Amen

(...)"Nel mezzo cinquant’anni di vita insieme, tra successi, momenti d’incertezza e depressione, tra le bestemmie di Fellini e la devozione religiosa della Masina “tutta casa e chiesa”. Il difetto più grande di Federico, semmai, Giulietta l’ha digerito in silenzio. Il regista di Amarcord non sapeva stare lontano dalle donne, quelle femmine giunoniche che amava rappresentare sul grande schermo, così lontane dalla figura esile di sua moglie. Per trentasei anni tra i due sposi ci fu la presenza costante, poco ingombrante e mai dichiarata, della farmacista Anna Giovannini, dal maestro ribattezzata Paciocca. Non fu l’unica, probabilmente, ma delle altre non si disse mai nulla pubblicamente sino alla morte di Giulietta. Donne belle, bellissime, ma che furono con Fellini solo il tempo di un bacio o di una notte, che non avrebbero mai potuto sostituire la “sua” Giulietta: «Il nostro primo incontro io non me lo ricordo, perché in realtà io sono nato il giorno in cui ho visto Giulietta per la prima volta». La musa che ha ispirato i suoi capolavori e a cui, davanti a una platea in standing ovation che lo applaude, da vero marito devoto dedicherà l’Oscar alla carriera nel 1993, sorridendole dal palco e urlandole: «Giulietta please stop crying!». (Il brano è tratto da un bell'articolo di Paola D'Antuono). L'ho letto e mi è venuto da pensare all'eterna storia: ci sono uomini che hanno bisogno delle madri e madri che fanno, dei loro uomini, i propri figli. Amen.

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