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Viva la libertà

“Viva la libertà”, di Roberto Andò, è un film profetico che consiglio a tutti di andare a vedere. Narra la storia di un uomo di potere, il segretario del principale partito di opposizione, Enrico Oliveri - interpretato da Toni Servillo -, che sparisce nel nulla, abbandonando la poltrona. Viene in mente il gesto clamoroso del Papa, che il film sembra anticipare. Un gesto di sconfitta? Un grido di allarme? Una strategia? L'onorevole Oliveri fugge a Parigi da una sua antica fiamma, senza avvertire neppure i suoi più stretti collaboratori. "La rinuncia al potere", dice Roberto Andò, "può diventare un'operazione di risoluzione. Si riscoprono così gli 'eroi della ritirata', abili perché in una battaglia la ritirata è molto più difficile delle azioni di attacco". Ed è proprio sul gesto di rinuncia che si sviluppa la trama del film. Da un lato il potente leader di partito, cinico e stanco; dall'altro il fratello gemello, sempre interpretato da Servillo, che si è nascosto al mondo da filosofo folle qual è, e che si offre di sostituirlo al potere, almeno fin quando è possibile. Una pazzia che oggi servirebbe a chi governa per cambiare le cose, per rivoluzionare il sistema. O che, quanto meno, sarebbe utile a noi elettori per ridare speranza alle generazioni future. Nel film si incontrano genio cinematografico e bluff: chi è Giovanni, chi è Enrico? Non solo per i suoi elettori, ma anche per noi del pubblico. La chiave di lettura della pellicola è forse in ciò che Giovanni dice a un giornalista: 'mio fratello ha sempre avuto difficoltà ad essere se stesso'. E se l'onorevole avesse vestito i panni del fratello folle per dire la verità ai suoi elettori e cambiare le carte in tavola?

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