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Camilla Terragnoli e il luogotenente in un libro di Luigi Grimaldi

Nella foto, a sinistra, Palazzo Terragnoli, lungo il Corso Garibaldi di Benevento



Chi era Camilla Terragnoli? Da bravo inchiestista, Luigi Grimaldi, classe 1961, si è messo sulle sue tracce.
La fortuna, la bravura e la tenacia lo hanno portato a scovare documenti importanti, sui quali ha imbastito un libro in lingua inglese, che ho avuto il piacere di leggere e che vale la pena recensire. Il titolo è assai intrigante: “‘The Marchesina and the Lieutenant” (Percorsi Editore, pagg.45).
Chiunque abbia visitato Benevento conosce Palazzo Terragnoli, oggi sede della Biblioteca Provinciale. Ubicato lungo Corso Garibaldi ed edificato intorno alla metà del ‘700 da una delle famiglie più influenti della città (i Terragnoli, appunto), divenne proprietà del Comune a causa delle traversie della famiglia, che cadde in miseria.

Siamo nel 1823. Camilla, figlia di Giacomo, era una ragazza irrequieta e il suo incontro con Filippo Sgambella fu probabilmente deciso dal destino. Lei aveva solo sedici anni, lui era stato preso in simpatia dal Marchese, che lo ospitava spesso in casa e si faceva accompagnare in lunghe passeggiate per la città. Sgambella prestava servizio a Benevento in qualità di Tenente dei Carabinieri. Fu un colpo di fulmine, un’attrazione fatale. La figlia del Marchese e l’affascinante militare si innamorarono.
C’era un piccolo particolare, però: lui era sposato in terra inglese e aveva trascurato di dirlo alla ragazza. A notte fonda, presi alcuni gioielli di famiglia e col favore del buio, Camilla e il suo uomo fuggirono, grazie alla complicità di un sottoposto del carabiniere, verso contrada Epitaffio, ai confini della città. La ‘fuitina’si concluse con un rapporto sessuale consumato in carrozza, che avrebbe dovuto costringere i genitori di Camilla ad autorizzare le nozze. Nel percorso che doveva portarli fuori dallo Stato Pontificio, il luogotenente venne invece arrestato e, in tempi brevi, sottoposto a processo davanti al Consiglio di Guerra di Roma per “ratto, prodizione, calunnia, abuso d’ufficio, stupro, ribellione, ordinata strage e poligamia”. C’era da far accapponare la pelle.

Luigi Grimaldi, diversi anni fa, si è imbattuto in un testo di Alfredo Zazo, l’illuminato storico napoletano, nel quale si nominava Camilla e la sua sfortunata vicenda. Purtroppo, non c’erano documenti che avallassero la notizia, ma lui, da bravo giornalista, si è messo sulle tracce dei due amanti scovando qualcosa di straordinario: sul sito della Duke University of Durham , nel Nord Carolina, si nominava un testo rarissimo, riguardante proprio il processo a Sgambella. Forse, dopo la liberazione del ’45, un soldato americano aveva acquistato il testo, donandolo poi alla biblioteca dell’Università. Venuto in possesso delle copie del libro, Luigi ha ricostruito la storia dei due innamorati, appassionandosi alla loro vicenda.
Quale fu la sorte di Camilla, costretta a rifugiarsi a Roma anche per sfuggire alle calunnie dei suoi concittadini, non è dato saperlo. Finì in convento? Dovette maritare un vedovo accondiscendente? Di lei non si seppe più nulla, né ci è pervenuto alcun ritratto. Quel che è certo è che, all'epoca delle indagini, ancora supplicava il suo amante - che era stato tradotto in carcere - di giurarle di "non aver mentito". Davvero riteneva che il suo matrimonio fosse stato annullato, quando l’aveva incontrata e compromessa? Le sue struggenti lettere furono intercettate e depositate dagli avvocati dinanzi alla Suprema Corte. A riprova che non si vede solo ciò che non si vuol vedere.
Luigi Grimaldi, nella foto, è scrittore e giornalista freelance; nato a Benevento, vive in Veneto e collabora, dal 1992, con l’Arena di Verona. Ha dato alle stampe ‘Nessuno salva l’Assessore’, sull’assassinio di Raffaele Delcogliano e Aldo Iermano. Una segnalazione merita Beatrice 'Zeo' Bovo, la giovanissima artista che ha illustrato il testo.

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