltura, pesca: un mondo oggi scomparso che non va dimenticato.
La Orotava ci accoglie con le sue strade curatissime, i suoi panorami e la splendida casa-museo de
Los Balcones. Si tratta di un edificio risalente al 1632, che gode dell'architettura tipica canaria e i cui interni sono stati arredati in stile ottocentesco. Anche qui, un salto indietro nel tempo, rilassante e suggestivo. Mangeremo un'ottima paella e papas arrugadas nel delizioso ristorante dell'hotel
Jardin secreto (https://hoteljardinsecreto.es), assolutamente consigliato per la sua atmosfera raccolta ed elegante.
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| Casa de Los Balcones |
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| Interni della casa de Los Balcones |
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| Hotel Jardin secreto |
Facciamo una rapida sosta a Garachico, dove decideremo di trascorrere tre notti una volta lasciata Puerto de La Cruz.
Prima, però, ci attende il Teide. Un'esperienza da non perdere, suggestiva: il mare di nuvole lungo la strada, l'atmosfera rarefatta e lunare. Tenerife, nonostante la presenza di molte bocche vulcaniche, è il Teide. Alto 3715 metri, ancora attivo e pericoloso, deriva il suo nome dal termine aborigeno Echeyde, che vuol dire inferno. E' la montagna più alta di tutta la Spagna e il terzo vulcano più alto del mondo.
Meno male che, dopo il caos di Puerto de La Cruz,
Garachico ci accoglie con la sua eleganza, i bei negozi, le stradine acciottolate, l'affascinante piscina naturale di lava pietrificata del Caletón, l'interessante Museo di Arte contemporanea
, situato nell'ex Convento di Santo Domingo e, soprattutto,
La quinta Roja, un edificio storico del 1600 gestito dalla magnifica Paloma Moreira (
https://quintaroja.com/). E' qui che dormiremo e ceneremo nell'ottimo ristorante
Silogia.
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| Garachico |
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| Frittura di pesce a Garachico, da "Aristides", nella piazza principale |
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| Garachico |
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| Hotel La quinta roja |
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| El Caletón |
Garachico è un pueblo bellissimo, pieno di storia e ricco di tradizioni. Il suo patrimonio architettonico risale al XV secolo e la città è stato dichiarata di interesse culturale già nel 1994, come complesso storico. E' stata a lungo il porto commerciale più importante di tutta Tenerife, sin dall'arrivo degli spagnoli; tra il 5 e il 14 maggio 1706 il vulcano Trevejo eruttò, distruggendo il porto e parte delle abitazioni. Il destino di Garachico, da quel momento in poi, cambiò drasticamente.
Al Caletón sono riuscita a fare un magnifico tuffo nelle piscine naturali. Evitando le ore centrali, ci si può stendere al sole e stare tranquilli; non ho disdegnato la piscina comunale (E.3,00 a persona è il costo d'ingresso), riempita con acqua di mare e dove si possono fare ottime nuotate.
Le ore più rilassanti del viaggio le abbiamo trascorse proprio a Garachico, mangiando meglio che in altre parti dell'isola. Da visitare, l'interessante Cultural Space Caja Canarias (
https://www.cajacanarias.com/espacio-cultural-garachico/), che espone opere (bellissime) di artisti canari.
Subito dopo, ci attendeva l'hotel a Puerto de Santiago, luogo scelto per esplorare parte del sud ovest di Tenerife per evitare le spiagge rinomate, gli albergoni a venti piani e il traffico congestionato. Abbiamo eluso la famosa Masca: curve strette e tornanti non fanno per me, purtroppo! Si poteva però, da Santiago del Teide, raggiungere il paesino che, dicono, è davvero suggestivo.
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| Ancora Garachico |
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| Puerto de Santiago |
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| Playa Arena |
Rispetto a Puerto de La Cruz, Puerto de Santiago è un luogo raccolto, capace di offrire splendidi tramonti, buone passeggiate e una spiaggetta, Playa Arena, ottima per fare il bagno; un altro posto dove scendere al mare è la caletta di roccia nella zona di Las Bajas, a ridosso dell'hotel Barcelò: è più scomoda, ma ha acque più belle e, da lì, si possono vedere, in tutta la loro maestosità, le scogliere di Los Gigantes. I Guanci ritenevano che, in quel luogo, il mondo finisse...
Peccato che il nostro hotel spari musica a palla nel pomeriggio e - a parte una bella piscina - abbia camere che ricordano un ospedale ;-)...
"Chipirón" (chipironcafe.com), però, è un localino che offre ottime tapas fino alle quattro del pomeriggio e pesce fresco: consigliato!
Confesso di non essere rimasta colpita da Puerto de Santiago e che, rivivendo il viaggio a ritroso, non la sceglierei per una sosta.
Il nostro giro dell'isola si conclude dopo tredici giorni proprio da dove siamo partiti: sosteremo una notte al El Médano, sempre nello stesso hotel: vento, surfisti, tutto il fascino di un borgo di pescatori e della Montana Roja, antico cono vulcanico alto 171 metri, che domina la riserva naturale sottostante. A El Médano sbarcò Magellano per fare rifornimenti nel 1519, prima di proseguire la sua circumnavigazione del globo. Oggi, El Médano è una località molto rinomata per i suoi venti forti e costanti ed è meta di surfisti che la raggiungono da tutto il mondo.
In sintesi, Tenerife è un luogo estremamente affascinante, caratterizzato da un microclima eccellente, ma molto variabile. Chi decide, come noi, di sostare a nord, deve adattarsi a caligine - o anche calima -, pioggerella, nuvole e bagni sporadici in spiagge non indimenticabili. Ovunque, spostandosi, si avverte la presenza dei Guanci, gli antichi abitanti, dei quali è giusto approfondire la storia; il Museo di Santa Cruz espone le loro mummie e molti oggetti che ne raccontano la vicenda umana.
L'isola offre luoghi interessanti soprattutto al nord, ma io eviterei Puerto de La Cruz. In base all'esperienza fatta, sosterei più tempo al El Médano, che conserva ancora l'aspetto di un porticciolo di pescatori. Eluderei (come abbiamo fatto) le zone inflazionate dal turismo selvaggio, dove regnano i grattacieli, i palazzi glitterati, i problemi di parcheggio e dove si mangia generalmente male. Sceglierei solo case rural e dimore storiche per dormire, che hanno costi simili alle catene alberghiere, ma che consentono di entrare davvero nello spirito del posto.
Sentivo da più parti che, dato il rialzo generale dei prezzi, gli italiani che si trasferiscono a vivere a Tenerife sono sempre meno. E' vero, i lidi sono ancora molto economici (un ombrellone e due lettini, a Las Teresitas, hanno un costo complessivo di E,6,00), ma i ristoranti mostrano menù dai prezzi elevati e l'acqua costa più della birra. Questo potrebbe garantire una minore devastazione del territorio e una qualità di vita migliore, per coloro che vi risiedono da tempo.
Consiglio di visitarla? Assolutamente sì, ma evitando gli albergoni a 20 piani, parlando con la gente del posto; informandosi sulla storia dei villaggi e degli artisti locali, approfondendone l'anima; fotografandone la natura, la varietà delle sue piante straordinarie, la bellezza dei giardini botanici. Assorbendo a pieni polmoni l'energia del Teide e dell'Oceano!
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