"Lacci", di Domenico Starnone

Domenico Starnone, classe 1943, nato a Napoli, non è nuovo a romanzi di grande tensione narrativa, ironici e folgoranti.
'Lacci' (Einaudi, 2014), la sua ultima fatica, è un'opera da non perdere.




Vi si racconta la storia di un uomo che, arrivato alle soglie della vecchiaia, incontra i fantasmi della sua vita e prova ad affrontarli. C'è sempre un elemento che - dietro l'ordine apparente che diamo alle cose - ci rivela  di noi molto di più di quanto crediamo di saperne. E le domande si affastellano: è giusto rinunciare alla propria libertà in cambio della pace della propria coscienza?
Chi abbiamo vicino sa accontentarsi dei nostri sensi di colpa e della nostra riconoscenza?
Per chi agiamo, per noi stessi o per l'altro e, in definitiva, chi stiamo davvero danneggiando?

Sposatosi in giovane età, Aldo divide presto con la moglie un quotidiano fatto di piccole, meschine abitudini: due figli, uno dopo l'altro, la ripetizione costante dei gesti e delle parole, in quella oscura contabilità delle emozioni che spesso diventa il rapporto a due.
In questa soporifera relazione interviene Lidia: gentile, raffinata. Soprattutto, libera,
nuda e abbagliante.
Nasce un amore che lo trasforma in ciò che non ha mai avuto il coraggio di essere.
Un uomo entusiasta, forte, coraggioso, in grado di sovvertire l'ordine delle cose.
Quello che accade dopo è ciò di cui tutti facciamo conoscenza, nella vita: sensi di colpa, sofferenza, ricatto morale.

Qualcuno, insomma, consegnerà il conto, e sarà amaro, anche se non potrà scombinare realmente equilibri sedimentati.

"Non so dire con precisione quando cominciai a temere Vanda. E del resto non me lo sono mai detto in modo così esplicito - io temo Vanda -, è la prima volta che cerco di dare a questo sentimento una grammatica e una sintassi. Ma è difficile. Anche il verbo che ho usato - temere - mi pare inadeguato. Me ne sto servendo per comodità, ma è stretto, lascia fuori molto. Comunque, a voler semplificare, le cose stanno proprio così. Dal 1980 a oggi ho vissuto con una donna che, pur essendo piccola di statura, magrissima, fragile ormai nella sua stessa struttura ossea, sa come levarmi le parole e le forze, sa rendermi vile" (pag. 85).

Dunque chi è Vanda, alla fine? Un romanzo da leggere tutto d'un fiato, crudele, impietoso, che rivela molto della dialettica uomo-donna, e sui lacci che tengono in piedi le relazioni anche quando l'amore - se mai c'è stato - svanisce.


Una bella immagine di Starnone

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