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Lisboa, mio amore

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Vista dall'Elevator de Santa Justa @copyright Tullia Bartolini  Della Lisbona di circa vent'anni fa ricordo soprattutto l'odore di cipolle fritte tra i vicoli del Rossio, un odore oggi scomparso, assieme alla voragine del palazzo distrutto da un incendio in Rua Garrett. Lisbona, nel 1994, venne scelta come capitale della cultura europea e sembrava scalpitare, voler uscire dall'isolamento esotico in cui la si immaginava, anche in virtù del suo nome, pronunciato con  la 'esse' arrotondata.  Me ne innamorai perdutamente. Era il mio primo vero viaggio con A., l'estate atlantica inondava il cielo di luce e l'azzurro costringeva ad alzare gli occhi oltre le guglie e i pinnacoli delle costruzioni manueline, ben piu in alto dei palazzi dell'Avenida. Oggi ho ritrovato una Lisbona più vivace, meno ritrosa, fascinosa ma più europea, omologata, nei negozi come nei locali, ad altre mete conosciute. Conservo ancora le foto di quel viagg...

La Valletta (Malta) - cosa vedere in pochi giorni

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P ochi giorni per un viaggio lampo ... e la scelta cade su Malta. La Valletta  ( capitale della cultura europea per il 2018 ) si raggiunge dopo un volo di novanta minuti da Roma. In mezz'ora dall'aeroporto, percorrendo strade intasate dal traffico, tra semafori lampeggianti, in un continuum di case, piccoli capannoni, rimesse, officine, si giunge nella capitale. Il taxi ci lascia davanti all'Auberge di Siviglia, in una piazza che è già un piccolo incanto. Percorriamo la strada pedonale che porta all'albergo e passiamo dinanzi al palazzo che ospitò l'ingrato  Napoleone Bonaparte. Qui a La Valletta le vie hanno quasi tutte nomi inglesi: Old Bakery Street , Republic Street . Ma si sente ovunque odore di cumino e molti visi portano le tracce di un passato fatto di invasioni, colonizzazioni e coesistenze avvenute attraverso i secoli. I tratti somatici degli abitanti  dell'isola potrebbero essere simili ai nostri, ma anche a quelli inglesi, o magari arabi. Il l...

Napoli

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@Mario Spada Passano le voci nei vicoli, tra i panni stesi e i clacson. Non mi fido di nessuno e sono abbagliata da tutti, dalle voci che si arrotolano ed escono da bocche sdentate, vomitate da visi smunti, dalle labbra di donne oscene, lo smalto rosso brillante, la pelle urticata. Dove vado, dico, persa nella fila indiana che attraversa Via Marina, di fronte a me il Maschio sgranato di grigio nel cielo fosco, imponente come una menzogna - dove vado, il tempo non mi basterà per vedere tutto, con questa smania di voler capire cosa nasconde ogni vita, nel fondo cupo degli occhi, nelle parole che cadono come frutti vuoti. Le frasi che tradiscono dolorose aspettative, i canti di sirena che illudono l'esistenza e la fanno impavida come non sa essere.

"La mannaia" di Paola Presciuttini

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Credo che uno degli indicatori certi della potenza di un romanzo sia il fatto che i suoi protagonisti ci restino ‘dentro’ a lungo, anche a lettura finita. A me questo è certamente accaduto con “La mannaia”, di Paola Presciuttini, scrittrice toscana della quale avevo già apprezzato “Trotula”, anch’esso edito da Meridiano Zero, dove si narravano le vicende della prima medichessa della storia. Una sfida non facile, per l’autrice, affrontare il tema della peste che colpì l’Italia nel 1348 , giungendo nella dilaniata Firenze, già sfiancata da un’imponente carestia e da faide interne. La mannaia non risparmia nessuno: poveri, ricchi, orfani, notabili. Avanza con voracità impressionante, stana i sentimenti più reconditi, rende cattivi ed egoisti, tirando fuori, da ognuno, i peggiori istinti, in una lotta alla sopravvivenza che non salva neppure i rapporti tra madri e figli. Ed è appunto contro la meschinità umana che la Presciuttini punta il dito, riconoscendo alla peste il ruolo ...

Occidentali's karma

L'immagine del gruppo di turisti occidentali, bianchi e obesi, che avanza a testuggine dinanzi agli abitanti di un paesino indiano (Pune?), i piedi fasciati da buste di plastica per evitare il contatto col terreno (c'è l'obbligo di camminare scalzi), lo sguardo basso come per non essere contaminati. Brutti, spauriti, malati, chiusi. Una metafora dell'Occidente.
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É la mancanza di senso di cio' che si vive nel momento in cui lo si vive che moltiplica le possibilità di scrittura. A.Ernaux Cosa racconta, in definitiva, Annie Ernaux? Anni di vita ordinaria, in cui riesce a scavare con una lucidità importuna. Sei tentato di lasciare la lettura, ti pare di non capirne lo scopo. E invece, a un tratto, ecco la rivelazione: nel racconto di un'esistenza che non è la tua, appari tu, con i tuoi inciampi e la tua ricerca di senso, con il tuo smarrimento dinanzi all'apparente insignificanza di tutte le cose.

"Eterna Spagna", di Marco Cicala

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Insieme di aneddoti gustosi, di curiosità, immagini di luoghi (spesso reconditi o poco conosciuti), storie e personaggi ispanici,   “Eterna Spagna” di Marco Cicala (Neri Pozza Editore) è un saggio che regala molto ai suoi lettori. Consiglio di tenerlo sempre a portata di mano, soprattutto (ma non solo) se si ama la Spagna, il suo territorio, i suoi autori e le sue vicende. Io (che la Spagna la adoro ) mi ci sono immersa con curiosità e piacere. Rivedendomi nelle regioni visitate o immaginandomi in quelle che mi piacerebbe vedere prima possibile. Ma anche i luoghi noti – quelli dove tutti abbiamo, almeno una volta nella vita, messo una bandierina - vengono presentati in modo inusitato: penso alla Salamanca di De Unamuno, percorsa virtualmente assieme all’artista e alle sue manie, tra cui quella di creare origami in maniera compulsiva. Attraverso testimonianze esclusive e interviste, le vite più complesse (per esempio, quella di Francisco Franco), vengono interrogate e dipanate...