Céline Roucher, il teatro come militanza

Continua la nostra passeggiata artistica con donne che, nella vita, sono attrici, scrittrici, autrici. Per passione e per resistere.


Céline Roucher ci tiene a dirlo: non è - e non vuol essere - una star. La sola idea che si possa confondere la sua formazione di attrice con quanto imposto dal mercato e dai media la fa rabbrividire. L'ho conosciuta in occasione della messa in scena di 'Sehnsucht', lo spettacolo scritto da Marco Cupellari e arrivato anche a Vittoria (Rg), nel bellissimo teatro ottocentesco della città. Lei ha la parte della 'signorina della neve', in una performance commovente, splendida, di cui parlerò in un altro post, prodotta dal Perpetuo Mobile Teatro (http://www.perpetuomobileteatro.eu/#!compagnia/cgq0).


Céline Roucher

"Ho iniziato tra i banchi di scuola, a casa portavo con me, per i miei genitori, l'incanto e il busillis della vita recitata. La possibilità, che sentivo reale, di essere tante persone diverse". Céline ha studiato teatro classico alla scuola Pierre Debauche di Augen, lavorando con la Compagnia Théatre du Jour, diretta da Robert Angebaud, Pierre Debauche, Stéphanie e Francoise Rizac Danell. Ha quindi conseguito un Bachelor in Physical Théatre alla Scuola Teatro Dimitri diVerscio (CH). Collabora come attrice e regista con diverse compagnie francesi e non solo. Nel 2012 ha dato vita al trio vocale Biches Cocottes (vedi foto sotto).




"La mia famiglia mi ha sempre supportata e, da subito, ho potuto ricevere tanti stimoli, fatto teatro amatoriale e di strada, collaborato con diverse compagnie. Nel tempo, oltre alla sfida di impersonare personaggi molto diversi tra di loro, recitare è diventata una vera e propria necessità, per me".

"Dunque il narcisismo ha fatto posto a qualcos'altro?"

"Recitare oggi, per me, vuol dire anche resistere. Anzi, meglio, recitare è un atto politico".

"In che senso?"

"Ho imparato, in qualche modo, che chi recita e calca le tavole di un palco può trasmettere messaggi importanti per la società e per il bene comune. Si tratta di dire qualcosa di essenziale, come la propria militanza per un mondo diverso. Non è una cosa da poco, è un privilegio. Il mio è un teatro di strada, che comunque nasce dal basso, che tiene conto del territorio. A volte sento arrivare forti le mie parole a un pubblico semplice solo in apparenza. Che è duro, ma ascolta veramente, e vuol credere in un mondo in evoluzione, in grado di recuperare valori".

Céline, trent'anni, è nata a Brest, ma vive a Nantes. E' bella, di una bellezza non artefatta. I capelli legati a coda di cavallo, il nasino all'insù, occhi neri e profondi. Difficile resistere al suo insuperabile, dolcissimo accento francese, ai suoi modi fermi e riservati. Ha un'idea di teatro chiara e forte: si muove sul palco con l'imperiosità di un dono.
Ascoltare la sua bella voce non lascia indifferenti.
Questa credo sia, in parte, la militanza di cui mi parlava. Saper arrivare al cuore, prendere posizione, nella bellezza e nell'indignazione.


 

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