Antonella Totty Rosa e il regno della libertà



Antonella Totty Rosa è un'anima complessa, affascinante. Da tempo volevo rivolgerle alcune domande per la rubrica Interviste resistenti. Assieme curiamo una pagina facebook e IG denominata Helgoland (https://www.facebook.com/Helg.land/) che si dedica a recensire testi e a organizzare incontri con autori, unitamente a gruppi di lettura. Operatrice culturale instancabile, Antonella è mossa da una passione autentica per l'Arte, soprattutto per la poesia. Lettrice forte, bellissima penna, si occupa della comunicazione per la Fondazione  Gerardino Romano (https://www.fondazioneromano.it/) ed è esperta nella progettazione e nella gestione di contenuti web e social; inoltre è redattrice per il periodico "Quasimezzogiorno"  https://www.quasimezzogiorno.com/author/rantonella/  e alcuni suoi aforismi sono apparsi sull'agenda Book Pusher della Perrone Editore. Dirige, altresì, la nuova collana editoriale Meteore della ESI (Edizioni Scientifiche italiane). Di recente, nel cuore del Sannio, ha curato la rassegna culturale Atlante delle Nuvole - incontri con la poesia contemporanea.


Se potessi definirti con tre aggettivi, quali useresti?

Energica, passionale, indipendente. Ne aggiungo anche un quarto: testarda! Nata sotto il segno dell’Ariete, questo aggettivo non può mancare nella scelta per descrivermi.

Come nasce, in te, la passione per la Poesia?

L’amore immenso che nutro per la Poesia nasce con me, istintivamente mi viene da risponderti così. È un sentimento che non sempre riesco a collocare in una precisa definizione. È un richiamo ancestrale, una necessità vitale, un costante nutrimento per la mia anima. Sul mio comodino, come sai, la pila di libri comprende più volumi di poesia che di narrativa, sia di autori classici che contemporanei. Anche se, devo dirlo, una preferenza la coltivo. È per la meravigliosa Anna Achmatova: poeta ostinata, coltissima, rivoluzionaria.

Il tuo rapporto con i libri qual è? La tua camera da letto è un mondo: testi ovunque, come  fossero un rifugio.

Il mio rapporto con i libri è materiale, oserei dire “fisico”. Devo possederli. Li vivo intensamente, con sottolineature, post-it colorati, annotazioni sparse lungo i margini bianchi. Ogni lettura comincia con un piccolo rito: segno la data e il motivo per cui lo leggo. E il nome della persona che me lo donato, se è un regalo. Mi piace lasciare una qualsiasi traccia di questa “relazione”. Tra l’altro, non mi fanno mai sentire sola, nei libri trovo conforto e ispirazione. Sono disseminati ovunque, in ogni angolo della casa. Più che un rifugio, sono rivelazioni. Svelano, dicono, raccontano… 

Parlami dei tuoi autori preferiti e di come hanno influenzato la tua anima.

Il mio principale riferimento sono i classici, non si può prescindere da essi. Sono libri che, come sosteneva Calvino, non hanno mai finito di dire quel che hanno da dire. E a volte mi capita di sfogliarli per riportare alla mente particolari suggestioni. L’amato Bardo e Dostoevskij, in primis.  Altro autore degno di nota (che amo molto) è Julio Cortázar: scrittore, poeta, critico letterario, saggista e drammaturgo argentino naturalizzato francese. La sua opera è difficile da inquadrare in una sola etichetta perché fonde il fantastico, l'esistenziale e l'ironia in modo estremamente innovativo. Nei suoi scritti ritrovo tutto il mio “sentire”, una perfetta consonanza tra il tangibile e l’immaginario. Una delle sue pagine più conosciute è la descrizione di un bacio appassionato, presente nel capitolo 7 del romanzo Rayuela. Il testo descrive il gesto di toccare una bocca con un dito, disegnandone il contorno, per poi far incontrare le labbra dei due amanti in un'esperienza di fusione e condivisione. È tra le pagine più liriche e sensuali che abbia mai letto. Intense anche le sue poesie, la casa editrice SUR le ha raccolte in un unico volume dal titolo “Oltre il crepuscolo” (edizione del 2022). 

Ti occupi da anni, per conto della Fondazione Geradino Romano, dell'organizzazione del Premio di poesia Marco Di Meola. Cosa vuol dire operare in modo tanto attivo nel mondo della poesia?

Questo è un tema che mi sta molto a cuore, come il premio dedicato a Marco Di Meola, giovane cerretese di talento scomparso all’età di 28 anni. La Fondazione Gerardino Romano di Telese Terme promuove questo concorso dal 2019, il motivo è insito nella volontà di favorire la poesia quale strumento di conoscenza, di educazione alla bellezza, di comunicazione che si apre alla terra d’origine e la valorizza interpretandola attraverso il linguaggio dell’arte poetica. Non solo. In collaborazione con il prof. Nicola Sguera, la scorsa primavera abbiamo ideato la prima rassegna sulla poesia contemporanea, intitolata “Atlante delle nuvole”. L’intento è stato quello di costruire sia un percorso di riflessione che ha posto in luce il valore della parola poetica in un contesto dominato da logiche di mercato e dalla frenesia dell’informazione digitale, sia di aver consentito ad un pubblico, che sappiamo essere di nicchia, una conoscenza diretta con quanto si sta elaborando nel mondo della poesia contemporanea. Mai come in questi tempi “liquidi”, in cui tutti scrivono (e pochi leggono), curare l’organizzazione di queste iniziative mi ha permesso di entrare in contatto con autori/autrici che vivono su tutto il territorio nazionale, ma di scoprire anche sensibilità non comuni, il cui talento mi ha fatto comprendere quanto sia determinante riuscire a distinguere (per quel che si può) tra chi possiede una vera vocazione e chi, invece, è un simpatico e loquace parolaio. Il quid è quel “segreto” connaturato alle parole: c’è chi manipola il linguaggio e gioca con i versi per catturare un pubblico; chi, invece, segue una “musica interiore” che guida la sua ispirazione. In questo caso la parola non è alterata, non è urlata, si compenetra al mistero che “la anima”. Il vero poeta dona a chi legge (o a chi lo ascolta) quell’attimo di stupore che ci “illumina d'immenso”. Non è un saper scrivere in maniera orizzontale, o un andare a capo, è una "istantanea morte" che trafigge donando bellezza. 

Perché leggere? Che ruolo può avere oggi, nel nostro tempo così liquido, la lettura?

Pur se viviamo in un mondo dominato dalla tecnologia, continuo ad avere fede nell’esperienza della lettura come esperienza del potere delle parole. Come sai, leggere per me non è una distrazione, non è una moda, non è una forma di intrattenimento. Richiede tempo, silenzio, introspezione. Giuseppe Montesano – scrittore italiano, docente di filosofia e traduttore –, nel suo appassionato pamphlet “Come diventare vivi: vademecum per lettori selvaggi” (nuova edizione Bompiani) ci rammenta che “aprire un libro vuol dire entrare nel regno della libertà. Il lettore disposto a lasciarsi cambiare dai libri che incontra, pronto a nascere e ad amare di nuovo a ogni pagina, è un lettore selvaggio: nell'avventura ha da perdere solo la sua prigionia, e ha tutta la vita da guadagnare”. Mi sembra un ottimo suggerimento. “Basta volerlo, e cominciare”.

Chiudo questa nostra chiacchierata con una poesia di Mía Gallegos, poeta costaricana, il cui titolo è un gioco sul suo nome di battesimo e sull’aggettivo possessivo: Mia di nessuno, mia di me.


Mia di nessuno. Mia di me.

Senza una biografia.

Dolce. Quasi acida.

Con un destino tracciato

in una croce.


Mia di nessuno,

di nessuno, nessuno, nessuno, nessuno.

Avvinghiata alla dolcezza

come all’unico pane che non conforta.

Mia di nessuno. Mia di me.

Senza aria. In ombra.

Lascia che il tempo passi.

Lascia che la vita passi.

Lascia che l’amore passi.

Lascia che la morte passi.


Mia senza biografia e senza antenati.

Senza radici.

Né santa

né puttana.

Mia di me.

Con Antonella e i nostri amati libri



Commenti

Post popolari in questo blog

Sifnos e Serifos, così vicine, così lontane

Da Malaga ad Almeria, coast to coast: cosa vedere in una settimana

Melania Petriello: ovvero il potere delle storie e la dilatazione del tempo