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Francesco, di Mario Bertin

"Passava da un estremo all'estremo opposto. C'erano giorni che bruciavano nell'estasi (...). Una fiamma in cui pareva volersi liberare, come di un peso, di tutto. E giorni in cui precipitava in uno stato di isolamento stupefatto, tagliato fuori dall'animazione del mondo consueto. Correva ancora alla preghiera, ma disperatamente (...). E, infine, ce n'erano altri di giorni,simili a quelli di sempre, simili a quelli di un tempo, quando la vita con le sue occupazioni e i suoi deliri lo travolgeva e lo ubriacava, colmandolo di serenità e spensieratezza. Mai la sua vita era stata così libera, o forse così vuota, e mai i suoi sentimenti erano tanto dipesi dagli atteggiamenti degli altri. Un perdente: ecco come appariva. Doveva spezzare l'incanto, e riprendere in mano il suo destino. Ricominciare a tessere il disegno della sua avventura. Doveva scegliere. Solo così avrebbe ritrovato il senso perduto, la direzione al suo disorientato vagare".

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A Vanni mi lega una lunga amicizia, basata su interessi comuni, empatia, stima immutata. È un musicista eclettico, una persona misurata e intelligente a cui voglio un gran bene. Abbiamo messo in piedi, assieme, spettacoli multisensoriali e sperimentato percorsi artistici innovativi. Per un lungo periodo abbiamo fatto coppia fissa in progetti dedicati al teatro e alla commistione tra immagini, suoni e parole.
Ho voluto dedicargli un'intervista che meditavo da tempo e che ha a che fare con il percorso che lo riguarda, quello fatto finora ma anche i progetti futuri, e con la libertà che il cammino creativo richiede.

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La comunista (Francesca Spada)

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