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Visualizzazione dei post da 2014

Filomena Grimaldi è 'Controvento'

Mi è piaciuta così tanto l'auto-presentazione di Filomena Grimaldi, in occasione della cena-baratto beneventana organizzata presso la Libreria Masone lo scorso venerdì, che ho voluto riportarla qui sotto. Lei, di mestiere, fa la libraia, e ha occhi che tradiscono una grande determinazione. Ascoltarla, tra i brindisi e il cibo cucinato in allegria, mi ha molto stimolato. Questa ragazza è l'esempio concreto di come ci si possa reinventare, a dispetto di ogni difficoltà, una nuova vita. La sua esperienza è incoraggiante per tutti noi e per i tanti giovani in cerca di un posto nel mondo.


"Mi chiamo Filomena Grimaldi e faccio la libraia. Ho iniziato quando studiavo all’università nel 2000 a Perugia, la prima libreria che mi ha accolta è stata l’Agenzia Einaudi. Si lavorava senza pc, si studiava il catalogo e lo scaffale e i clienti venivano curati uno alla volta. Ancora oggi, dopo tanti anni, quell’esperienza all’Einaudi rappresenta la spina dorsale della libraia che sono ogg…

Cocki

Così, te ne vai.
Guardo le tue belle spalle, la nuca che baciavo quando eri bambino. In quest'amore imperfetto (quello che fa le madri innamorate), ti osservo. Come al solito, per me, il colpo arriva dopo. Quando ormai il treno separa il tuo corpo dal mio e mi manca quel tuo abbraccio così tenero, ultimamente. Da questa sottile sofferenza, da questa malinconia senza contorni, non ho assolutamente riparo. E non mi voglio neppure difendere.
Lungo la strada, mentre torno a casa, ripenso ai volti perduti, alla voce di mia nonna, alla mia infanzia trasognata. Apparentemente non c'entra nulla. E invece so che tento di mischiare tutti i distacchi in uno solo, per darmi la forza di accettare questa tua età adulta, lo sguardo che s'alza al di là del mio. Ti amo, e così ti lascio andare libero nel mondo.
Così, magari, non cercherai una madre in tutte le donne che incontrerai e saprai amare davvero, almeno tu.

Il Santo Natale

Eccolo che arriva, quest'altro Santo Natale, con quel 'santo' in maiuscolo, così stucchevole ed estraneo. O forse solo infantile.
Ancora invidio (si fa per dire) quelli che sanno delegare: e dire che ci ho provato anch' io, ma mai fino in fondo sono stata capace di far dipendere da un sacerdote - o da un amante - la mia serenità. Ricordo gli anni dell'università: io già desideravo la bufera, perchè questa è, in fondo, la mia natura. Una sera d'inverno passai col bus sotto una palazzina e mi trovai a sbirciare, in alto, le finestre iluminate dalle luci calde, immaginando il tepore delle vite degli altri. Quelle che pensavo lineari, normali, fatte di accondiscendenza, del desiderio di piacere a tutti. Vite non irrequiete, dove gli scopi sono giusti, e minimi, e quasi sempre concreti. Dove i malintesi sono sempre molto bene intesi.
Ho visto qualche sera fa l'ultimo film di Woody Allen: il protagonista maschile era infelice, perchè non voleva illusioni e avev…

Palermo, nonostante

A Palermo tutto langue, sospira. La ripresa sembra lontanissima. Il palazzo semi crollato che sorge dinanzi al Comune, nella Piazza della Vergogna, é l'emblema di ciò che ancora la città patisce.










Per capirla, questa Palermo disincantata, occorre abbandonare la zona periferica  o la nuova area residenziale e dirigersi dentro il suo cuore più autentico.
Innanzitutto, Ballarò, in mano agli africani, agli immigrati, territorio di spaccio, prostituzione. Al mattino, il suo mercato ancora resiste. Con le verdure, gli odori, il pesce messo sui banconi, in bella esibizione di sé.
Mi dicono che non ci si trovi più la buona mercanzia di una volta e che manchi la ressa festosa dei tempi andati.
La trappola della grande distribuzione, così poco sana e assai poco certificata, ha colpito anche la Sicilia. Dove perfino a Pachino i pomodori arrivano dalla Tunisia. La Vucciria ritratta da Guttuso non esiste più. Il crollo di una palazzina ha costretto i venditori ambulanti ad evacuare.
La Kalsa…

Esterhazy

C'era un blog che seguivo e che mi emozionava, segnalatomi dal mio amico blogger Pierluigi.
Credo fosse curato da una donna che si nascondeva dietro un nick-name.

A questa blogger - che mi appariva legata a immagini di una certa cultura - mi univa qualcosa che non so decifrare.
Questo è link del suo blog, passato dalla piattaforma splinder a blog-spot quando la prima fu dismessa: http://esterhazy2.blogspot.it/.

Da parecchio non leggo aggiornamenti di stato, nè vengono pubblicati nuovi post. Ma io attendo.

Un uomo senza una donna






... Io so che cosa vuol dire un uomo senza una donna, credere in una, essere di una, eppure non averla, passare anche anni senza che tu sia uomo con una donna, e allora prenderne una che non è la tua ed ecco avere, in una camera d'albergo avere, invece dell'amore, il suo deserto. Questo, tra i deserti, è il più squallido; non di una vita che manca, ma di una vita che non è tale. Avevi sete, e tu puoi bere; l'acqua c'è. Avevi fame e puoi mangiare; il pane c'è.
C'è la fonte, e i palmizi intorno, simile a quello che cercavi. Ma è solo simile alla cosa, non è la cosa.
Che volevi?, io mi dico. Mangio, ed è terra che mangio, non pane. Bevo, ed è terra che bevo.
Rimango chino sul letto che ho davanti; e una volta non mi spogliai nemmeno; fumai tutto il tempo, appoggiato alla spalliera, dinanzi a quel deserto.
L'uomo ricorda la sua sete.



Oh sete!, io penso. Mi sono dissetato, ma ho sete ancora; io non ho che sporcato la mia sete.  E chino sul letto bevo; penso…

'U Magazzeo, l'osteria slow food

Mangiare potrebbe essere un modo per "resistere". Oggi il cibo avvelena chi può, lo sappiamo.





Così mi stupisco sempre quando incontro persone come Alessio Cavoto, che ha trentaquattro anni e un'idea precisa di filiera corta, slow food, sostenibilità.



Nel suo ristorante, a un passo dal centro storico di San Marco dei Cavoti (Bn), 'U MAGAZZEO, offre prodotti di stagione, certificati, e un menù che varia ogni volta, per garantire agli avventori cibo di qualità.

Alessio è un fiume di parole, nel raccontarmi la sua avventura nella ristorazione, iniziata dieci anni fa. Mi dice che ha viaggiato, che ha avuto modo di confrontarsi con altri ambienti, che crede nel cibo sostenibile e non segue le mode, il business.

Sostenibili sono i suoi contatti con i fornitori, coerente è la ricerca culinaria.
"Saper dire di no è diventata la cosa più difficile: il guadagno è la regola, mentre offrire qualità può, in qualche modo, modificare la domanda, ossia la qualità della domanda…

"Il giovane favoloso", di Mario Martone

Per tutta la durata del film vaghiamo inquieti da Recanati fino a Napoli, nel buio dei vicoli, tra i lazzari: con noi,  un 'ragazzo favoloso', accompagnato da Antonio Ranieri, suo alter ego, spalla, sostegno, sempre affianco.

Poi, alla fine del film, siamo sotto le pendici del Vesuvio, quando a Leopardi è chiara la visione di se stesso - e di noi tutti - così minimi e perduti: piante di ginestra, che lottano, s'arrampicano, esplodono al sole.
Un bel film, con qualche ombra e forse non all'altezza di 'Morte di un matematico napoletano', ma l'imperfezione lo rende ancora più struggente. Ricordo alcune frasi di Citati, a proposito di Leopardi, nella biografia che gli dedicò anni fa e che trovai complicata e ostica da leggere, per addetti ai lavori. Ma la descrizione del poeta, fatta da Citati, era da brividi. Quel suo esser capace di far sentire gli altri 'importanti', riflesso della sua grandezza solamente: gentile anche di fronte alle meschinità pi…

Gabriella Maleti

Non riesco ad immaginare dove fu
se non in un campo impreciso di contadini,
a settembre,
come soluzione e principio.

Noi siamo chi rimane, oggi, e osserva.
Dopo aver passato maniche, budelli, interstizi, sepolture,
siamo appassiti cuscini da riposo,
sonnolente cariche,
logori ricercatori di quando e come, e dove avvenne,
ed immaginare i superflui respiri del concepimento:
tutto sommato balle,
mentre pensavano “loro”, per brevi momenti,
d’essere padronilì del tutto,
ed era il niente ripetuto,
riammesso alla luce, alla vita,
poiché vita nasce anche senza volontà di vita.

Immagino “loro” menti valide e invalide,
dalla strampalata cresta di gallo che
ubiqua galleggiava al di qua e al di là del precipizio,
mentre era così facile seguire il senso dell’elementare atto,
che a loro insaputa portò ad un concepimento.

Ora, da grande, sono finalmente un lustrascarpe,
un tignoso apparecchio elettrico,
il sembiante di un portavoce che tira la carretta,
s’inchioda a leggere croci
e senza sapere fi…

"Frantumi": il progetto di Mario Francesco Simeone e Vincenzo D'Argenio

Si può coniugare 'street art' e letteratura, ricerca personale e innovazione, seguendo le impronte di grandi autori come Musil e Céline?
Ci hanno provato Mario Francesco Simeone e Vincenzo D'Argenio. Che, a questa unione di competenze ed esperienze, hanno dato il nome di 'Frantumi'.
Sono giovani e pure assai simpatici e comunicativi, il che non guasta.



'Polvere', 'Vetro' e 'Schegge' sono i titoli della trilogia che vede protagonista un uomo di nome Francesco. Le immagini di copertina si pongono quale riferimento immediato alle storie che si narrano.




Vincenzo D'Argenio usa racconti visivi realizzati con la tecnica dello stencil, 'sorella minore' della serigrafia. Si occupa anche di street art, come dicevamo all'inizio: un fenomeno di massa che riguarda gli artisti urbani. "Un'antitesi all'arte intesa in senso canonico", ci dice, "che fa sua una precisa dichiarazione di intenti. Essere oltre, e…

Il giusto sdegno

Vince chi osserva la realtà, non chi si specchia negli occhi dell'avversario...



"Parlare di un auspicabile incontro (col responsabile della fabbrica di prodotti chimici nella quale aveva lavorato ad Auschwitz) era come cercare un alibi...(...). E' inutile cercare eufemismi, parlare di pudore, ribrezzo. Paura, era la parola. Mi conosco: non posseggo prontezza polemica, l'avversario mi distrae, mi interessa più come uomo che come avversario... lo sdegno e il giusto giudizio mi tornano dopo, sulle scale, quando non serve più".

Primo Levi, a proposito del mancato incontro con uno dei suoi aguzzini, dopo la fine della guerra e della persecuzione anti-semita.

La trattativa, di Sabina Guzzanti: il cinema al servizio della verità

Ci vuole coraggio per sceneggiare, girare e produrre un film come 'La trattativa'.
E serve coraggio anche per vederlo: uscendo dalla sala, dopo due serratissime ore, ero come inebetita.



'Il Giornale' ed altri quotidiani di 'destra', hanno ovviamente screditato la pellicola di Sabina Guzzanti, definendola un "flop".
Su 'Il fatto quotidiano', invece, ci sono - reperibili anche on line , vedi sotto - degli ottimi articoli dedicati a questo film. Infatti qui, più che gli incassi, conta la portata riflessiva dell'opera, per il quale era stato chiesto un contributo ministeriale mai concesso.
Pochissimi i personaggi della politica italiana degli anni '90 - ma molti sono ancora in auge o manovrano dietro le quinte - che ne escono bene.
"Ogni parola della sceneggiatura", ha sottolineato la Guzzanti, "è stata controllata 1670 volte".
Ma c'è chi ha minacciato querele.



Nel film si ribalta il ruolo di Dell'U…

Solo, dunque

" Solo, dunque, finché morte non mi separi.

Questo è il prezzo, suppongo, che si deve pagare a questo mondo per aver voluto essere libero.

E' caro o a buon mercato, mi domando?

Dovrei ridere o piangere?

Chi lo sa!

Ad ogni modo, non me ne sono mai crucciato, finché ero in vita.

E ora è troppo tardi per fare i conti.

Ma forse ci si può domandare se libertà e solitudine non vadano mano nella mano a questo mondo, così come appare, se si vuole rimanere un essere umano".


Bjorn Larsson

Gianni Manusacchio: un Simposio nel tempo della crisi

Esiste ancora un luogo gentile, dove le persone sorridono e c'è verità e rispetto?

Se penso a certi piccoli paesi arroccati, e a scene della mia infanzia, mi rendo conto di quello che abbiamo perduto.
Ma c'è chi non si arrende.

Gianni Manusacchio non è nuovo a progetti di riqualificazione del territorio.
E' una persona poliedrica, attiva, piena di interessi. Soprattutto, crede nel rispetto di certi valori.
Io, di queste persone, amo dire che operano in nome di una 'bellezza resistente'.

In qualità di direttore artistico ha già diretto vari incontri e manifestazioni dedicati al Molise, terra in cui vive e che ama.
Dopo ‘Il Molise non esiste’, titolo provocatorio dato al tour culturale promosso lo scorso anno, stavolta è stato il turno di ‘Non è per cattiveria – la cultura ai tempi della crisi’, Simposio svoltosi a Ripalimosani (CB) il 26 settembre scorso.

L’edizione 2014 è partita in modo informale con la presentazione del progetto sperimentale Qr-code “Ripalimos…

Nina Iadanza, la bellezza e ... i giardini privati

Quando l'arte si muove dal basso per incontrare i suoi fruitori, nessun luogo è più indicato di una dimora privata: soprattutto se la padrona di casa è Nina Iadanza.
"Giardini aperti" è un'iniziativa che vuol promuovere incontri liberi, non istituzionali, diretti, tra chi crea e chi, dalla creazione, può trarre gioia e ispirazione.

Domenica scorsa siamo stati a Cacciano e, seguendo la scia delle piccole fiammelle messe a indicare il tragitto, siamo arrivati nel giardino di Nina, cuore pulsante della sua bellissima casa.
Anche un giardino - o un'abitazione - possono essere opere d'arte. Almeno quando i loro proprietari, attenti ai percorsi che fanno, si mostrano così sensibili alla bellezza (a questo proposito, mi torna alla mente la casa di Rosa Viola, l'amica che produce pasta di grande qualità, 'Spiga Bruna').

L'idea era quella di unire buon cibo fatto in casa - meglio evitare la grande distribuzione -, musica e arte, per condividere…

Rimorsi e rimpianti

"Non v'è dubbio che, in amore, i rimorsi siano da preferire ai rimpianti (...). Il rimorso implica l'aver agito, l'essere stati in grado, ad esempio, di chiudere un rapporto che non funzionava più, per viverne un altro liberamente, ma implica anche il farsi carico di tutte le responsabilità e conseguenze che una simile azione può comportare. I rimorsi affiorano quando ci apriamo alla vita e ai sentimenti senza esitare, quando accettiamo di correre dei rischi, pur di esprimere senza mentire ciò che proviamo. Ma vivere significa anche guardarsi allo specchio e rendersi conto di aver sbagliato tutto (...). Le esperienze possono trasformarsi in fallimenti, rovinose cadute, eppure è più utile e salutare accumulare rimorsi che vivere di rimpianti, di domande del tipo: come sarebbe stato se".
Aldo Carotenuto, 'Il gioco delle passioni', Tascabili Bompiani, 2002

Camilla Terragnoli e il luogotenente in un libro di Luigi Grimaldi

Chi era Camilla Terragnoli? Da bravo inchiestista, Luigi Grimaldi, classe 1961, si è messo sulle sue tracce.
La fortuna, la bravura e la tenacia lo hanno portato a scovare documenti importanti, sui quali ha imbastito un libro in lingua inglese, che ho avuto il piacere di leggere e che vale la pena recensire. Il titolo è assai intrigante: “‘The Marchesina and the Lieutenant” (Percorsi Editore, pagg.45).
Chiunque abbia visitato Benevento conosce Palazzo Terragnoli, oggi sede della Biblioteca Provinciale. Ubicato lungo Corso Garibaldi ed edificato intorno alla metà del ‘700 da una delle famiglie più influenti della città (i Terragnoli, appunto), divenne proprietà del Comune a causa delle traversie della famiglia, che cadde in miseria.

Siamo nel 1823. Camilla, figlia di Giacomo, era una ragazza irrequieta e il suo incontro con Filippo Sgambella fu probabilmente deciso dal destino. Lei aveva solo sedici anni, lui era stato preso in simpatia dal Marchese, che lo ospitava spesso in casa e…

Too young: Francesca Woodman

Aveva solo ventitré anni e diceva di voler preservare 'tutte le cose delicate' che portava dentro di sè.

Sapeva, forse, che il tempo gliele avrebbe sottratte. Che il mercato é bastardo e che rischiava di fagocitare anche lei. Possedeva dei parametri, lasciò scritto. Non era tipa che potesse svendere i propri sogni. Non li svendette, infatti.

Era nata nel 1958. Nel 1981 si suicidò, gettandosi dalla finestra del suo studio: un volo di decine di metri. Lasciò un fratello, due genitori che avevano fatto - e fanno ancora - della propria arte una ragione di vita. Il suicidio ha eternato questa incredibile ragazza. Basta guardare le sue foto per capire il talento 'mostruoso' di cui era dotata. E per comprendere anche le radici di una tragedia, se tragedia fu e non, piuttosto, una liberazione, un modo per eternare il bello.

'Una delle cose che ci mantiene uniti', ha detto il padre della Woodman a proposito del suo matrimonio con la madre di Francesca e di tutto quell…