A proposito di un convegno, e di Sandra Petrignani

Posto di nuovo alcuni appunti presi diversi anni fa ad un convegno a Narni a cui partecipai. Nel rileggerli ho provato tenerezza e mi è venuta in mente quella bella e brava scrittrice che è la Petrignani, di cui lessi 'La scrittrice abita qui', un viaggio nelle case - e nelle vite - delle più grandi autrici di sempre. Questi appunti furono ripresi dal sito di Art'Empori, con qualche strafalcione, un po' di tempo fa, e facevano parte di quel mondo immaginifico e avventuroso che fu per me il mio primo blog sulla piattaforma Splinder, poi dismessa. "Le invitate al convegno parlano, con un fervore quasi religioso, di mondi opposti: gli spostamenti del femminile rispetto al prima, l’alterità col maschio. Molti gli interventi interessanti. Eppure. Non sento alcuna contrapposizione con l’uomo di cui ho imparato a leggere, col tempo, fragilità e contraddizioni. Non siamo meglio, non siamo peggio. Siamo e basta. Altro da me è solo l’estraneo in cui non mi riconosco: Penelope che tesse la sua trama ed attende, per esempio. Non mi è mai piaciuta, non la sopporto. Sin dal mattino, ospiti del convento di Sant’Anna, si è parlato di alterità. E di letteratura di genere. Ci sono femministe napoletane di cui apprezzo il piglio ed il vigore. Certo, la strada ce l’hanno spianata loro. L’hanno spianata a me, per dire che siamo uguali. Ma loro ancora non ci credono. Esiste, una letteratura di genere? Il dolore, il rimpianto, l’amore, hanno davvero un sesso, quando vengono raccontati e diventano parte del racconto del mondo? Il pensiero delle donne è frutto di neuroni implosi, di una diversa cosmogonia? Non sono del tutto d’accordo. Decostruire, piuttosto, un mito: quello dell’eterno femminino, equivalente all’anima negra o al ‘carattere ebraico’. La penso come la De Beauvoir. E’ ora di smetterla. Piuttosto – vagheggio – imparare una reciproca disposizione all’amore. Essere amante – amare il maschio – come aspirazione al divino. Uno sbilanciamento fuori di noi che ci renda libere". (Al convegno era stata invitata, tra gli altri, Sandra Petrignani. Mi piacque subito. Leggevo il suo ultimo libro, "Dolorose considerazioni del cuore’, edito da Nottetempo. Eccone un pezzo: 'Poi se n’è andato. Non si ferma mai a cena. A me piace quando arriva e mi piace quando se ne va. Mi piace camminare sola fra le mie cose, nella penombra serale, nel silenzio che cala con la notte (…) col ricordo di un corpo che voleva il mio. Mi piace la mia vita e sedermi a scrivere senza la presenza di un’altra persona nella stanza accanto. Come fanno a sopportarsi le coppie? Con i loro rituali, gli eterni risentimenti, e tutto in nome di un’illusione, quella del possesso, come se davvero si potesse possedere un altro essere umano al di là del breve affanno dell’orgasmo (…). (…) Questo pensavo dell’amore. Non ero portata per la condivisione, ero portata per le forti emozioni. Chi avrebbe potuto insegnarmi la tenerezza, non ne sapeva nulla, e nulla ne sapevano gli uomini che piacevano a me, così restavo prigioniera dell’impronta affettiva ricevuta nell’infanzia').
Nella foto, Sandra Petrignani

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