mercoledì 27 giugno 2018

Costa brava in sette giorni: cosa vedere






Una settimana in Costa Brava, con l'idea di evitare i luoghi troppo frequentati, i locali alla moda e le spiagge prese d'assalto dai turisti. 
Partiamo con un piccolo bagaglio a mano e tanta curiosità. Abbiamo scelto un'auto con navigatore e ci siamo muniti di cartina e di qualche buona lettura per consolidare i nostri percorsi. Abbiamo voglia di scoprire i luoghi dove visse Salvador Dalì e dove la gioventù hippy, negli anni '60, andava a vivere secondo ritmi lenti e trasgressivi...
Dunque si parte, è giugno ed ancora pare non sia scoppiato il grande caldo, neppure in terra iberica...



GIRONA (sabato e domenica) - La base di partenza è stata Barcellona, dopo un volo da Napoli di quasi due ore. Da lì, fittata un'automobile, siamo partiti alla volta di Girona: circa 102 km di autostrada, poco più di un'ora e mezza di percorrenza senza buche, con l'unico inconveniente dei pedaggi autostradali che, qui in Catalogna, si pagano.
Girona è una città medioevale tenuta con grande cura, in estate profuma di tigli ed è disseminata di piccoli locali dove si può mangiare una gustosa paella ma anche empanadas argentine; scegliete con calma dove consumare i vostri pasti, perché i prezzi sono piuttosto alti e non sempre il cibo è di qualità. Noi abbiamo consumato delle ottime tapas al 'Txalaka'. Da non perdere.
Nelle stradine a ridosso dell'incredibile cattedrale, tra le più grandi d'Europa, un'infilata di archi gotici, antichi palazzi, acciottolato, luce soffusa e grande emozione. Bagnata dal fiume Onyar, Girona è una città universitaria circondata da numerosi parchi e ricca di verde. Ovunque si respira un'aria pulita e frizzante. Noi abbiamo dormito in pieno centro, in un bell'hotel comodo e funzionale, parcheggiando poco fuori dall'ingresso alla cittadella storica e svegliandoci presto al mattino per fare colazione in uno dei tanti bar che circondano Piazza dell'Indipendenza.

La cattedrale di Girona

TOSSA DE MAR (lunedì) - Dopo l'incantevole Girona, ci aspetta il borgo fortificato di Tossa de Mar, situato ad appena 38 km di distanza ed abitato da circa 5000 abitanti.
E' una meta ineludibile del viaggio in Costa Brava, dunque tenetela a mente.
Ci siamo trovati di fronte a spiagge incantevoli e a vicoletti affollati di gente, ricchi di deliziosi negozietti e locali dove è possibile mangiare buoni piatti a base di pesce. Stupenda la passeggiata attraverso le stradine acciottolate che portano al Castillo, circondate dalle mura della Città Vecchia. Questi luoghi fecero da sfondo all'amore tra Ava Gardner e Frank Sinatra.

Tra i vicoli medioevali di Tossa de Mar

Ancora Tossa de Mar
Tossa de Mar

PALS
(lunedì) - Dopo aver percorso pochi chilometri di strade interne ben tenute, nell'incantevole scenario della comarca dell'Alta Empordà - la Catalogna è suddivisa in entità territoriali definite comarche - il nostro viaggio prosegue verso Pals, dove si svela, inaspettato e abbagliante, un intatto medioevo: strade, case, pietre a vista, piante, fiori, non una foglia a terra, piccoli bar, una luce che stordisce, Pals è un vero gioiello, recuperato e sottratto all'incuria del tempo. Dista da Girona appena 42 km ed è caratterizzata da ritmi lenti, caratteristici negozi che vendono prodotti locali, deliziosi bar in cui fermarsi a bere qualcosa. La Torre delle Ore, integra e imponente,  svetta tagliando in due il cielo.
Girovagate per i vicoli di Pals per tutto il tempo necessario e senza fretta, non ve ne pentirete.

La splendida Pals



ROSES (lunedì) - Dopo Pals è la volta di Roses, che dista solo pochi km. In passato ha ospitato uno chef internazionale il cui ristorante - oggi chiuso - è stato premiato per ben tre volte come il migliore al mondo. A Roses abbiamo approfittato della pausa per fare un bel bagno in una delle sue spiagge: mare pulito, strutture alberghiere e ville disseminate lungo la costa in modo armonioso, nulla però di indimenticabile. Resta da visitare il suo sito archeologico, vero motivo della nostra visita, ossia la Ciutadella, recinto risalente all'epoca di Carlo V, che ci sorprende per le sue incredibili stratificazioni: basamenti di case romane e medioevali, pozzi, strutture settecentesche. Il piccolo Museo, posto a sinistra dell'ingresso al sito, vale sicuramente la visita.

FIGUERES - Rapida puntatina a Figuerés, situata a soli 28 km da Roses, città senza particolari attrattive nella quale, essendo lunedì, troviamo chiuso il Museo dove sono esposte le opere di Dalì e dove il grande maestro morì e fu sepolto. Cittadina vivace, centro commerciale, ha, come cuore pulsante del centro storico, la Rambla. Mangiamo qualcosa e poi ci dirigiamo verso una meta che attendiamo con ansia: Cadaqués.

Figuerès, Museo Dalì

CADAQUES
- Vi arriviamo in tarda serata, stanchi per il tour de force ma felici. Tira un forte vento di tramontana che, il giorno successivo, fa posto a un magnifico sole. Lasciamo l'auto nel grande parcheggio situato all'ingresso del paese (il costo è di 20,00 euro al giorno), una vera comodità che consigliamo, considerato che, lasciare l'auto in centro, è un'autentica impresa...
Cadaques è una meta conosciuta ai più, bella di una bellezza indiscutibile, posta tra il Mediterraneo ed i Pirenei e ricca di spiagge che costellano la baia. Garcia Lorca e Salvador Dalì passavano in questo luogo le loro vacanze (il padre di Dalì vi possedeva una casa) e si sedevano lungo il molo a chiacchierare e a bere qualcosa. Davanti al mare di Cadaqués nacque forse l'inconfessata passione di Dalì per il poeta.
Negli anni '50 gli hippies convivevano allegramente in questo posto con artisti e intellettuali; il luogo era 'surreale', fascinoso, aspetto che mantiene ancora grazie alle facciate delle case imbiancate a calce, ai vicoli in cui esplodono le bouganville, alle strade che disegnano traiettorie in salita, perdendosi nelle rocce su cui il paese è stato edificato.
Il mare è bellissimo, i ristoranti ottimi, il clima è dolce (quando non soffia la tramontana) e c'è la possibilità di raggiungere in auto Cape de Creus (che è a soli 4 km) , il cui profilo vi ricorderà tutti i quadri di Dalì in cui è rappresentato.


Scorci di Cadaqués



Al mattino (martedì) ci attende la visita a Port Lligat, borgo di pescatori situato a 15 minuti di auto da Cadaques, dove visiteremo la casa di Salvador Dalì, tappa fondamentale del cosiddetto triangolo daliniano. Ci resteremmo per ore. Il sole manda bagliori iridati sulla superficie del mare, il silenzio è rotto appena dalle voci dei visitatori e dei subacquei pronti alle immersioni nelle calette. Port Lligat è il luogo in cui Dalì trascorse cinquant'anni della sua vita, condividendo con la sua Gala le luci e le ombre di una carriera artistica originale e controversa. Cosa tenne legati i due non è dato sapere; forse un rapporto genitoriale e morboso, non sempre limpido, ma pure, forse, una complicità autentica ed anticonvenzionale. Certo, nella casa di Port Lligat (meglio prenotare in anticipo la visita sul sito: https://www.salvador-dali.org/en/museums/house-salvador-dali-in-portlligat/) ci sono ancora i sempreverde con cui Gala amava addobbare i mobili e le tende, come se la padrona di casa avesse lasciato le sue stanze solo da poche ore...

Lo studio del pittore

Di lontano, al centro, la casa di Dalì e Gala, nata da una baracca di pescatori ed ingrandita, nel tempo, grazie a numerosi interventi architettonici

Camera da letto di casa Dalì

Le foto ed i ritagli di giornale con cui Gala tappezzò gli armadi della casa


Cape de Creus

Un'immagine di Gala

PERALADA - Martedì, con calma, partiamo alla volta di Peralada, dove trascorriamo tutto il giorno successivo per riposarci, lasciando la Costa per inoltrarci tra il verde dell'Alta Empordà. 
Peralada è famosa per la sua produzione di vini, per il suo ristorante stellato, che ha sede nel magnifico Castello, per le sue stradine curate, le piccole piazze e le facciate medioevali delle case. Vi troverete panifici, bar, piccole piazze, ed anche il bellissimo Museo diocesano. Pulito, ordinato, questo paese è un esempio del decoro urbano di cui la Spagna è capace e dell'amorevolezza con cui è possibile, volendo, tenere i piccoli borghi. A pochi chilometri dal paese troverete campi da golf ed una meravigliosa SPA, nel caso in cui decidiate di passare la notte in zona facendovi coccolare da un bel massaggio. Da non perdere, un ristorantino che meriterebbe diverse 'stelle': Cà Sagristà (http://es.visitperalada.cat/cal-sagrista-74/).  Ricavato nell'antica sagrestia, offre a prezzi giusti una magnifica cucina in un ambiente raffinato ed originale. Si può cenare in terrazza e godere di un tramonto rosa-azzurro che, da solo, merita la permanenza. 


Ca' Sagristà, Peralada


Il Castello di Peralada
TARRAGONA (giovedì e venerdì) - Usciamo dal percorso fin qui descritto e by-passiamo Barcellona per arrivare a Tarragona (circa 101 km da Barcellona), la Tarraco ricca di romanità e di storia. Antica colonia, base dalla quale Augusto si mosse per invadere la penisola iberica, è una cittadina rutilante e vivacissima.  Facciamo una breve sosta per un bagno a Sitges, rinomata località balneare. Mare senz'altro pulito, ma il paese, che è noto per la sua libertà di costumi, non offre particolari attrattive. Anche Tarragona, al primo impatto, ci delude. Siamo sulla Costa Daurada, si respira un clima diverso, c'è caos, sporcizia, fatichiamo a capire dove sia situato il Casco historico, scopriamo che è posto a Nord Est e che è, sorprendentemente, bellissimo. Tarragona richiede tempo, un largo respiro, va scoperta un po' alla volta. La Cattedrale è il suo capolavoro, col Chiostro e le viuzze medioevali che vi si dipanano. I luoghi della romanità (patrimonio dell'UNESCO) meritano una lunga visita: il Foro, il Circo, l'anfiteatro sul mare, il Castro Pretorio, le mura romane, l'acquedotto fuori città. Insomma, non fermatevi alla prima impressione ma scoprite la città, con i suoi locali e i suoi riti (le verdure condite con la salsa romesco sono una leccornia!). 
Abbiamo avuto la fortuna di assistere agli allenamenti di una squadra dei colles castelleres, pronti per la competizione del 24 giugno. Uno spettacolo nello spettacolo.

Chiostro della Cattedrale di Tarragona
Acquedotto romano, definito il 'ponte del diavolo'

Scorcio della Cattedrale

Circo romano







Il nostro viaggio di una settimana si conclude dunque a Tarragona. Partiamo alla volta di Barcellona per prendere il nostro aereo, in partenza sabato. Ma è solo un arrivederci, eterna Spagna!

venerdì 8 giugno 2018

Premio Benevento Braille 2018 a Fatos Lubonja




Ospite della terza Edizione del Premio Benevento Braille, lo scrittore ed attivista Fatos Lubonja sarà nel capoluogo sannita il prossimo 21 giugno, data del solstizio d’estate.
L’importante scrittore albanese, direttore della rivista "Perpjekia", riceverà, nella Sala Vergineo del Museo del Sannio, il Premio Braille per la sua produzione letteraria e per il suo impegno in favore delle libertà fondamentali. Un nome, il suo, che apre le porte a una collaborazione internazionale tra autori e promotori dell’iniziativa.


Nella foto, secondo da destra, Dario D'Auria

Si deve certamente all’impegno di Dario D’Auria aver saputo dare voce ai diritti dei non vedenti, coinvolgendo in un Premio – che cresce sempre di più - realtà diverse ed eterogenee.
Lubonja, fisico nato a Tirana nel 1941, si è fatto portavoce delle classi albanesi emarginate e delle vittime dei soprusi dei poteri forti, scontando col carcere (ben diciassette anni) il coraggio dimostrato attraverso le sue continue denunce. 

Più in generale, Lubonja si è sempre posto contro l’informazione oggetto di controllo da parte del potere e non ha mai smesso di tenere dritta la schiena. Il regime carcerario comunista di cui è stato vittima, duro e senza sconti, non ha fiaccato la sua determinazione né lo ha allontanato dagli ideali di una sinistra che, spesso, ha purtroppo visto divenire volano delle élite. 

La sua è una voce unica e controcorrente: “Sono convinto che la società civile debba fare da controparte al potere, senza confondervisi. Chi ha detto che il sistema si possa cambiare solo dall’interno?”, ha più volte dichiarato. E’ proprio la ‘tentazione del potere’ che ha provocato  e continua a provocare, secondo Lubonja, molte storture. “Io sono in cerca della libertà e dell’uguaglianza, che non sono né di destra né di sinistra”, ha più volte detto

Autore di numerose opere (“Nel diciassettesimo anno”, "Full coverage”) e destinatario di autorevoli Premi internazionali (tra cui il "Moravia" per la narrativa straniera), Lubonja si pone oggi anche contro il falso mito della ripresa albanese, (“Un’immagine illusoria e schizofrenica”, come la definisce), costruita sempre a scapito delle classi più deboli.

http://www.premioletterariobnbraille.com/