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Intervista a Gianni Manusacchio - Il Molise non esiste. Come valorizzare il proprio territorio senza contributi istituzionali.

Gianni Manusacchio nasce a Torino nel 1970. Si diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma, ma la sua passione artistica trova piena forma nel cinema e nel teatro. Dal ‘97 ha prodotto, scritto e diretto diversi corti, reportages e documentari. Ha vinto premi e menzioni speciali e collaborato, tramite il fotografo Settanni, di cui è stato assistente, con Mario Monicelli e Lina Wertmuller. Nel 2005 mette in scena la sua prima regia teatrale con “Delirio a due” di Ionesco e inizia una costante collaborazione come aiuto-regia dell’attore, autore, regista Claudio Carafoli. Nel 2006 ha realizzato un documentario sulla disabilità, prodotto dal Dipartimento V del Comune di Roma, dal titolo “Noi abitiamo qui”, mentre è del 2008 la regia teatrale di “Interrail”, scritto da Massimiliano Bruno. Dal 2010 ad oggi, Gianni è docente di cinematografia presso il Liceo Scientifico del Convitto Nazionale “Mario Pagano” di Campobasso. Il suo impegno per il territorio molisano, dove è cresciuto, si evidenzia nella Mostra-simposio “Il Molise non esiste”, che ha chiuso i battenti nei giorni scorsi. Il suo legame col territorio, nonostante gli anni trascorsi nella capitale,  ci intriga non poco, così abbiamo deciso di rivolgergli alcune domande. D - Romano di adozione ma molisano nel cuore. Come mai? R - Da quasi vent'anni mi sento uno degli ambasciatori della mia terra d'origine, nel senso che i disegni, i dipinti, i cortometraggi e i lavori che ho realizzato si sono principalmente occupati di Ripalimosani e del Molise. Con le mie opere ho partecipato a mostre e festival nazionali e internazionali e gli ultimi due documentari che ho ideato, prodotto e diretto, sono arrivati nelle case di tanti molisani e anche all'estero. La Mostra-simposio "Il Molise non esiste" è una mia creazione e nasce dalla precisa volontà di continuare a guardare oltre: protagonista, una terra straordinaria e, purtroppo, sconosciuta agli stessi abitanti del luogo. Pur avendo vissuto a Roma per vent'anni, posso dirti che il mio non è stato un ritorno alle origini perché, in tutto questo tempo, ho sempre frequentato il Molise, sia per impegni che per puro piacere. L'esperienza romana mi è servita per confrontarmi con persone di altro profilo professionale e umano e soprattutto per aprire i miei orizzonti, scrollandomi di dosso il provincialismo". D – Come mai hai dato un titolo così provocatorio all'ultima Mostra-simposio: il Molise non esiste...? R - Volevo dimostrare l'esatto contrario, soprattutto ai miei conterranei. Perché ci vuole consapevolezza della propria identità, quella che viene dal territorio di origine; volevo che il Molise salisse alla ribalta dapprima nel panorama nazionale e poi in quello internazionale. Da anni sostengo che l'unione fa la forza, a maggior ragione in una Regione appena cinquantenne, animata da troppi personalismi inutili e fallimentari. L'evento non ha fatto altro che presentare le diverse realtà culturali della mia terra. Una mia amica, ex professoressa di Storia dell'arte, Giulia Severino, in una mail di oggi mi ha scritto "Conoscerci significa conoscere il Molise e, con esso, tutti gli attori che lavorano intorno al mondo del turismo e del patrimonio culturale, a qualsiasi titolo." Ecco questo è il risultato della mia politica culturale. Vorrei far diventare Ripalimosani una cellula tipo del turismo di qualità, consapevole che ci vorrà del tempo. Ripa e il Molise sono adatte come e quanto le altre regioni d'Italia ad accogliere turisti, purché si parli di turismo consapevole. Basta con i complessi di inferiorità. 
D - Come nasce l'idea di questa Mostra-simposio? R-  Nasce nel 2012, dopo la realizzazione del documentario sulla feste delle feste di Ripalimosani: quella delle Quercigliole. A idearla siamo stati io e mia moglie Catia, l'intellettuale di casa, come spesso ripeto. Dopo il successo dello scorso anno non ci siamo fermati, desiderando farne l'appuntamento culturale di ogni fine settembre. Lo scorso anno l'evento ha richiamato all'incirca 800 persone, numero che è stato superato quest'anno di duecento unità, anche grazie alla presenza di 250 tra bambini, ragazzi ed adolescenti di Ripa, Montagano e Campobasso. Ho guidato questi studenti attraverso le vicende storiche e i monumenti più importanti del luogo. La scelta della location, gli ospiti speciali ed il programma nutrito e di qualità, costituito da teatro, cinema e musica, vogliono fare di questo evento, come ho già detto e come voglio sottolineare, un momento di consapevole recupero del territorio. Questa edizione è stata supportata da molti privati e da nessun partner istituzionale: questo  per nostra scelta, perché si possa dimostrare che ce la si può fare anche da soli. La soddisfazione maggiore è stata vedere negli sguardi degli studenti, grandi e piccini, una meraviglia e uno stupore nello scoprire che, anche in un paesino piccolo e apparentemente insignificante come Ripa, si possa celare tanta bellezza e mistero. D - Dunque recupero del territorio, riscoperta dei valori ad esso connessi, valorizzazione della filiera corta... R - Io credo che, in un momento storico come questo, occorra ripartire dal piccolo per poter ricostruire, mattone dopo mattone, il nostro Paese. Siamo nell'era della decadenza culturale, elemento che è alla base della crisi economica ed esistenziale che stiamo vivendo. Nonostante ciò, sono ottimista e credo fortemente nelle potenzialità e nell'intelligenza della mia gente e non solo. Noi italiani siamo i detentori del 40% del patrimonio artistico mondiale e credo che sia arrivato il momento di crederci veramente. Mi auguro presto che anche il Molise possa accogliere un turismo a misura di regione, migliorando la qualità della vita di molti di noi.
Tullia Bartolini

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