Chiara la coraggiosa, nell'ultimo testo della Maraini

Nell'ultimo romanzo di Dacia Maraini, "Chiara d'Assisi-Elogio della disobbedienza", edito da Rizzoli, c'è una Chiara che cammina scalza, d'inverno come d'estate, a passi svelti, i piedi piagati, percorrendo le stanze del convento di San Damiano.
E' irrequieta, eppure irresoluta. Bella, ma non sembra curarsene.




Questa Chiara, ragazza di buona famiglia, abituata alle sete e alle gemme, ha tagliato i capelli e ha iniziato a disobbedire: alla sua famiglia, a chi aveva già deciso per lei un destino di agiatezza. Per giunta, come se non bastasse, ha fondato un ordine che ha, come voto fondamentale, quello della povertà.



Poi, ad appena trent'anni, di cui già molti passati in convento, smette di camminare, in preda a una malattia misteriosa. Lei, così avventurosa, coraggiosa, che avrebbe voluto raggiungere le porte dell'Africa e predicare il Verbo, ha obbedito alla chiamata di Gesù, alla regola e al volere di Francesco. Che il suo male sia uno straripamento della rinuncia alla vita?
E così, per scelta e per obbligo, vive le sue giornate tutte uguali, pregando, semi-sdraiata sul suo pagliericcio scomodo, incapace di muovere anche solo un passo.
La Chiara di cui ci parla la Maraini è naturalmente dedita alla preghiera, al cucito, al raccoglimento. Mangia pochissimo, si strugge per Dio. Si strugge nelle veglie all'alba per pregare, nel freddo del chiostro, battendo i denti, crollando per il sonno. Ha scelto una vita di elemosina, ha rinunciato a ogni bene materiale. Ha voluto la mortificazione di sé. Inginocchiata dinanzi alle consorelle lava loro i piedi, bevendo a sorsi l'acqua sporca in segno di totale devozione. Badessa non per scelta, ma per volere di Francesco, solerte e mai imperiosa, accogliente e mai giudicante.
La Chiara di cui ci parla Dacia Maraini è una donna che vive pienamente la libertà della sua vocazione. Non ha voluto, per se stessa, il grigiore di una vita familiare accanto a un uomo non scelto, né lo schema di un monachesimo vissuto secondo le regole di una Chiesa opulenta. Ha voluto Gesù, la cristianità, l'illuminazione di un percorso coerente. E' una Chiara vibrante, questa che trapela anche dalle testimonianze delle sue consorelle, quella che ci viene raccontata in questa sorta di saggio storico.
"Chiara d'Assisi" è un bel libro soprattutto perché non pone domande retoriche e nasce dalla sincera volontà di comprendere un percorso di vita, senza mai giudicarlo.
Le pagine più belle del testo sono quelle della descrizione del quotidiano vissuto da Chiara, tra le mura del convento: un anti-destino fortemente voluto, il suo, costruito con determinazione e intelligenza profonda. Manca, però, il tormento, il dubbio, la caduta che certamente accompagnarono la vita di questa donna. La Santa che lotta contro se stessa, per mutare se stessa, non c'è mai. L'artificio della lettrice, che scrive alla Maraini per stimolare in lei la ricerca sulla vita della Santa, non è, secondo me, ben riuscito perché sa, appunto, di 'artificio'. Insomma, la Maraini non aggiunge né toglie, a quello che sappiamo o possiamo immaginare di Chiara.
Ma si dà al racconto con una sincerità disarmante, utilizzando il suo solito, pungente stile e mostrando autentica passione per il "femminile".

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