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Filomena Grimaldi è 'Controvento'

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Mi è piaciuta così tanto l'auto-presentazione di Filomena Grimaldi , in occasione della cena-baratto beneventana organizzata presso la Libreria Masone lo scorso venerdì, che ho voluto riportarla qui sotto. Lei, di mestiere, fa la libraia, e ha occhi che tradiscono una grande determinazione. Ascoltarla, tra i brindisi e il cibo cucinato in allegria, mi ha molto stimolato. Questa ragazza è l'esempio concreto di come ci si possa reinventare, a dispetto di ogni difficoltà, una nuova vita. La sua esperienza è incoraggiante per tutti noi e per i tanti giovani in cerca di un posto nel mondo. Nella foto, un momento della serata " Mi chiamo Filomena Grimaldi e faccio la libraia. Ho iniziato quando studiavo all’università nel 2000 a Perugia, la prima libreria che mi ha accolta è stata l’Agenzia Einaudi. Si lavorava senza pc, si studiava il catalogo e lo scaffale e i clienti venivano curati uno alla volta. Ancora oggi, dopo tanti anni, quell’esperienza all’Einaudi rappresen...

Cocki

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Così, te ne vai. Guardo le tue belle spalle, la nuca che baciavo quando eri bambino. In quest'amore imperfetto (quello che fa le madri innamorate), ti osservo. Come al solito, per me, il colpo arriva dopo . Quando ormai il treno separa il tuo corpo dal mio e mi manca quel tuo abbraccio così tenero, ultimamente. Da questa sottile sofferenza, da questa malinconia senza contorni, non ho assolutamente riparo. E non mi voglio neppure difendere. Lungo la strada, mentre torno a casa, ripenso ai volti perduti, alla voce di mia nonna, alla mia infanzia trasognata. Apparentemente non c'entra nulla. E invece so che tento di mischiare tutti i distacchi in uno solo , per darmi la forza di accettare questa tua età adulta, lo sguardo che s'alza al di là del mio. Ti amo, e così ti lascio andare libero nel mondo. Così, magari, non cercherai una madre in tutte le donne che incontrerai e saprai amare davvero, almeno tu.

Il Santo Natale

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Eccolo che arriva, quest'altro Santo Natale, con quel 'santo' in maiuscolo, così stucchevole e estraneo. O forse solo infantile. Ancora invidio (si fa per dire) quelli che sanno delegare : e dire che ci ho provato anch' io, ma mai fino in fondo sono stata capace di far dipendere da un sacerdote, da uomo o da un amore la mia identità. Una sera d'inverno, a Roma, passai sotto una palazzina e mi trovai a sbirciare, in alto, le finestre iluminate dalle luci calde, immaginando il tepore delle vite degli altri. Avevo diciotto anni. Erano esistenze che pensavo lineari, fatte di accondiscendenza, del desiderio di piacere a tutti. Vite non irrequiete, dove gli scopi sono giusti, e minimi, e quasi sempre concreti. Mi fecero paura, quelle vite, a immaginarle. Ho visto qualche sera fa l'ultimo film di Woody Allen : il protagonista maschile era infelice, perché non voleva illusioni e aveva scelto di vedere le cose per quel che erano. Almeno, di provare ad avere uno sguar...

Palermo, nonostante

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A Palermo tutto langue, sospira. La ripresa sembra lontanissima. Il palazzo semi crollato che sorge dinanzi al Comune, nella Piazza della Vergogna, é l'emblema di ciò che ancora la città patisce. Immagini del mercato di Ballarò  Ballarò. Le foto sono mie, ndr. Per capirla, questa Palermo disincantata, occorre abbandonare la zona periferica  o la nuova area residenziale e dirigersi dentro il suo cuore più autentico. Innanzitutto Ballarò, quartiere in mano agli africani, agli immigrati, territorio di spaccio, prostituzione. Al mattino, il suo mercato ancora resiste. Con le verdure, gli odori, il pesce messo sui banconi, in bella esibizione di sé. Mi dicono che non ci si trovi più la buona mercanzia di una volta e che manchi la ressa festosa dei tempi andati. La trappola della grande distribuzione, così poco sana e assai poco certificata, ha colpito anche la Sicilia. Dove perfino a Pachino i pomodori arrivano dalla Tunisia. La Vucciria ritratta ...

Un uomo senza una donna

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 ... Io so che cosa vuol dire un uomo senza una donna, credere in una, essere di una, eppure non averla, passare anche anni senza che tu sia uomo con una donna, e allora prenderne una che non è la tua ed ecco avere, in una camera d'albergo avere, invece dell'amore, il suo deserto. Questo, tra i deserti, è il più squallido; non di una vita che manca, ma di una vita che non è tale. Avevi sete, e tu puoi bere; l'acqua c'è. Avevi fame e puoi mangiare; il pane c'è. C'è la fonte, e i palmizi intorno, simile a quello che cercavi. Ma è solo simile alla cosa, non è la cosa. Che volevi?, io mi dico. Mangio, ed è terra che mangio, non pane. Bevo, ed è terra che bevo. Rimango chino sul letto che ho davanti; e una volta non mi spogliai nemmeno; fumai tutto il tempo, appoggiato alla spalliera, dinanzi a quel deserto. L'uomo ricorda la sua sete. Oh sete!, io penso. Mi sono dissetato, ma ho sete ancora; io non ho che sporcato la mia sete.  E chino s...

'U Magazzeo, l'osteria slow food

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Mangiare potrebbe essere un modo per "resistere". Oggi il cibo avvelena chi può, lo sappiamo. Così mi stupisco sempre quando incontro persone come Alessio Cavoto, che ha trentaquattro anni e un'idea precisa di filiera corta, slow food, sostenibilità. Nel suo ristorante, a un passo dal centro storico di San Marco dei Cavoti (Bn),  'U MAGAZZEO , offre prodotti di stagione, certificati, e un menù che varia ogni volta, per garantire agli avventori cibo di qualità. Alessio è un fiume di parole, nel raccontarmi la sua avventura nella ristorazione, iniziata dieci anni fa. Mi dice che ha viaggiato, che ha avuto modo di confrontarsi con altri ambienti, che crede nel cibo sostenibile e non segue le mode, il business. Sostenibili sono i suoi contatti con i fornitori, coerente è la ricerca culinaria. "Saper dire di no è diventata la cosa più difficile: il guadagno è la regola, mentre offrire qualità può, in qualche modo, modificare la domanda, os...

"Il giovane favoloso", di Mario Martone

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Per tutta la durata del film vaghiamo inquieti da Recanati fino a Napoli, nel buio dei vicoli, tra i lazzari: con noi,  un 'ragazzo favoloso', accompagnato da Antonio Ranieri, suo alter ego, spalla, sostegno, sempre affianco. Poi, alla fine del film, siamo sotto le pendici del Vesuvio, quando a Leopardi è chiara la visione di se stesso - e di noi tutti - così minimi e perduti: piante di ginestra, che lottano, s'arrampicano, esplodono al sole. Un bel film, con qualche ombra e forse non all'altezza di 'Morte di un matematico napoletano', ma l'imperfezione lo rende ancora più struggente. Ricordo alcune frasi di Citati, a proposito di Leopardi , nella biografia che gli dedicò anni fa e che trovai complicata e ostica da leggere, per addetti ai lavori. Ma la descrizione del poeta, fatta da Citati, era da brividi. Quel suo esser capace di far sentire gli altri 'importanti', riflesso della sua grandezza solamente : gentile anche di fronte alle mesc...