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Napoli

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@Mario Spada Passano le voci nei vicoli, tra i panni stesi e i clacson. Non mi fido di nessuno e sono abbagliata da tutti, dalle voci che si arrotolano ed escono da bocche sdentate, vomitate da visi smunti, dalle labbra di donne oscene, lo smalto rosso brillante, la pelle urticata. Dove vado, dico, persa nella fila indiana che attraversa Via Marina, di fronte a me il Maschio sgranato di grigio nel cielo fosco, imponente come una menzogna - dove vado, il tempo non mi basterà per vedere tutto, con questa smania di voler capire cosa nasconde ogni vita, nel fondo cupo degli occhi, nelle parole che cadono come frutti vuoti. Le frasi che tradiscono dolorose aspettative, i canti di sirena che illudono l'esistenza e la fanno impavida come non sa essere.

"La mannaia" di Paola Presciuttini

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Credo che uno degli indicatori certi della potenza di un romanzo sia il fatto che i suoi protagonisti ci restino ‘dentro’ a lungo, anche a lettura finita. A me questo è certamente accaduto con “La mannaia”, di Paola Presciuttini, scrittrice toscana della quale avevo già apprezzato “Trotula”, anch’esso edito da Meridiano Zero, dove si narravano le vicende della prima medichessa della storia. Una sfida non facile, per l’autrice, affrontare il tema della peste che colpì l’Italia nel 1348 , giungendo nella dilaniata Firenze, già sfiancata da un’imponente carestia e da faide interne. La mannaia non risparmia nessuno: poveri, ricchi, orfani, notabili. Avanza con voracità impressionante, stana i sentimenti più reconditi, rende cattivi ed egoisti, tirando fuori, da ognuno, i peggiori istinti, in una lotta alla sopravvivenza che non salva neppure i rapporti tra madri e figli. Ed è appunto contro la meschinità umana che la Presciuttini punta il dito, riconoscendo alla peste il ruolo ...

Occidentali's karma

L'immagine del gruppo di turisti occidentali, bianchi e obesi, che avanza a testuggine dinanzi agli abitanti di un paesino indiano (Pune?), i piedi fasciati da buste di plastica per evitare il contatto col terreno (c'è l'obbligo di camminare scalzi), lo sguardo basso come per non essere contaminati. Brutti, spauriti, malati, chiusi. Una metafora dell'Occidente.
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É la mancanza di senso di cio' che si vive nel momento in cui lo si vive che moltiplica le possibilità di scrittura. A.Ernaux Cosa racconta, in definitiva, Annie Ernaux? Anni di vita ordinaria, in cui riesce a scavare con una lucidità importuna. Sei tentato di lasciare la lettura, ti pare di non capirne lo scopo. E invece, a un tratto, ecco la rivelazione: nel racconto di un'esistenza che non è la tua, appari tu, con i tuoi inciampi e la tua ricerca di senso, con il tuo smarrimento dinanzi all'apparente insignificanza di tutte le cose.

"Eterna Spagna", di Marco Cicala

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Insieme di aneddoti gustosi, di curiosità, immagini di luoghi (spesso reconditi o poco conosciuti), storie e personaggi ispanici,   “Eterna Spagna” di Marco Cicala (Neri Pozza Editore) è un saggio che regala molto ai suoi lettori. Consiglio di tenerlo sempre a portata di mano, soprattutto (ma non solo) se si ama la Spagna, il suo territorio, i suoi autori e le sue vicende. Io (che la Spagna la adoro ) mi ci sono immersa con curiosità e piacere. Rivedendomi nelle regioni visitate o immaginandomi in quelle che mi piacerebbe vedere prima possibile. Ma anche i luoghi noti – quelli dove tutti abbiamo, almeno una volta nella vita, messo una bandierina - vengono presentati in modo inusitato: penso alla Salamanca di De Unamuno, percorsa virtualmente assieme all’artista e alle sue manie, tra cui quella di creare origami in maniera compulsiva. Attraverso testimonianze esclusive e interviste, le vite più complesse (per esempio, quella di Francisco Franco), vengono interrogate e dipanate...

Arturo Belluardo a Benevento, sabato 2 dicembre

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Partecipazione affollata alla presentazione a Benevento di "Minchia di mare", opera prima di Arturo Belluardo. Un romanzo da leggere, per lo sperimentalismo linguistico che lo anima, per quanto si ride (amaro) e perché nel protagonista - l'adolescente Davide Buscemi - ognuno di noi può identificarsi. L'adolescenza è forse un'età dalla quale è impossibile uscire 'vivi', sembra dirci l'autore. Se nulla apparentemente accade, nella vita di Davide (che ama i supereroi e si sente prigioniero di suo padre, della provincia asfittica in cui vive, dei formalismi biechi degli adulti), in realtà è già accaduto tutto: Davide ha visto di che pasta sono fatti gli umani, e la disillusione prende il posto dell'incantamento. Tutto 'siciliano', questo libro: per la sua capacità di leggere il reale in modo netto e senza patetico; per lo sguardo lucido su cose e persone; per quanto il linguaggio usato sa dire, nel suo dialetto, affidandosi a pochi aggetti...

"Minchia di mare" a Benevento

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Siracusa, primi anni ’70. Un ragazzino cresce all’ombra di un padre terribile. Sullo sfondo, l’uccisione di Aldo Moro, il mito della Carrà, la morte di Pasolini, il desiderio di trasformarsi nell’uomo ragno (“Peter Parker…quel caruso un po’ minchia di mare, pigghiato po’ culu dai suoi compagni di scuola”). Il 2 dicembre prossimo, a Benevento, io ed Elide Apice converseremo con Arturo Belluardo , autore di “Minchia di mare”, edito dalla Elliot. H.17,00, Rocca dei Rettori, Sala dell'Acquedotto.