Le particelle elementari - Michel Houellebecq






Due righe sul secondo romanzo del grande autore francese, edito in Italia da Bompiani nel 1999. 
Quest'opera, da cui fu tratto un film di successo, lo consacrò definitivamente alla notorietà. Houellebecq fu presto etichettato "scrittore aderente al transumanesimo" (ossia: i limiti dell'umanità si superano attraverso una modificazione 'genetica' dell'uomo, che possa aiutarlo a superare la sua finitezza e meschinità).

Più di un critico ha espresso dei dubbi sulle qualità letterarie di M.H. "Una grande scrittura, costruita sul vuoto di tutto il resto", hanno detto di lui. E, in effetti, il vuoto dell'esistenza è proprio ciò che Houellebcq prova a descrivere in questo romanzo, con risultati sorprendenti. 

Incapacità di amare, dipendenza dal sesso, impossibilità di rifare l'esistente: questi sono i veri protagonisti de 'Le particelle elementari', oltre ai due fratelli, Bruno e Michel. 

Che sono, dopotutto, gli alter-ego dello scrittore. Sessuomane il primo; chiuso al mondo, come una monade, il secondo. Perno della vicenda, anche se sembra restare solo sullo sfondo, una madre edonista e assente, libertina ante litteram, insofferente riguardo ai propri figli. C'è una scena - tremenda - in cui l'erotomane Bruno fa l'amore con una delle sue tante amanti e, per un attimo, rivede sua madre a gambe aperte davanti a un ragazzo. 

Vi è molto di autobiografico in questa storia abbandonica e disperante, se è vero che, in più di un'intervista, lo scrittore ha definito 'cagna' sua madre, che lo aveva abbandonato quando era ancora piccolo. Grande 'nichilista' letterario, Houellebecq affida al freddo Michel, biologo molecolare, l'unica speranza possibile: mutare il genere umano perchè possa avverarsi un miglioramento del destino dell'uomo, strappato - finalmente - alla fredda logica degli ormoni e della riproduzione.

Lo stile è duro, potente e scarnificato, utile a descrivere una civiltà occidentale priva di valori e in piena agonia.
Un romanzo da non perdere.




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