Quando finisce l'amicizia

Grazie a un'amica storica, compagna di tante confidenze da più di trent'anni, ho avuto modo di leggere un articolo che mi ha toccata profondamente. E' la narrazione di un'amicizia e della sua fine; la cronaca - dolorosa assai - di ciò che accade in questi casi. Di quando, cioè, non ci si riconosce più e si prova addirittura rigetto nei confronti di chi si è amati con allegria, trasporto, complicità.
Forse è vero quel che diceva qualcuno: uccidiamo proprio ciò che più amiamo. Si cambia, ci si evolve, o forse no, muta la prospettiva, il desiderio, la visione delle cose. Ed è sempre tremendo, anche - e proprio perchè - non si è stati capaci di dirselo. Ma il peggio viene dopo. Per il passato che ritorna, improvviso, mentre sei intenta a fare altro: memorie sparse, fotografie di viaggi e matte risate, malumori condivisi. Le storie, la vita: gli uomini che passano, che avevi scoperto essere mediocri o che sei destinata a rimpiangere per sempre.
E poi accadono gli sporadici incontri, magari alla cassa del supermercato, in un imbarazzo palpabile, con la volontà di evitare frasi di circostanza, per rispetto alla verità che c'è stata. E invece la frase, scontata, arriva, con quel classico 'tutto bene?' che non vuole nessuna risposta. Arriva perchè non si è più capaci di scendere in profondità, perchè le promesse sono state tradite e non si è stati all'altezza dell' avere cura, del dirsi anche la verità più dolorosa. Chi è a rompere per primo? Il più cinico, quello abituato agli strappi, o solo il più fragile, che teme il distacco come la peste e che, per questo, lo anticipa? Fatto sta che il ramo viene tagliato, che il telefono resta muto, anche se il numero di chi non c'è più lo conosci a memoria.
Si cambia, ma forse non muta l'essenza profonda dell'altro, quella conosciamo anche solo per averla sfiorata: la parte che abbiamo cessato di amare, che non abbiamo mai saputo (veramente) accettare.

Commenti

  1. E' proprio così: è capitato anche a me. Si deve avere il coraggio di dirlo chiaro e tondo, senza mezzi termini. Quando, invece, si tenta di essere accomodanti si finisce solo per risultare noiosi e persino odiosi. Meglio la chiarezza che magari all'inizio fa male che un lento morire...

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  2. Amico caro, ci formiamo attraverso i distacchi, ma i fallimenti restano come cicatrici, se non siamo riusciti a trasformare.

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